Settimana da segnare in agenda, questa. Dal 17 al 23 luglio 2026 l’intelligenza artificiale ha fatto due cose insieme: è diventata più economica e più regolata. Google ha sfornato tre modelli in un colpo solo abbassando i prezzi, Anthropic ha inventato un modo per insegnare a Claude il tuo lavoro semplicemente registrandoti mentre lo fai, OpenAI ha aperto un programma dedicato alle piccole imprese, e Bruxelles ha messo nero su bianco le regole di trasparenza che scattano fra pochi giorni.

Noi di Marketing Romagnolo l’AI la usiamo tutti i giorni, sul serio, per lavorare meglio per i clienti. E ogni venerdì ti raccontiamo cosa è successo in parole semplici, con la parte che conta davvero: cosa cambia per te che hai un’azienda, una bottega, uno studio. Mettiti comodo, che c’è roba buona.

3
nuovi modelli Gemini lanciati da Google in un solo giorno (21 luglio)
2 ago
la data in cui scattano gli obblighi di trasparenza dell’AI Act europeo
10 mln
gli utenti di ChatGPT Work e Codex dichiarati da OpenAI
17%
i token in meno consumati da Gemini 3.6 Flash rispetto alla versione precedente

🤖 Google lancia tre modelli in un giorno (e spende meno chi li usa)

Martedì 21 luglio Google ha annunciato sul blog ufficiale tre modelli nuovi della famiglia Gemini. Il protagonista è Gemini 3.6 Flash, quello che in Google chiamano “il cavallo da tiro”: non il modello più potente in assoluto, ma quello che fa il grosso del lavoro quotidiano — rispondere, scrivere, leggere documenti, ragionare su testi e immagini.

La notizia interessante non è il numero di versione, è il conto. Gemini 3.6 Flash costa 1,50 dollari per milione di token in ingresso e 7,50 per milione in uscita: prima la parte in uscita costava 9 dollari. E, cosa ancora più concreta, consuma circa il 17% di token in meno rispetto al modello che sostituisce, perché arriva al risultato con meno passaggi e meno chiamate agli strumenti esterni. Tradotto: paghi meno per token e ne consumi meno. Doppio sconto.

Insieme a lui sono arrivati Gemini 3.5 Flash-Lite (0,30 dollari in ingresso e 2,50 in uscita per milione di token: la versione economica per lavori ad alto volume, tipo classificare migliaia di email o etichettare un catalogo) e Gemini 3.5 Flash Cyber, un modello specializzato in sicurezza informatica che Google non rilascia a tutti: è riservato a governi e partner selezionati, dentro un programma pilota. Un altro segnale che i modelli “che sanno trovare le falle” stanno diventando materiale controllato.

Un dettaglio che nessuno racconta ma che nella pratica conta parecchio: la conoscenza del mondo di Gemini 3.6 Flash arriva a marzo 2026, mentre il modello precedente si fermava a gennaio 2025. Più di un anno di aggiornamento in un colpo solo. Significa che se gli chiedi di un tema recente ha molte più probabilità di non prendere una cantonata.

Sullo sfondo, due cose non dette a voce alta: Gemini 3.5 Pro, il modello di punta, continua a non uscire ed è ancora in test con partner selezionati (“appena è pronto”, dicono da Mountain View). E allo stesso tempo Google annuncia di aver già avviato la sessione di addestramento più ambiziosa di sempre per Gemini 4. Insomma: mentre il fiore all’occhiello tarda, la macchina dietro non si ferma un secondo.

Cosa significa per te

Se usi Gemini dentro l’app, dentro la Ricerca Google o dentro qualche strumento aziendale, il modello è cambiato sotto i tuoi piedi senza che tu facessi nulla: risposte più aggiornate, meno giri a vuoto. Se invece hai (o stai facendo costruire) un’automazione che chiama l’AI via API — un assistente che risponde ai preventivi, un sistema che smista le richieste, un generatore di descrizioni prodotto — questa è la settimana giusta per far rifare i conti al tuo sviluppatore. Un taglio del prezzo unito a un consumo minore può ridurre la bolletta mensile in modo tangibile, a parità di risultato. E la versione Flash-Lite apre la porta a lavori che prima non stavano in piedi economicamente: pensa a far riscrivere in modo decente tutte le schede prodotto di un e-commerce da mille referenze.

