Ferragosto è passato, l’ombrellone è ancora piantato in spiaggia, ma il marketing non è andato in ferie nemmeno un giorno. Anzi: la settimana dal 17 al 23 agosto 2026 è stata una di quelle in cui, mentre tu eri giustamente a mollo, tre pezzi grossi hanno spostato dei mattoni importanti. Google ha chiuso un aggiornamento anti-spam globale, OpenAI ha portato la pubblicità dentro ChatGPT anche in Italia, e Meta ha tolto agli inserzionisti una manopola che molti usavano tutti i giorni.

Noi di Marketing Romagnolo la rassegna la facciamo per un motivo semplice: chi lavora davvero non ha tempo di stare dietro a dieci newsletter in inglese. Quindi ce le leggiamo noi, controlliamo due volte le fonti, buttiamo via quello che è chiacchiera e ti lasciamo solo la roba che tocca il tuo lavoro. Sedia, caffè, cinque minuti. Si parte.

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i mercati europei in cui arriva la pubblicità dentro ChatGPT, Italia compresa
2g 16h
quanto è durato il rilascio dello spam update di Google, dal 18 al 21 agosto
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il giorno in cui le Storie di Messenger spariscono dai posizionamenti Meta
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gli obiettivi di campagna su cui TikTok apre il nuovo Smart+ misto

📱 Social

Meta toglie l’interruttore dei posizionamenti: adesso decide lei dove va il tuo annuncio

È la notizia che più di tutte ti cambia una casella nel pannello. Il 20 agosto Meta ha comunicato agli inserzionisti che dagli ad set sparisce la possibilità di escludere i singoli posizionamenti: niente più spunta tolta a Audience Network, niente più esclusione di un’intera piattaforma con tutti i suoi posti, niente più filtri per tipo di dispositivo o sistema operativo. In più, dal 27 agosto le Storie di Messenger escono di scena come posizionamento pubblicitario, in via definitiva.

Non è un fulmine a ciel sereno, a dirla tutta: è l’ultimo passo di una direzione che Meta segue da un paio d’anni. Prima ha spinto i posizionamenti Advantage+, poi ha iniziato a mostrare un avviso quando escludevi qualcosa, poi ha introdotto l’opzione che dirottava lo stesso una fetta di budget sui posizionamenti che avevi escluso. Adesso l’interruttore lo smonta proprio. La logica di Meta è che il suo sistema di consegna, avendo tutto lo spazio disponibile, trova conversioni a costi più bassi di quanto faccia una selezione fatta a mano.

Perché ti riguarda. Se hai una campagna che gira da mesi con Audience Network escluso — magari perché avevi visto click strani o perché il tuo prodotto in quei contesti non rendeva — quella scelta smetterà di essere tua. Due mosse concrete, da fare adesso e non a settembre: la prima è fotografare i dati storici, cioè scaricare dal pannello la ripartizione per posizionamento degli ultimi tre-sei mesi, così avrai un metro di paragone quando i numeri inizieranno a muoversi; la seconda è spostare il controllo sul creativo. Se non puoi più decidere dove va l’annuncio, decidi come si presenta: formato verticale 9:16 curato bene, primi tre secondi che si reggono anche senza audio, sottotitoli sempre, e testi che funzionano tanto in un Reel quanto in un banner dentro un’app di giochi. È lì che si gioca la partita adesso.

C’è anche un tema di reputazione che vale la pena dire ad alta voce: se ti stanno a cuore i contesti in cui compare il tuo marchio, questo è il momento buono per guardare gli strumenti di brand safety e le liste di blocco a livello di account, che restano l’unica leva rimasta. Se le sponsorizzate le segui da solo e la cosa ti mette un po’ d’ansia, è esattamente il genere di cambio in cui affiancarsi a chi le gestisce ogni giorno fa la differenza: le nostre campagne sponsorizzate nascono proprio così, guardando i numeri prima e dopo ogni scossone della piattaforma.

TikTok mette insieme automatico e manuale: arriva lo Smart+ rivisto

Il 21 agosto TikTok ha annunciato una versione rinnovata di Smart+, il suo sistema di campagne automatiche. La novità vera non è l’automazione in sé, che c’era già, ma il fatto che ora automatico e manuale non sono più due strade separate: stanno dentro un unico flusso di lavoro dove sei tu a decidere quanta automazione dare in pasto alla piattaforma, voce per voce. Puoi lasciare a TikTok il pubblico e tenerti in mano il budget, oppure automatizzare i posizionamenti e curare i creativi a mano, e così via.

