C’è un malinteso che fa perdere tempo (e risultati) a milioni di persone: pensare che l’intelligenza artificiale “capisca da sola” cosa vuoi. Non è così. L’AI non legge nel pensiero: legge il tuo prompt, cioè le istruzioni che le dai. E come per ogni strumento potente, la differenza tra un risultato mediocre e uno straordinario non è nello strumento — è in chi lo guida. Imparare a scrivere buoni prompt è la competenza più redditizia del momento. Questa guida ti porta da zero a “so quello che faccio”. Lunga, completa, senza fronzoli. Mettiti comodo.
Cos’è il prompt engineering (in parole umane)
Il prompt engineering è l’arte e la tecnica di scrivere istruzioni efficaci per un’intelligenza artificiale, in modo da ottenere esattamente il risultato che vuoi. Il “prompt” è semplicemente quello che scrivi nella chat: una domanda, un comando, una richiesta.
Il nome suona tecnico, ma non lo è. Non serve saper programmare. Serve saper comunicare con chiarezza — la stessa abilità che useresti per spiegare un compito a un collaboratore molto bravo ma alle prime armi, che non conosce te, la tua attività né cosa hai in testa. Più sei chiaro, più il risultato è buono. Punto.
Come “ragiona” un’AI (e perché il prompt cambia tutto)
Per scrivere buoni prompt aiuta capire, a grandi linee, cosa succede dall’altra parte. Un modello linguistico come ChatGPT o Claude, in fondo, fa una cosa sola: prevede la parola più probabile che viene dopo, una dopo l’altra, basandosi su tutto ciò che ha letto durante l’addestramento e su quello che gli hai scritto tu.
Due conseguenze enormi:
- Il contesto è tutto. Il modello non “sa” nulla di te se non glielo dici. Ogni informazione che aggiungi restringe il campo e indirizza la risposta verso ciò che vuoi davvero.
- L’ambiguità è il nemico. Se la tua richiesta può essere interpretata in dieci modi, l’AI ne sceglierà uno (di solito il più generico). Togliere ambiguità significa guidare la previsione.
Ecco perché lo stesso strumento, in mani diverse, dà risultati lontani anni luce. Non è magia: è comunicazione.
«Un’AI non è brava o scarsa in assoluto: risponde bene quanto sai chiedere. Il prompt è il tuo modo di dirigere, e tu sei il regista.»
L’anatomia di un prompt che funziona: il metodo RICETTA
Un grande prompt non è lungo a caso: è completo. Ha degli ingredienti precisi. Per ricordarli tutti, usa una parola che in Romagna sappiamo apprezzare — RICETTA. Sette ingredienti per il prompt perfetto:
- R — Ruolo. Di’ all’AI chi deve essere. “Sei un copywriter esperto di ristorazione.” Indossare un ruolo attiva il registro giusto.
- I — Istruzione. Il compito preciso, con un verbo d’azione chiaro: scrivi, riassumi, elenca, traduci, correggi, confronta. Una richiesta, non dieci.
- C — Contesto. Le informazioni di sfondo: chi sei, il prodotto, la situazione, l’obiettivo. È ciò che trasforma una risposta generica in una su misura.
- E — Esempi. Mostra com’è fatto bene. Anche un solo esempio (“scrivi così”) cambia radicalmente la qualità. È la tecnica più sottovalutata di tutte.
- T — Tono e audience. Per chi è il testo e con quale voce. “Tono caldo e diretto, per imprenditori che hanno poco tempo.”
- T — Traguardo (formato). Come dev’essere l’output: lunghezza, struttura, lista, tabella, JSON, numero di varianti. Se non lo dici, decide lui.
- A — Affina. Non accontentarti della prima risposta. Correggi, chiedi varianti, fai domande. Il prompt engineering è un dialogo, non un colpo solo.
Un esempio epico: prima e dopo
Guarda la differenza che fa la RICETTA su un compito banale.
Prompt mediocre:
“Scrivimi un post per i social sul mio ristorante.”
Risultato: un post generico, tiepido, che potrebbe essere di chiunque. L’AI ha riempito i buchi a caso, perché gliel’hai chiesto tu.
Prompt con la RICETTA:
“Sei un social media manager esperto di ristorazione locale (Ruolo). Scrivi un post Instagram (Istruzione) per la mia trattoria romagnola ‘Da Maria’ a Imola, specializzata in piadina e cappelletti fatti a mano; questa settimana lancio il menù di primavera (Contesto). Tono caldo, familiare e un po’ ironico, come parlerei ai miei clienti affezionati; pubblico: famiglie e coppie della zona, 25-45 anni (Tono e audience). Massimo 120 parole, gancio forte nella prima riga, 3 emoji, una call-to-action per prenotare e 5 hashtag locali (Traguardo/formato). Stile come questo mio post che ha funzionato: ‘[incolli un tuo post]’ (Esempio). Dammene 3 versioni diverse (Affina).”