🧠 Anthropic: insegni a Claude registrando lo schermo

Sempre il 21 luglio, Anthropic ha rilasciato dentro Claude Cowork una funzione che si chiama “Record a skill” — registra una competenza. Il meccanismo è disarmante nella sua semplicità: apri il menu “+” nell’app desktop di Claude, avvii la registrazione, fai il lavoro come lo faresti normalmente e racconti a voce cosa stai facendo. Claude guarda lo schermo, i clic, quello che digiti, ascolta la tua spiegazione, e da quella dimostrazione ricava una procedura riutilizzabile.

La volta dopo che devi fare quel lavoro, non lo rifai e non lo rispieghi: richiami la competenza salvata e Claude la esegue. La funzione è disponibile per gli utenti dei piani Pro, Max e Team.

Perché è una notizia più grossa di quanto sembri? Perché ribalta il problema che ha bloccato metà delle aziende sulla soglia dell’AI. Fino a ieri, per far fare qualcosa a un assistente artificiale dovevi saperlo descrivere a parole, e descrivere bene un processo aziendale è un mestiere in sé. Quante volte hai provato a spiegare a qualcuno una procedura che tu fai a occhi chiusi, e ti sei accorto che a parole veniva un pasticcio? Ecco: adesso non serve più. Mostri, invece di spiegare.

Va detto per onestà che OpenAI ha una funzione dello stesso genere dentro Codex, quindi non è un’idea che nasce dal nulla. Ma è la prima volta che arriva in uno strumento pensato per il lavoro d’ufficio generico, non per chi programma.

Cosa significa per te

Pensa alle cose che nella tua azienda fa una persona sola e nessun altro sa fare: la preparazione del report mensile, il caricamento degli ordini nel gestionale, la formattazione del listino, la risposta standard a quel tipo di richiesta. Sono le attività che ti tengono in ostaggio quando quella persona è in ferie o cambia lavoro. Registrarle una volta significa trasformare la conoscenza che vive in una testa in una procedura che vive in azienda.

Il consiglio pratico: parti dal lavoro più noioso e più ripetuto, non da quello più complicato. Un’attività di venti minuti che fai tre volte a settimana vale, in un anno, più di un’attività di due ore che fai una volta al mese. E mentre registri, spiega anche i perché, non solo i cosa: “adesso controllo che la data sia dell’anno corrente, perché ogni tanto il sistema esporta lo storico”. È lì che si nasconde la parte difficile da indovinare.

💼 OpenAI apre le porte alle piccole imprese

Sempre 21 luglio — è stata una giornata piena — OpenAI ha lanciato il ChatGPT for small business program, un programma dedicato specificamente alle piccole imprese. Non è un prodotto nuovo: è un percorso di accompagnamento, e questa è la cosa interessante.

Comprende formazione virtuale gratuita con webinar su casi d’uso concreti, “AI academies” in presenza (per ora negli Stati Uniti), guide operative per partire, e l’accesso ad agenti e partner costruiti apposta per le realtà piccole. Nei webinar mostrano automazioni e flussi di lavoro per contabilità, marketing, e-commerce e altro, con i prompt da provare direttamente.

Nell’annuncio OpenAI ha anche dichiarato di aver superato i 10 milioni di utenti fra ChatGPT Work e Codex. È un numero che dice una cosa sola: l’AI sul lavoro non è più il gadget dei curiosi, è diventata infrastruttura per una fetta enorme di aziende.

Cosa significa per te

Il messaggio dietro l’annuncio è chiaro e vale anche se le academies fisiche non arrivano in Romagna: le grandi aziende dell’AI hanno capito che il collo di bottiglia non è la tecnologia, è il sapere cosa farci. Lo vediamo ogni settimana anche noi: l’abbonamento ce l’hanno tutti, il problema è che dopo la terza domanda “scrivimi un post” ci si ferma lì.