Il pacchetto porta con sé due strumenti creativi: Recommended Creatives, che genera nuovi materiali, e Automatic Enhancements, che prende quelli che hai già e li ridimensiona, li migliora, li traduce e li doppia. L’esperienza rinnovata è disponibile per quattro obiettivi: traffico, vendite, generazione contatti e promozione app.

Il consiglio, in romagnolo: non dare via tutto il volante in una volta. Il modo sano di provare questa roba è tenersi una campagna di controllo con le impostazioni che conosci, aprirne una gemella con più automazione e lasciarle correre in parallelo abbastanza a lungo da avere numeri veri — due settimane sono il minimo sindacale, non tre giorni. La funzione di doppiaggio e traduzione automatica, poi, è ghiotta per chi vende anche fuori provincia o fuori Italia: prima di sperperare tempo a rigirare tutto, prova a far parlare in altre lingue i video che già funzionano.

Edits, l’app di montaggio di Meta, cresce dove serve: nell’ordine

Sempre il 20 agosto, Meta ha aggiornato Edits, l’app gratuita di montaggio video pensata per chi pubblica su Instagram. Gli interventi sono di quelli poco appariscenti e molto utili: le cartelle dei progetti si riordinano tenendo premuto e trascinando, si possono creare più versioni dello stesso progetto per provare approcci diversi senza duplicare tutto, si segnano come preferiti gli stili di testo e di didascalia da riusare, e sono comparse le guide di allineamento che scattano quando testi, adesivi e sovrapposizioni si mettono in riga tra loro o al centro dell’inquadratura. Negli Stati Uniti è arrivata anche la conversione di un’immagine ferma in una clip animata, descrivendo a parole il movimento che vuoi.

Cosa te ne fai davvero. Le versioni multiple sono la funzione che vale il download: ti permettono di sfornare tre aperture diverse dello stesso video in dieci minuti e capire quale tiene incollata la gente. E gli stili salvati sono il modo più veloce che conosciamo per far sembrare i video di un’azienda tutti parenti tra loro — che poi è il novanta per cento di quello che le persone chiamano “avere una bella immagine coordinata”. Se stai costruendo la presenza social della tua attività e vuoi che tutto abbia una faccia sola, il nostro lavoro di social media marketing parte proprio da qui: prima l’ordine, poi la creatività.

🤖 Intelligenza Artificiale

La pubblicità entra in ChatGPT, e l’Italia c’è dentro

Questa è la notizia più grossa della settimana, e non solo per la settimana. OpenAI ha confermato che ChatGPT Ads si estende a 31 mercati europei, Italia inclusa, con partenza il 24 agosto. È il rilascio geografico più ampio mai fatto dalla società sul fronte pubblicitario: i test erano cominciati negli Stati Uniti a febbraio 2026 e nel frattempo, dicono da OpenAI, decine di migliaia di inserzionisti hanno già provato lo strumento.

Le regole del gioco, per come sono state comunicate: gli annunci si vedono soltanto sui piani Free e Go, mentre chi paga Plus, Pro o Enterprise resta senza pubblicità. Gli annunci sono etichettati come tali e tenuti separati dalle risposte, e OpenAI mette nero su bianco due paletti: gli inserzionisti non ricevono le conversazioni degli utenti, e la pubblicità non influenza il contenuto delle risposte che ChatGPT genera. In Europa la personalizzazione degli annunci passa dal consenso esplicito. Per comprare spazi, all’inizio si passa dal team commerciale di OpenAI, dalle agenzie e dai partner tecnologici; l’accesso self-service tramite un vero e proprio Ads Manager è annunciato per più avanti.

In pratica, per te. Non correre a preparare campagne: oggi non c’è un pannello dove metterci trenta euro al giorno, e finché non arriva il self-service questo canale resta appannaggio di budget medio-grandi. Quello che invece conviene fare subito è un’altra cosa, ed è gratuita: chiedere a ChatGPT quello che ti chiederebbe un cliente. “Chi monta condizionatori a Imola?”, “qual è il miglior fornaio della zona?”, “a chi mi rivolgo per un impianto elettrico a norma in Romagna?”. Guarda cosa risponde, guarda chi cita, guarda da dove prende le informazioni. Perché il vero cambiamento non è che dentro ChatGPT ci saranno le inserzioni: è che le persone hanno già iniziato a cercare lì dentro invece che su Google, e quando ci sarà anche la pubblicità, quel comportamento diventerà ancora più normale.

La conseguenza pratica è che le informazioni sulla tua azienda devono essere pulite, coerenti e ripetute negli stessi termini ovunque: sito, scheda Google, elenchi di categoria, recensioni. Un’attività che si racconta in modo chiaro e uguale in tutti i posti viene capita e riportata bene dai sistemi automatici; una che ha tre indirizzi diversi e due nomi diversi in giro per la rete, no. È lavoro di posizionamento sui motori di ricerca vecchio stile, che oggi serve per una ragione nuova.