Risultato: tre post pronti, nel tuo stile, per il tuo pubblico, con la struttura giusta. Stesso strumento, mondo diverso. Questo è il prompt engineering.
Le tecniche fondamentali (da usare sempre)
1. Sii specifico (l’ossessione numero uno)
“Scrivi un’email di vendita” è vago. “Scrivi un’email di 150 parole per riattivare clienti che non comprano da 6 mesi, con un’offerta a tempo e un solo invito all’azione” è un ordine che l’AI può eseguire. La specificità è il 50% del lavoro.
2. Assegna un ruolo
“Sei un esperto di SEO”, “agisci come un commercialista”, “sei un insegnante di terza media”: il ruolo orienta il vocabolario, il livello di dettaglio e il punto di vista. È un interruttore potentissimo e gratis.
3. Dai contesto, tanto contesto
Chi sei, cosa vendi, a chi, qual è l’obiettivo, cosa hai già provato. Sembra superfluo: è oro. Il contesto è la differenza tra una risposta “da manuale” e una che sembra scritta da qualcuno che ti conosce.
4. Specifica il formato
Vuoi una lista? Una tabella? Un testo da 200 parole? Tre titoli tra cui scegliere? Codice JSON? Dillo. “Rispondi con una tabella a due colonne” ti fa risparmiare dieci minuti di copia-incolla.
5. Mostra un esempio (few-shot)
Dare uno o più esempi del risultato desiderato si chiama few-shot prompting ed è quasi un imbroglio, tanto funziona. “Ecco tre titoli che mi piacciono: […]. Scrivimene altri dieci nello stesso stile.” L’AI capirà il pattern al volo.
6. Usa i delimitatori
Quando incolli un testo da elaborare, separalo chiaramente dalle istruzioni: virgolette, trattini, o “TESTO: …”. Eviti che l’AI confonda le tue istruzioni con il materiale da lavorare.
7. Di’ cosa vuoi, non (solo) cosa non vuoi
“Non essere troppo formale” funziona poco. “Usa un tono colloquiale, frasi brevi e dai del tu” funziona molto. Le istruzioni positive sono più facili da seguire delle negazioni.
Le tecniche avanzate (per fare il salto di qualità)
Catena di pensiero (“ragiona passo passo”)
Per compiti che richiedono logica, calcolo o più passaggi, chiedi esplicitamente: “ragiona passo dopo passo prima di darmi la risposta”. Costringere il modello a esplicitare il ragionamento riduce gli errori in modo sorprendente.
Scomposizione e concatenazione (prompt chaining)
Un compito enorme dato tutto insieme produce risposte mediocri. Spezzalo. Prima chiedi un’analisi, poi una struttura, poi la stesura, poi la revisione — ogni passo un prompt. È come una catena di montaggio: ogni stazione fa una cosa, e la fa bene.
Chiedi più opzioni
“Dammi 5 versioni diverse, con angoli diversi.” Generare alternative e poi scegliere (o chiedere all’AI di combinare le migliori) è quasi sempre superiore al “fammene una”.
Fagli criticare sé stesso (riflessione)
Una mossa da professionisti: dopo la prima risposta, scrivi “rileggi quello che hai scritto, trovaci i 3 punti deboli e riscrivilo migliorandoli”. L’AI è spesso un ottimo editor di sé stessa, se glielo chiedi.
Fatti aiutare a scrivere il prompt (meta-prompting)
Non sai come impostare la richiesta? Chiediglielo: “Voglio ottenere X. Quali informazioni ti servono da me per darmi il miglior risultato possibile? Fammi le domande.” L’AI ti guiderà a costruire il prompt perfetto.
Ancora i dati (grounding) per non far inventare
I modelli a volte “allucinano”, cioè inventano con sicurezza. Il rimedio migliore è dare loro il materiale: “Basandoti SOLO sul testo che ti incollo, rispondi…”. Più lavorano su dati che fornisci tu, meno spazio hanno per inventare.
Output strutturato
Se ti serve un risultato pulito e riutilizzabile, chiedi un formato rigido: una tabella, un elenco puntato, o persino del codice JSON con campi precisi. Utilissimo quando vuoi incollare il risultato altrove senza ritocchi.
Gli errori più comuni (che fanno quasi tutti)
- Prompt vaghi. “Aiutami col marketing” non porta da nessuna parte. Restringi.
- Dieci richieste in una. Una cosa per volta: l’AI si confonde come chiunque.
- Dare per scontato il contesto. Lei non sa nulla di te finché non glielo dici.
- Accontentarsi della prima risposta. Le prime bozze servono a capire la direzione, non a chiudere.
- Non dare esempi. Mostrare batte spiegare, sempre.