Se vuoi muoverti da solo, la strada è quella dei materiali gratuiti che ormai tutti i grandi mettono a disposizione: valgono davvero, se ti prendi il tempo di seguirli. Se invece preferisci saltare la curva di apprendimento e partire da un impianto già cucito sulla tua attività, è esattamente il lavoro che facciamo noi: guarda i nostri servizi di marketing oppure raccontaci il tuo caso dalla pagina contatti. Il primo scambio di idee non costa niente.

🇪🇺 AI Act: le regole di trasparenza sono ufficiali (e scattano il 2 agosto)

Questa è la notizia che rischia di toccarti più da vicino di tutte le altre, e infatti è quella di cui si parla di meno.

Il 20 luglio 2026 la Commissione europea ha pubblicato gli orientamenti definitivi sull’articolo 50 dell’AI Act, cioè il capitolo che regola gli obblighi di trasparenza. Non è teoria: dal 2 agosto 2026 quegli obblighi diventano applicabili in tutta l’Unione.

In parole povere, l’articolo 50 dice due cose molto semplici. Primo: le persone devono sapere quando stanno parlando con un’intelligenza artificiale, e devono saperlo al primo contatto, non a metà conversazione. In alcuni casi delicati — minori, salute, questioni finanziarie o legali — serve anche ricordarglielo periodicamente. Secondo: i contenuti generati o modificati dall’AI vanno segnalati. Chi produce i sistemi deve inserire marcatori leggibili dalle macchine; chi crea e diffonde deepfake — immagini, audio o video che simulano persone, oggetti o eventi reali — deve mettere un’etichetta chiaramente visibile a chi guarda.

Le sanzioni non sono simboliche: si arriva fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale annuo, a seconda di quale sia più alto, con soglie ridotte per le PMI. Per alcune disposizioni tecniche su marcatura e rilevazione dei contenuti già sul mercato prima del 2 agosto è previsto uno slittamento al 2 dicembre 2026.

Cosa significa per te

Fatti tre domande, oggi, con calma:

E qui una nota che ci teniamo a dire, perché è la nostra idea di mestiere: dichiarare che una cosa è fatta con l’AI non ti toglie credibilità, te ne aggiunge. Chi legge il tuo sito o guarda i tuoi social non si offende se scopre che l’assistente è automatico. Si offende se scopre che non gliel’avevi detto. La trasparenza, oltre che obbligatoria, è un ottimo investimento di fiducia. Se vuoi capire come sistemare comunicazione e presenza digitale in vista della scadenza, puoi partire dai nostri siti web e dal social media marketing.

In sintesi
  • Google (21 luglio): tre modelli nuovi — Gemini 3.6 Flash, 3.5 Flash-Lite e 3.5 Flash Cyber. Prezzi più bassi, 17% di token in meno, conoscenza aggiornata a marzo 2026. Gemini 4 è già in addestramento.
  • Anthropic (21 luglio): in Claude Cowork arriva “Record a skill”: registri lo schermo mentre lavori e racconti a voce, e Claude ne ricava una procedura riutilizzabile. Piani Pro, Max e Team.
  • OpenAI (21 luglio): parte il programma per le piccole imprese con formazione, guide e agenti dedicati. Dichiarati 10 milioni di utenti fra ChatGPT Work e Codex.
  • Unione Europea (20 luglio): pubblicate le linee guida sull’articolo 50 dell’AI Act. Dal 2 agosto obbligo di dichiarare chatbot e contenuti generati dall’AI. Sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato.
  • Microsoft e Mistral (21 luglio): accordo pluriennale da miliardi per l’infrastruttura AI europea; i modelli Mistral entrano in Microsoft Foundry e Copilot Studio.
  • Moonshot AI: Kimi K3, 2.800 miliardi di parametri, è il più grande modello aperto mai rilasciato. Pesi liberi attesi per il 27 luglio.

🏭 Microsoft e Mistral: l’AI europea che resta in Europa

Il 21 luglio Microsoft e la francese Mistral hanno annunciato un’estensione della loro alleanza. Non è la solita partnership annunciata e dimenticata: c’è dentro un accordo definito “multimiliardario” per espandere l’infrastruttura AI in Europa, con Mistral che aggiunge migliaia di GPU NVIDIA Vera Rubin al proprio parco macchine europeo, e Microsoft che ne utilizzerà la capacità di calcolo.

