Metà ottobre in Romagna ha un ritmo tutto suo: le giornate si accorciano, si accende il primo fuoco, e le chiacchiere al bar si fanno più lunghe. Nella settimana dal 12 al 18 ottobre 2026 anche il web ha avuto una gran voglia di parlare. Facebook ti lascia dire con parole tue che cosa vuoi vedere. Google mette più link, e più in alto, nelle risposte scritte dalla sua intelligenza artificiale. ChatGPT entra in Chrome e impara a compilare i moduli. Meta, mentre aggiornava i suoi termini commerciali, ha scoperto quanto tengono le aziende a sapere chi legge i loro siti.

Se dovessimo dare un nome a questi sette giorni, sarebbe «la settimana delle parole chiare». Le macchine leggono sempre meglio quello che scriviamo: gli utenti, le aziende, i siti. E, a nostro avviso, chi si spiega bene ha una carta in più da giocare. Per un’attività che sa cosa fa e sa dirlo, è vento a favore. Come ogni lunedì abbiamo controllato ogni notizia su almeno due fonti indipendenti, e ti raccontiamo cosa può farne, in concreto, un’impresa di Imola e dintorni.

oltre 7 volte
la crescita, da inizio anno, delle persone che usano le Fonti preferite di Google
84%
dei piccoli imprenditori intervistati in nove mercati dell’Asia-Pacifico dichiara di usare già l’AI (sondaggio YouGov per Meta)
32
le persone in una chiamata WhatsApp, ora anche senza account
30 ottobre
il giorno in cui entrano in vigore i nuovi Termini commerciali di Meta

📱 Social

Facebook ti passa il volante: arriva «Your algorithm»

Martedì 13 ottobre Meta ha presentato su Facebook una serie di strumenti con intelligenza artificiale che ti permettono di dire, con parole tue, che cosa vuoi vedere nel Feed e nei Reel. Il cuore si chiama «Your algorithm»: uno spazio dedicato dove aggiungi e gestisci gli argomenti che ti interessano. Lo trovi nel menu a tre puntini, che Meta ha rinnovato su ogni post proprio per rendere queste impostazioni più facili da raggiungere.

La seconda novità è più sottile e forse più importante. Quando tocchi «Mi interessa» o «Non mi interessa» su un contenuto, Facebook può farti qualche domanda in più per capire cosa ti è piaciuto o cosa no, e tu puoi rispondere scrivendo liberamente. Secondo Meta i suggerimenti si aggiornano in tempo reale, già nella stessa sessione. Il motore che lo rende possibile sono i grandi modelli linguistici: fino a ieri l’algoritmo deduceva i tuoi gusti da like, commenti e da quello che guardi, «fra migliaia di altri segnali»; ora mette insieme quei segnali con le frasi che scrivi. Instagram aveva aperto la strada a dicembre 2025, con lo stesso nome, sui Reel.

Due precisazioni, per onestà. Meta parla di una distribuzione in corso e non indica Paesi né date, quindi potresti trovarla oggi o fra qualche settimana. E come ha notato ContentGrip, l’annuncio riguarda le persone che usano Facebook: per chi fa pubblicità non arrivano nuovi campi di targeting, e Meta non ha portato dati sull’effetto per la copertura dei marchi.

Per chi gestisce una pagina aziendale questa è una notizia da leggere con il sorriso. Le persone scriveranno cose come «voglio più ricette della tradizione», «più idee per l’orto», «meno scherzi in video». Il nostro consiglio è puntare su contenuti che si riconoscono subito per argomento: un forno che parla di pane, lievito e ricette della nonna, un vivaio che mostra piante e consigli di stagione, un’officina che spiega la manutenzione dell’auto. Il trucco è dichiarare con chiarezza di cosa parli, nella didascalia e nelle prime parole del video, e tenere una linea di argomenti coerente nel tempo. È il lavoro che facciamo ogni giorno nella gestione dei social per le imprese: trovare due o tre temi che sono davvero tuoi e farli diventare riconoscibili.