- Fidarsi a occhi chiusi. Verifica sempre fatti, numeri e citazioni: l’AI è un assistente brillante, non un oracolo.
Prompt engineering per il marketing (casi concreti)
Ecco dove tutto questo diventa fatturato e tempo risparmiato, soprattutto per una piccola attività:
- Idee di contenuti: “Dammi 20 idee di post per un’enoteca di Imola, divise per stagione.” Mai più foglio bianco.
- Bozze (non testi finali): email, descrizioni prodotto, risposte alle recensioni. Tu rifinisci, l’AI parte.
- Riscrivere e adattare: “Trasforma questo testo formale in un post Instagram colloquiale di 100 parole.”
- Analisi e sintesi: “Riassumi questi 30 feedback dei clienti nei 5 temi principali.”
- Brainstorming strategico: “Fai l’avvocato del diavolo su questa mia idea di promo e dimmi 5 rischi.”
La regola d’oro: l’AI è un moltiplicatore, non un sostituto. Moltiplica chi già sa cosa vuole dire; non salva chi non ha nulla da dire. Per questo conta ancora la strategia, e conta la persona che guida lo strumento. (Se vuoi capire meglio l’ecosistema AI, leggi anche la nostra guida a Claude e ai suoi strumenti.)
La mentalità giusta: tu sei il regista
Il segreto finale non è una tecnica, è un modo di pensare. Smetti di vedere l’AI come un distributore automatico (“inserisci richiesta, ritira risposta”) e inizia a vederla come un dialogo con un collaboratore velocissimo. Tu sei il regista: dai la visione, correggi, chiedi un’altra ripresa, unisci le parti migliori. La prima risposta è l’inizio della conversazione, non la fine. Chi ottiene risultati epici dall’AI non scrive prompt perfetti al primo colpo: itera meglio degli altri.
La cassetta degli attrezzi: 6 prompt-template pronti da copiare
Qui passiamo dalla teoria alla pratica. Copia questi schemi, sostituisci le parti tra [parentesi] con le tue informazioni e sei a metà dell’opera. Sono costruiti tutti sul metodo RICETTA.
1. Post per i social
Scrivi un post [Instagram/Facebook] per [attività + città], che [obiettivo: lancio, promo, racconto].
Tono [es. caldo e ironico]; pubblico: [chi]. Max [n] parole, gancio nella prima riga, [n] emoji, una call-to-action e [n] hashtag locali.
Stile come questo esempio: “[un tuo post che ha funzionato]”. Dammene 3 versioni diverse.
2. Email a un cliente
Obiettivo: [riattivarli con un’offerta / annunciare una novità]. Un solo invito all’azione: [azione].
Tono [amichevole e diretto], niente forzature. Dammi 3 oggetti diversi e il corpo dell’email.
3. Descrizione di un prodotto/servizio
Scrivi la descrizione di [prodotto], per [pubblico]. Punti di forza: [elenca 3-4 benefici, non solo caratteristiche].
Tono [es. elegante e concreto]. Lunghezza [n] parole, struttura: un gancio + benefici + una frase finale che invoglia.
4. Idee e brainstorming (mai più foglio bianco)
Dammi [20] idee di [post / articoli / video] per [attività], divise per [stagione / tema / fase del cliente].
Per ognuna: un titolo accattivante e una riga sul perché funziona. Niente idee banali o già viste.
5. Riassumere e analizzare
Rispondi con un elenco puntato, dal più importante al meno.
TESTO: “””[incolla qui recensioni, feedback, un documento…]”””
6. Il “jolly”: fatti scrivere il prompt
Prima di rispondere, fammi tutte le domande che ti servono per darmi il miglior risultato possibile.
Poi, con le mie risposte, costruisci il prompt perfetto e mostramelo.
Quest’ultimo è il più potente di tutti: invece di indovinare, lasci che sia l’AI a guidarti verso la richiesta giusta.
I “comandi nascosti”: i parametri che cambiano le risposte
Oltre alle parole del prompt, ci sono delle leve che influenzano come l’AI risponde. Non in tutte le interfacce si toccano, ma conoscerle ti rende molto più consapevole.
- La temperatura (creatività). Immaginala come una manopola: bassa = risposte precise, prudenti, ripetibili (perfetta per dati, sintesi, codice); alta = risposte più varie e creative (perfetta per idee, naming, brainstorming). Quando un’interfaccia ti fa scegliere tra “preciso” e “creativo”, stai regolando questo.
- La finestra di contesto (la memoria). È quanta conversazione l’AI riesce a “tenere in testa” contemporaneamente. Nelle chat molto lunghe può perdere il filo o dimenticare l’inizio: se succede, riparti da capo o riassumile tu i punti chiave.