ChatGPT for Teens: un’esperienza dedicata ai ragazzi

Il 18 agosto OpenAI ha presentato ChatGPT for Teens, una versione pensata per gli adolescenti con protezioni attive di partenza, controlli per i genitori e una serie di strumenti orientati allo studio: la modalità Study, i quiz, i promemoria per i compiti, le fasce orarie di studio, più segnali che invitano a un uso equilibrato e un percorso di ingresso calibrato sull’età. Il rilascio è globale, sugli account idonei dei piani gratuiti e personali a pagamento.

L’avvertenza che conta. A prima vista sembra una notizia da genitori più che da imprenditori, e in parte lo è. Ma dice una cosa che riguarda tutti: le grandi piattaforme di IA stanno iniziando a segmentare il pubblico e a costruire ambienti separati per fasce di età. Tradotto: fra un anno o due, “essere presenti nell’IA” non sarà più una faccenda unica e indistinta, ma avrà pubblici e contesti diversi, esattamente come è successo ai social. Se lavori con un pubblico giovane — scuole di danza, palestre, negozi di sport, scuole guida, corsi di musica — è il momento di iniziare a tenere d’occhio come questi ambienti trattano i contenuti e le raccomandazioni.

Meta AI diventa un’applicazione per Mac

Il 19 agosto Meta ha rilasciato Meta AI come app desktop per Mac, in versione beta, sedici megabyte scarsi, costruita nativamente per i Mac con chip Apple e macOS 15 o successivi — non una pagina web travestita, insomma. Le funzioni che la distinguono dalla versione per telefono sono tre e sono tutte da scrivania: la condivisione dello schermo, che permette all’assistente di vedere su cosa stai lavorando e rispondere di conseguenza; la dettatura, che funziona in tutte le applicazioni del computer; e il collegamento con Facebook e Instagram, con la possibilità di interrogare i dati di rendimento dei tuoi profili. C’è anche il collegamento a Google Workspace per accedere ai documenti. Il pubblico dichiarato è proprio quello delle piccole imprese e di chi crea contenuti.

Qui l’utilità è immediata e non serve nessun budget: poter chiedere a voce “come sono andati i post dell’ultimo mese e quale ha funzionato meglio” senza aprire tre pannelli è tempo guadagnato ogni settimana. Il consiglio, però, è quello di sempre quando si collega un assistente ai propri account: guarda con calma cosa gli stai dando il permesso di leggere, e non collegare profili aziendali per curiosità in un pomeriggio di agosto. Le autorizzazioni si danno con la testa lucida.

In sintesi
  • Meta toglie l’esclusione dei posizionamenti dagli ad set e archivia le Storie di Messenger dal 27 agosto: salva i dati storici finché ci sono.
  • TikTok unisce campagne manuali e automatiche in un solo flusso con lo Smart+ rinnovato, su quattro obiettivi.
  • ChatGPT Ads arriva in 31 Paesi europei, Italia compresa, dal 24 agosto: solo piani Free e Go, acquisto per ora tramite team e partner.
  • Meta AI diventa app per Mac con condivisione schermo, dettatura e dati dei profili social.
  • Google ha completato lo spam update di agosto in due giorni e sedici ore, globale e in tutte le lingue.
  • Google Ads apre gli esperimenti di AI Max ai controlli di marca e luogo e prepara i test multi-campagna su budget e ROI.

🔎 Google

Spam update di agosto: partito il 18, chiuso il 21

Google ha rilasciato lo spam update di agosto 2026 martedì 18 agosto nel primo pomeriggio (ora italiana, di sera) e ha dichiarato completato il rilascio venerdì 21 agosto: due giorni e sedici ore in tutto. L’aggiornamento è stato applicato a livello globale e in tutte le lingue, e Google ha precisato che seguiranno aggiornamenti periodici. È il terzo intervento anti-spam dell’anno, dopo quello di marzo — il più rapido mai registrato, diciannove ore e mezza — e quello di giugno, durato poco più di due giorni.

Un dettaglio importante per non farsi prendere dal panico: Google non ha introdotto nuove regole con questo rilascio. Le politiche antispam sono le stesse di prima, quello che cambia è la capacità dei sistemi di individuare chi le viola. Quindi non c’è nessuna nuova casella da spuntare: c’è, semmai, da controllare che nel tempo non ti sia entrata in casa qualche pratica che oggi pesa più di ieri.