Meta, i nuovi Termini commerciali e la clausola sui siti: la storia della settimana

Questa è la notizia che ha fatto discutere di più, e merita di essere raccontata con calma, perché è ancora in movimento. Meta ha aggiornato i suoi Termini commerciali, che entrano in vigore il 30 ottobre. Come ha ricostruito Search Engine Journal, valgono per qualsiasi uso aziendale dei prodotti Meta: dalle inserzioni alla semplice gestione di una Pagina Facebook. Dentro c’era un paragrafo nuovo: l’azienda autorizza Meta a usare software automatici (crawler, bot, scraper) per visitare e raccogliere i contenuti dei domini e delle pagine collegati ai propri prodotti o servizi, e a usare quei contenuti per sviluppare, migliorare, fare ricerca e «addestrare» i prodotti Meta.

Come ha ricostruito sempre Search Engine Journal, giovedì 15 ottobre Nieman Lab ha fatto leggere il testo a tre esperti di diritto, secondo i quali quella formulazione potrebbe sostenere la raccolta dei contenuti dei siti di notizie per addestrare l’intelligenza artificiale. Venerdì 16 il portavoce di Meta Andy Stone ha definito falsa, su X, la sintesi che ne circolava: l’aggiornamento serve, ha spiegato, a ricavare informazioni corrette sui prodotti in vendita sui siti esterni, per consigliare annunci e contenuti, e «non riguarda i siti di notizie». Vale la pena sapere che i termini per chi fa inserzioni in autonomia già prevedevano il crawling dei siti degli inserzionisti, anche per ricerca e addestramento: la novità è che la clausola arriva nei termini che valgono per tutte le aziende, anche per chi non compra pubblicità.

Sabato 17 TechCrunch, riprendendo un articolo di The Verge, ha scritto che Meta aveva tolto la frase contestata, con questa dichiarazione: «i termini sul crawling che abbiamo riunito valevano solo per i nostri prodotti per le inserzioni e per le aziende, e lo abbiamo chiarito nei termini stessi; questo non cambia il modo in cui Meta usa i crawler». Domenica 18 però PPC Land ha ricontrollato la pagina di anteprima dei nuovi termini e ha trovato la frase sull’addestramento ancora lì, parola per parola, insieme al permesso di crawling. Quindi, a oggi, abbiamo due versioni della stessa storia, e quella che conta si applica dal 30 ottobre.

L’avvertenza che conta, per un’attività di Imola, è una sola: continuare a usare Facebook e Instagram per lavoro dopo il 30 ottobre vale come accettazione dei nuovi termini. Detto questo, c’è anche un lato pratico e positivo. Se Meta legge il tuo sito per capire che cosa vendi e consigliarlo alle persone giuste, conviene che trovi informazioni corrette e aggiornate: nomi dei prodotti, prezzi, descrizioni, disponibilità. Un sito in ordine lavora per te anche quando lo legge una macchina. Se invece pubblichi contenuti di valore, come guide o articoli frutto di anni di mestiere, segui la versione definitiva dei termini: noi la teniamo d’occhio e, se cambia qualcosa di importante, te lo raccontiamo qui. Per chi fa campagne sponsorizzate su Facebook e Instagram è anche il momento buono per controllare che il catalogo prodotti e le pagine di destinazione dicano le stesse cose.

WhatsApp apre le chiamate a chi WhatsApp non ce l’ha

Mercoledì 14 ottobre WhatsApp ha introdotto le chiamate con ospiti. Funziona così: nella scheda Chiamate tocchi il «+», crei un link e lo mandi a chi vuoi. L’ospite lo apre dal browser del computer, scrive il suo nome e aspetta in una sala d’attesa finché chi ha creato la chiamata lo fa entrare. Si possono fare chiamate a due o di gruppo fino a 32 persone, con crittografia end-to-end, senza costi e senza limiti di tempo.