Sul piano pratico, i modelli Mistral Medium 3.5 (a pesi aperti) e OCR 4 entrano in Microsoft Foundry, e Medium 3.5 arriva anche dentro Copilot Studio. Il punto vero è però un altro: l’accordo permette di far girare i modelli in ambienti cloud, cloud-connessi e completamente scollegati dalla rete. È pensato per banche, ospedali, industrie e pubbliche amministrazioni che vogliono l’AI di frontiera senza spedire i propri dati oltreoceano.

Cosa significa per te

Anche se non sei una banca, questo movimento ti riguarda. La sovranità del dato sta smettendo di essere un tema da convegno per diventare una casella nei capitolati e nelle richieste dei clienti più strutturati. Se lavori in filiera con aziende grandi, sanità, o enti pubblici, prima o poi ti chiederanno dove finiscono i dati che tratti con l’AI. Avere una risposta pronta — e magari una scelta tecnologica che tiene i dati in Europa — è un vantaggio commerciale, non un adempimento.

🌏 E intanto i modelli “aperti” hanno raggiunto la frontiera

Chiudiamo con la notizia che ha fatto da sottofondo a tutta la settimana. Il 16 luglio la cinese Moonshot AI ha rilasciato Kimi K3, un modello da 2.800 miliardi di parametri con finestra di contesto da un milione di token: è il più grande modello a pesi aperti mai pubblicato. Nei test indipendenti si piazza nelle primissime posizioni assolute, accanto ai migliori modelli americani. I pesi completi — cioè il modello scaricabile e installabile da chiunque — sono attesi per il 27 luglio.

La settimana appena passata è servita al mondo per digerire la notizia, e il senso è questo: fino a poco fa i modelli “aperti” erano la scelta di ripiego, quelli che usavi se non potevi permetterti i migliori. Adesso non è più così.

Cosa significa per te

Non ti serve installare un modello da 1,4 terabyte in ufficio, tranquillo. Ti serve sapere che il costo dell’intelligenza artificiale continuerà a scendere, perché quando esistono alternative gratuite e valide, chi vende deve rincorrere. Le due notizie di questa settimana — Google che taglia i prezzi e Kimi K3 che regala un modello di frontiera — sono la stessa notizia vista da due lati. Se stai rimandando un progetto AI “perché costa”, i conti dell’anno scorso non valgono più.

🧵 Il filo della settimana

Se metti in fila le cinque notizie, il disegno viene fuori da solo: l’AI costa meno, si insegna mostrandola e va dichiarata.

Costa meno perché Google taglia i listini e la concorrenza aperta cinese spinge tutti verso il basso. Si insegna mostrandola perché Anthropic ha capito che la barriera non era la potenza del modello, era la fatica di spiegargli il tuo mestiere — e OpenAI, dal canto suo, ha capito che alle piccole imprese serve accompagnamento, non un’altra funzione. E va dichiarata perché dal 2 agosto l’Europa lo mette per iscritto, con sanzioni che fanno rumore.

Chi lavora bene, in tutto questo, ci guadagna. Perché quando lo strumento costa poco e lo sanno usare tutti, la differenza torna a farla la solita cosa di sempre: avere qualcosa di buono da dire e dirlo con onestà. L’AI ti fa arrivare prima. Dove arrivi, lo decidi ancora tu.

Come puoi applicarlo alla tua attività

Tre mosse concrete per la settimana che comincia, in ordine di urgenza:

E se vuoi che ce ne occupiamo noi, sai dove trovarci. Ci piace lavorare con chi ha voglia di fare le cose per bene: dai un’occhiata al lavoro sulla SEO o scrivici quando vuoi. E zò!

Fonti della settimana


Rassegna a cura di Luca Masre Passaro. Altri approfondimenti su lucamasrepassaro.com.

Servizio correlato

i nostri Servizi di Marketing

Siti web, SEO, social e automazioni con l’intelligenza artificiale: costruiamo la tua presenza digitale come si costruisce una casa, un mattone alla volta e con le fondamenta giuste.

Scopri i servizi

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

Marketing Romagnolo
Prenota una calloppure scrivici su WhatsApp