Perché ti riguarda. Se hai visto muoversi le posizioni tra il 18 e il 21, prima di riscrivere mezzo sito fai tre verifiche in ordine. Uno: apri Search Console e guarda separatamente posizione media, impressioni e clic, perché un calo di clic con impressioni stabili racconta una storia molto diversa da un crollo di entrambi. Due: isola il traffico che arriva da Discover e da Google News, che si muovono con logiche loro e sporcano il quadro. Tre: controlla che non ci siano problemi tecnici banali di mezzo — un certificato scaduto, una modifica al file robots, una pagina andata in errore — perché capita più spesso di quanto si creda che il colpevole sia lui e non l’algoritmo.

E poi la verifica meno tecnica e più onesta: le pagine del tuo sito sono scritte per una persona o per un motore? Testi generati a macchinetta e pubblicati senza rileggerli, pagine copia-incolla cambiando solo il nome del paese, sezioni gonfie di parole chiave. Queste sono le cose che negli anni gli aggiornamenti anti-spam hanno colpito con costanza crescente. Se hai il dubbio, la nostra consulenza SEO parte sempre da lì: prima si guarda la sostanza, poi si parla di posizioni.

Google Ads: AI Max si può finalmente provare per bene

Il 20 agosto Google ha annunciato una serie di strumenti nuovi per testare e pianificare le campagne di ricerca con AI Max. Tre le novità che contano. La prima: adesso gli esperimenti su AI Max si possono fare tenendo attivi i controlli di marca e di luogo, quindi puoi misurare l’effetto dell’automazione senza dover abbassare le protezioni che ti sei messo. La seconda: arriva la possibilità di provare in un unico test A/B allocazioni di budget e obiettivi di ritorno diversi su più campagne insieme, per capire cosa succede alla redditività quando alzi la spesa — questa funzione è attesa a settembre. La terza: il Performance Planner ora prevede come cambieranno i risultati se sposti offerte o budget, e ti lascia applicare subito il suggerimento senza rifare tutto a mano.

Il senso di questa mossa è chiaro: Google sa che la resistenza degli inserzionisti verso l’automazione nasce dal non poterla misurare in modo pulito. Dandoti un modo serio di fare l’esperimento, si aspetta che i numeri parlino da soli.

In pratica, per te. Se hai campagne di ricerca attive con un budget che ha senso — diciamo dai venti euro al giorno in su — questo è il momento buono per un test fatto come si deve. Regole della casa: una variabile alla volta, un test che dura almeno due o tre settimane, e la decisione presa sul costo per contatto vero, non sul numero di clic. Un consiglio che vale doppio in questi mesi: prima di lasciare che l’automazione allarghi le corrispondenze, assicurati di avere le conversioni tracciate bene. Se stai misurando i clic sul pulsante del telefono ma non le telefonate vere, l’automazione ottimizzerà con entusiasmo verso l’obiettivo sbagliato — ed è la strada più veloce per bruciare budget con il sorriso. Se vuoi una mano a impostare tutto senza rischi, ce ne occupiamo noi con le campagne Google Ads.

🐓 Cosa fare da domani mattina

Se guardi le tre aree insieme, il filo si vede a occhio nudo: le piattaforme si stanno riprendendo i comandi manuali. Meta ti toglie i posizionamenti, TikTok ti offre l’automazione a strati, Google ti dà strumenti per convincerti che la sua automazione funziona. Chi lavora nel marketing sta smettendo di essere quello che gira le manopole e sta diventando quello che decide cosa misurare, cosa raccontare e a chi.

Ed è una buona notizia, se ci pensi. Perché le manopole le può girare chiunque, ma sapere chi sei, cosa vendi davvero e perché uno dovrebbe scegliere te invece del capannone lì di fianco — quello no, quello resta un lavoro di testa. E resta la cosa che a noi piace di più fare insieme ai clienti.

Tre azioni concrete per questa settimana, in ordine di urgenza. Uno: scarica dal pannello Meta i dati per posizionamento degli ultimi sei mesi, prima che l’opzione sparisca e con lei la possibilità di fare confronti. Due: apri Search Console e confronta i sette giorni prima del 18 agosto con i sette giorni dopo il 21, guardando impressioni e clic separati. Tre: fatti tre domande a ChatGPT come se fossi un tuo cliente, e prendi nota di chi consiglia. Sono venti minuti in tutto e ti danno una fotografia che vale più di dieci articoli letti di fretta.

Se dopo questi venti minuti ti viene voglia di sistemare le cose per bene, sai dove trovarci: scrivici due righe e ne parliamo davanti a un caffè, senza fretta e senza paroloni. E zò!

Fonti della settimana

Luca Masrè Passaro

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

Marketing Romagnolo
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