Gli ospiti hanno le funzioni essenziali: condividere lo schermo, reagire con un pollice o un cuore, alzare la mano per intervenire. La riservatezza è curata: chi entra come ospite non vede i numeri di telefono degli altri, non può mandare messaggi e non può aggiungere altre persone; chi ospita può farlo uscire in qualsiasi momento. Il link può crearlo solo chi ha un account WhatsApp. Meta ha anche annunciato che entro fine anno arriverà l’integrazione con Google Calendar e Outlook, per aggiungere il link della chiamata direttamente all’invito.

In pratica, per te, WhatsApp diventa uno strumento da ufficio vero. Pensa al geometra che vuole mostrare un progetto a un cliente che usa solo la posta elettronica, al commercialista che deve rivedere un documento con due soci, alla wedding planner che presenta le proposte agli sposi e ai genitori, ognuno dal suo computer. Basta un link, e la sala d’attesa ti lascia il controllo di chi entra. Un consiglio: prepara un messaggio standard con il link e due righe di istruzioni («apri dal computer, scrivi il tuo nome, ti faccio entrare io»). È un piccolo gesto che fa sembrare tutto più curato.

L’AI nelle piccole imprese: i numeri di Meta dall’Asia-Pacifico

Sempre mercoledì 14 ottobre Meta ha pubblicato i risultati di uno studio commissionato a YouGov: quasi 4.000 piccoli imprenditori in nove mercati dell’Asia-Pacifico (Australia, Singapore, Vietnam, Indonesia, Taiwan, India, Thailandia, Giappone e Hong Kong) hanno raccontato come usano l’intelligenza artificiale. L’84% dice di usarla già. Il 76% parla di un effetto positivo sulla produttività e il 71% di un effetto positivo su ricavi o vendite negli ultimi dodici mesi. Quattro su cinque pensano che l’AI aiuti le piccole imprese a competere con quelle grandi.

Ancora più interessante è il «come». Fra chi l’ha usata nell’ultimo anno, il 51% la usa per creare o modificare contenuti, il 43% per la pubblicità e il marketing locale, il 38% per tradurre e il 37% per l’assistenza ai clienti. E il tempo risparmiato torna nell’impresa: fra chi vede un effetto positivo, il 58% lo usa per migliorare la qualità del lavoro e il 50% per la crescita e la pianificazione. Infine il dato che ci piace di più: l’86% dice che alle piccole imprese serve più guida per sfruttare davvero l’AI, e il costo della formazione è il primo ostacolo per il 51%.

Una lettura onesta richiede due cautele, che PPC Land ha messo bene in fila. I numeri sono autodichiarati, cioè misurano quello che gli imprenditori pensano, senza un margine d’errore né dati Paese per Paese. E lo studio è commissionato da un’azienda che vende strumenti di intelligenza artificiale alle imprese. Per un’impresa romagnola vale come uno specchio, più che come un metro: l’AI si comincia a usare in fretta, e la differenza la fa il metodo con cui la si usa. Scrivere un post in cinque minuti è facile; scriverlo con la tua voce, per il tuo pubblico, con un’idea chiara dietro, è il punto dove un po’ di accompagnamento cambia tutto.

Instagram: rifai un Reel con l’originale sotto gli occhi

Giovedì 15 ottobre Instagram ha lanciato «Usa come riferimento». Apri un Reel più corto di 90 secondi, tocchi i tre puntini e scegli l’opzione: il video resta in una finestrella sopra la fotocamera mentre registri il tuo, lo puoi spostare, mettere in pausa e rivedere quante volte vuoi, e c’è un conto alla rovescia per partire a tempo. Per ora è solo su iPhone; Instagram ha detto che Android arriverà.

In quei giorni Meta ha aggiornato anche Edits, la sua app per montare i video: arrivano i link cliccabili ai brani e ai suoni usati, i «Kit» per salvare le combinazioni di stile che usi più spesso, nuovi effetti video e, per chi supera i 10.000 follower, gli approfondimenti sugli argomenti che fanno tendenza fra il proprio pubblico.