- Le istruzioni permanenti (system prompt). Molti strumenti permettono di impostare istruzioni fisse — chi sei, come vuoi che ti risponda, il tono — valide per tutte le conversazioni. Usarle ti evita di ripetere il contesto ogni volta: imposta una volta, risparmia per sempre.
- Gli strumenti e le modalità. Alcuni modelli possono cercare sul web (per dati aggiornati), ragionare più a lungo sui problemi difficili, o leggere file e immagini che carichi. Sapere quali “superpoteri” ha il tuo strumento cambia ciò che puoi chiedergli: per una notizia di oggi, ad esempio, serve la ricerca web attiva, altrimenti rischi una risposta vecchia o inventata.
Quale AI scegliere? ChatGPT, Claude, Gemini e gli altri
La domanda da un milione. La risposta onesta: non esiste “il migliore” in assoluto, esiste il migliore per quel compito, e la classifica cambia di continuo. I principali oggi sono ChatGPT (OpenAI), Claude (Anthropic) e Gemini (Google), affiancati da altri modelli in rapida crescita.
Tre consigli pratici che durano nel tempo:
- Prova lo stesso prompt su due o tre modelli. Sullo stesso compito danno spesso risultati diversi: tieni quello che ti convince di più. È gratis e istruttivo.
- Usa sempre la versione più capace che hai. I modelli “di punta” costano un po’ di più ma la differenza di qualità, su lavori seri, si sente eccome. Per giocare va bene il gratuito; per produrre, investi sul migliore.
- Le tecniche di questa guida valgono per tutti. La RICETTA, gli esempi, la catena di pensiero, il grounding: funzionano identici su qualsiasi modello. Imparare a fare buoni prompt è un investimento che non scade quando esce il modello nuovo.
La checklist del prompt perfetto
Prima di premere invio su una richiesta importante, passa in rassegna questi punti. Se rispondi “sì” a tutti, sei a posto.
- Ho detto all’AI che ruolo deve avere?
- L’istruzione è una sola, chiara, con un verbo d’azione?
- Ho dato abbastanza contesto (chi sono, cosa vendo, a chi, l’obiettivo)?
- Ho incluso almeno un esempio di com’è fatto bene?
- Ho specificato tono e pubblico?
- Ho detto che formato voglio (lunghezza, lista, tabella, quante versioni)?
- Sono pronto ad affinare la risposta invece di accontentarmi della prima?
- La RICETTA è il tuo scheletro: ruolo, istruzione, contesto, esempi, tono, traguardo. Se un prompt non funziona, quasi sempre manca uno di questi ingredienti.
- La specificità batte tutto: più dettagli utili dai, migliore è la risposta. Il vago produce risposte vaghe.
- Non fermarti alla prima risposta: affina, correggi, chiedi varianti. Il dialogo è parte del metodo, non un ripiego.
- Ancora i dati: quando servono fatti e numeri, dai tu il materiale e verifica sempre. Così eviti che l’AI inventi.
Come applicare il prompt engineering al tuo lavoro
Il prompt engineering non è una moda passeggera né roba da nerd: è la nuova alfabetizzazione. Saper chiedere bene a un’intelligenza artificiale è già oggi una di quelle competenze che dividono chi va veloce da chi resta indietro. E la buona notizia è che si impara, come una ricetta: ruolo, istruzione, contesto, esempi, tono, traguardo, e tanta voglia di affinare. Prova, sbaglia, correggi. La prossima volta che apri una chat con l’AI, ricordati la RICETTA — e vedrai la differenza. E se vuoi che questa competenza lavori davvero per la tua attività, dai un’occhiata ai nostri servizi di marketing, scopri come uniamo AI e creatività nel video, oppure scrivici due righe: partiamo dal tuo obiettivo e costruiamo i prompt giusti insieme. E zò!
Domande frequenti sul prompt engineering
Cos’è il prompt engineering in parole semplici?
È l’arte di scrivere istruzioni chiare ed efficaci per un’intelligenza artificiale, in modo da ottenere il risultato che vuoi. Non serve programmare: serve saper comunicare con precisione.
Devo saper programmare per fare prompt engineering?
No. È più vicino allo scrivere una buona consegna a un collaboratore che al codice. La competenza chiave è la chiarezza, non la tecnica informatica.
Qual è il segreto di un buon prompt?
La completezza: dare ruolo, istruzione precisa, contesto, esempi, tono e audience, formato dell’output — e poi affinare il risultato con il dialogo. È il metodo che noi riassumiamo nella parola RICETTA.
Perché l’AI a volte sbaglia o inventa?
Perché prevede le parole più probabili e, senza dati precisi, può “allucinare”. Il rimedio è darle il materiale su cui lavorare e verificare sempre fatti, numeri e citazioni.
Marketing (anche con l’AI) a Imola
Usiamo l’AI come moltiplicatore, con la strategia giusta dietro. Parliamone.