Il nome fa pensare ai balletti, ma l’uso più furbo per un’attività è un altro. Hai un Reel che ha funzionato bene, magari un «prima e dopo» di un lavoro o una ricetta in tre passaggi? Usalo come riferimento per girarne la versione nuova con gli stessi tempi e le stesse inquadrature. Così costruisci un formato tuo, riconoscibile, che il pubblico impara ad aspettare. E i Kit di Edits servono proprio a questo: tenere lo stesso stile da un video all’altro, senza rifare tutto ogni volta.

🤖 Intelligenza Artificiale

ChatGPT entra in Chrome e impara a compilare i moduli

Giovedì 15 ottobre OpenAI ha annunciato un aggiornamento importante dell’estensione di ChatGPT per Google Chrome, presentandolo così: portiamo «la potenza dell’uso del computer a chiunque usi Chrome». Le modalità sono due. In modalità «Chat», ChatGPT può guardare le schede che hai aperto e usarle per rispondere. In modalità «Work» può anche agire: mandare messaggi, compilare moduli, scaricare file, mettere in ordine e raggruppare le schede. C’è anche una nuova barra laterale con tutta la cronologia di ChatGPT a portata di mano mentre navighi.

Gli esempi scelti da OpenAI sono molto concreti: confrontare tre divani aperti in tre schede per misure, materiale, tempi di consegna e reso; compilare il modulo di registrazione a un evento «fermandosi prima di inviare»; guardare le schede di diverse imprese per una ristrutturazione, confrontare i servizi e scrivere una mail a quella più adatta. L’estensione si scarica dal Chrome Web Store con qualsiasi piano di ChatGPT; le fonti non chiariscono se il controllo delle schede sia attivo per tutti i piani.

Rileggi l’esempio della ristrutturazione, perché parla di te. Sempre più spesso il primo a leggere il tuo sito sarà un assistente, incaricato da un cliente di mettere a confronto te e altre due imprese. Che cosa troverà? Conviene che trovi i servizi descritti a parole, in testo, con la zona in cui lavori; tempi e modalità spiegati chiaramente; prezzi o almeno fasce di prezzo, dove ha senso; un modulo di contatto con etichette chiare per ogni campo. Le informazioni scritte in testo, direttamente nella pagina, sono quelle che un assistente trova e confronta con più facilità. Un sito web chiaro per le persone diventa, quasi da solo, chiaro anche per le macchine che lavorano per loro.

Il «calo» delle visite da ChatGPT? Era un’etichetta persa per strada

Se a metà ottobre hai aperto Google Analytics 4 e hai visto le visite da ChatGPT crollare, respira: secondo i primi dati, buona parte delle persone è arrivata lo stesso. Lo ha ricostruito Search Engine Journal giovedì 15 ottobre. Dal 9 ottobre le sessioni attribuite a ChatGPT sono scese fra il 22% e il 57% sui siti seguiti da Graphite, e di circa il 46% su quelli monitorati da LLM Pulse, con il traffico totale stabile. Cedric Huesler di Adobe, su circa 500 pagine, ha contato circa 31.000 visite al giorno in meno da ChatGPT e circa 26.000 in più dal traffico «Diretto».

La causa: con il nuovo formato delle risposte arrivato insieme a GPT-6 (sui piani a pagamento dal 7 ottobre, su quelli Free e Go dall’8), molti link nel testo delle risposte si aprivano senza il parametro utm_source=chatgpt.com e senza l’indicazione della pagina di provenienza. Senza etichetta, Analytics non sa da dove arriva la visita e la mette fra le dirette. Secondo Huesler, OpenAI gli ha confermato il 14 ottobre che si trattava di un errore, e la correzione è partita all’alba del 15: alle 9 del mattino, ora della costa del Pacifico (le 18 in Italia), i clic etichettati erano tornati fra il 95% e il 100% dei livelli normali. OpenAI, va detto, non ha commentato pubblicamente, e le sue note di rilascio dal 1° al 15 ottobre non ne parlano.

Cosa te ne fai davvero? Tre cose, cinque minuti in tutto. Apri Analytics e aggiungi un’annotazione sul periodo dall’8 al 15 ottobre, come suggeriscono sia Huesler sia Ethan Smith di Graphite, così fra sei mesi nessuno leggerà quel buco come una fuga di clienti. Per contare le visite da ChatGPT guarda soprattutto il parametro utm_source, perché la maggior parte dei clic arriva comunque senza indicazione di provenienza. E tieni a mente la lezione generale: prima di cambiare strategia per un numero strano, chiediti se è cambiato il pubblico o solo il modo di contarlo.

Gemini 4 Argon arriva nell’app, e scrive con meno giri di parole

Martedì 13 ottobre Google ha cominciato a distribuire Gemini 4 Argon, il modello annunciato a fine settembre, nell’app Gemini per gli abbonati Google AI Pro e AI Ultra (il mese scorso era riservato agli Ultra). Gli stessi abbonati lo trovano anche in AI Mode. Nel post sulla sicurezza pubblicato lo stesso giorno, Google spiega di aver prima dato accesso limitato agli esperti di sicurezza informatica e di avviare ora la distribuzione su larga scala.

Le promesse che interessano a chi scrive per lavoro sono tre. Argon risponde in modo più diretto, «con meno giri di parole», evita di ripetersi e salta i cliché. Segue le indicazioni di stile in modo più affidabile di tutti i Gemini precedenti. E nei compiti lunghi aggiorna più spesso su quello che sta facendo.

Se usi Gemini per scrivere post, newsletter o risposte ai clienti, questo è il momento giusto per prepararti una piccola «scheda del tono»: cinque regole su come parli (del tu o del lei, frasi brevi, parole che usi e parole che eviti) e tre esempi di testi tuoi che ti piacciono. Incollala all’inizio di ogni lavoro. Un modello che segue meglio le istruzioni rende di più a chi le istruzioni le sa dare, e la tua voce resta tua.

Meta presenta Muse Wonder, il suo primo modello «di frontiera»

Lunedì 12 ottobre Meta ha presentato Muse Wonder e Muse Wonder Full, i suoi modelli più capaci finora, pensati per compiti da «agente»: seguire una pratica assicurativa, capire un contratto d’affitto, costruire un’app. Muse Wonder è disponibile per gli sviluppatori attraverso le API di Meta, al prezzo, riportato da TechCrunch, di 4 dollari per milione di token in ingresso e 20 in uscita; Muse Wonder Full è riservato agli abbonati di Muse Code. Meta dice che Muse Wonder alimenterà presto anche l’assistente Muse, a partire dagli abbonati.

Le due parole chiave dell’annuncio sono «Active Memory», cioè la capacità di ricordare quello che conta per te da una conversazione all’altra, e «Active Focus», cioè insistere quando il compito si fa difficile, chiedere chiarimenti e controllare con te prima di fare qualcosa di importante. Secondo i test della stessa Meta, Muse Wonder ottiene punteggi paragonabili ai modelli migliori di OpenAI e Anthropic e fa meglio di loro su un test dedicato alla memoria.

Il segnale, per chi fa impresa, è chiaro: gli assistenti stanno diventando colleghi che ricordano. E la memoria vale quanto le informazioni che le dai. Vale la pena mettere per iscritto, una volta per tutte, le cose essenziali della tua attività: chi sei, cosa fai, per chi, orari, listino, il tono con cui parli ai clienti. Ti servirà con qualsiasi assistente sceglierai di usare, oggi e domani.

🔎 Google

AI Overviews e AI Mode: più link, più in alto, e uno spazio per i siti ufficiali

Giovedì 15 ottobre Google ha annunciato cinque novità per i link nelle risposte create dall’intelligenza artificiale, cioè le AI Overviews in cima ai risultati e AI Mode. Primo: più link dentro il testo delle risposte, e mostrati più spesso in alto. Secondo: Google sta provando una sezione in cima alla risposta con uno o due link ai siti ufficiali, quando per fare una cosa precisa esistono pochi posti giusti sul web, con una spiegazione del perché ogni link è utile. Terzo: i caroselli con gli articoli recenti arrivano in più Paesi e lingue (Google non dice quali) e mettono in evidenza le Fonti preferite. Quarto: i link ad articoli correlati, in fondo ad alcune risposte, avranno miniature e un aspetto più invitante. Quinto, in prova: nei risultati video di AI Mode i nomi di creator ed editori diventano cliccabili e portano ai loro profili.

Google ha aggiunto un dato: le persone che usano le Fonti preferite, la funzione con cui scegli i siti da cui vuoi leggere le notizie, sono cresciute di oltre sette volte da inizio anno. Restano due domande aperte, segnalate da Search Engine Journal e da Search Engine Roundtable: Google non dice di quanto siano aumentati i link, e nei report per i siti non mostra ancora i clic che arrivano dalle risposte con l’AI.

Perché ti riguarda? Google pensa quella sezione per i casi in cui esistono uno o due posti giusti per fare una cosa. Per un’attività locale quel posto è il suo sito: dove si prenota, si chiede un preventivo, si trovano orari e indirizzo. Fai in modo che sia facile riconoscerlo: stesso nome, stesso indirizzo e stesso telefono sul sito, sul Profilo dell’Attività su Google e sui social; una pagina per ogni servizio, con un titolo che dice esattamente cosa offri e dove. E più link nelle risposte vogliono dire più occasioni per chi ha contenuti utili da citare. Su questo lavoriamo ogni giorno come agenzia SEO a Imola: farti trovare dalle persone e, sempre di più, dalle risposte che le persone leggono.

Google Ads: in arrivo le priorità dei canali e i tetti di budget

Mercoledì 14 ottobre Google ha presentato due controlli nuovi e facoltativi per Google Ads: la priorità dei canali e la ripartizione del budget. Con la priorità puoi segnare ogni canale come «Alta» o «Bassa»: la campagna finanzia prima i canali ad alta priorità (sempre nei limiti del CPA o del ROAS che hai indicato) e solo dopo il resto. In una campagna sulla rete di Ricerca, per esempio, puoi mettere la Ricerca Google in alto e i partner di ricerca o la Rete Display più in basso. In Performance Max e Demand Gen, invece, Ricerca, YouTube, Maps, Gmail e Discover restano raggruppati insieme come «canali Google».

Con la ripartizione del budget, sui canali a bassa priorità fissi una percentuale massima del budget giornaliero, e Google la rispetta «al meglio delle possibilità». Durante una tavola rotonda con Search Engine Journal il team di Google ha precisato che sui canali a bassa priorità si potrà impostare anche lo 0%, pure in Performance Max (dove però i canali Google restano un gruppo unico), sempre con la regola del «meglio possibile», e che tutti i canali partono da «Alta priorità». I controlli arrivano a livello di account, di campagna e di budget condiviso, e la distribuzione in tutto il mondo avverrà nei prossimi mesi. Una data da segnare: da febbraio 2027 Google ritira l’attuale impostazione di spesa sulla Rete Display nelle campagne di ricerca, e consiglia di impostarla su «Bassa priorità» con il 50% per mantenere la configurazione di oggi; ci sarà una migrazione con un clic.

Per una piccola impresa con un budget misurato questa è una gran bella notizia. Quando i controlli arriveranno nel tuo account, potrai tenere la Ricerca Google al centro e provare i partner di ricerca con un tetto prudente, diciamo il 10 o il 20% del budget, invece di scegliere fra «tutto» e «niente». Così misuri con calma, e allarghi solo quello che porta clienti. Se hai campagne di ricerca con la Rete Display attiva, appena vedi comparire i nuovi controlli dedica dieci minuti a sistemarli. Nella gestione delle campagne Google Ads è proprio questo tipo di regolazione fine a fare la differenza fra un budget che lavora e uno che si disperde.

Moduli lead di Google Ads: le risposte che separano il curioso dal cliente

Fra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre PPC News Feed e Search Engine Roundtable hanno segnalato una novità nei moduli per raccogliere contatti di Google Ads. Quando crei una domanda personalizzata a risposta multipla, ora puoi spuntare quali risposte «qualificano» il contatto, fino a 12 risposte per domanda. La guida ufficiale di Google spiega il resto: l’invio con una risposta qualificante viene etichettato in automatico come contatto qualificato, la fase del contatto compare nei dati esportati, e nasce un’azione di conversione dedicata, che si aggiunge all’obiettivo dei contatti qualificati. Due limiti: per ora vale solo per le campagne sulla rete di Ricerca, e le domande qualificanti sono obbligatorie per chi compila.

Facciamo un esempio. Un serramentista chiede «Di che lavoro hai bisogno?» con le risposte «sostituzione di tutti gli infissi», «una sola finestra», «riparazione», «sto solo raccogliendo idee», e segna come qualificanti le prime due. Da lì in poi sa chi richiamare per primo e, soprattutto, può misurare le campagne sui contatti che contano. Visto che la domanda diventa obbligatoria, ti consigliamo un modulo breve: una sola domanda, con risposte chiare, utile a capire quali contatti richiamare per primi.

Parole chiave nell’indirizzo della pagina: per Google pesano pochissimo

Mercoledì 14 ottobre Google Search Central ha pubblicato su YouTube il primo episodio di «The Non-Canonical Cabinet», una nuova serie in cui Gary Illyes e Cherry Prommawin rispondono alle domande più strane sulla SEO tecnica. Il formato è quello di una piccola sitcom e, racconta PPC Land, in scena c’è perfino una gallina. A noi, che abbiamo un galletto per mascotte, la cosa ha strappato un bel sorriso.

La sostanza è seria. Alla domanda se le parole chiave nell’indirizzo di una pagina aiutino il posizionamento, Illyes ha risposto che sono «un segnale incredibilmente piccolo»: contano solo quando Google non ha nient’altro su cui basarsi, per esempio con un sito nato da pochi secondi e ancora senza contenuti. Appena c’è del contenuto diventano «praticamente irrilevanti». Sui separatori, Google consiglia il trattino: con il trattino basso le parole vengono lette «come una lunga parola». Il messaggio della puntata, in una riga: indirizzi semplici, leggibili, pensati per le persone.

Il consiglio, in romagnolo: gli indirizzi che hai, se funzionano, tienteli stretti. Cambiare l’URL di una pagina che ha già una storia per infilarci una parola chiave costa più di quanto rende, fra redirect da impostare e segnali da ricostruire. Per le pagine nuove usa parole brevi, separate da trattini, che descrivono il contenuto. E l’energia mettila dove Google dice che conta: in quello che c’è scritto nella pagina.

In sintesi
  • Facebook ti fa dire a parole cosa vuoi vedere in Feed e Reel: il nostro consiglio è puntare su contenuti con un argomento chiaro.
  • Nuovi Termini commerciali di Meta dal 30 ottobre: la clausola sul crawling dei siti è al centro di versioni discordanti, da seguire.
  • WhatsApp: chiamate fino a 32 persone anche con chi non ha l’app, con sala d’attesa e condivisione dello schermo.
  • ChatGPT in Chrome legge le schede e può compilare moduli: il tuo sito va scritto chiaro anche per gli assistenti.
  • Il calo delle visite da ChatGPT in Analytics dall’8 al 15 ottobre era un problema di etichette: annotalo nei report.
  • Gemini 4 Argon arriva agli abbonati AI Pro e Ultra; Meta lancia Muse Wonder, con la memoria al centro.
  • Google mette più link nelle risposte con l’AI e prova una sezione per i siti ufficiali.
  • Google Ads: priorità dei canali e tetti di budget in arrivo nei prossimi mesi; Rete Display da rivedere entro febbraio 2027.
  • Moduli lead con risposte qualificanti; le parole chiave nell’URL contano pochissimo.

🐓 Da qui a venerdì: cinque mosse per la tua attività

Le notizie sono tante, ma le cose da fare in settimana stanno in una mano. Ecco cinque mosse da mettere in agenda.

Il senso della settimana sta tutto qui: le piattaforme ascoltano sempre di più le parole, e avere le idee chiare su chi sei e cosa fai diventa ancora più prezioso. Noi di Marketing Romagnolo siamo un’agenzia di Imola e ci piace proprio questo lavoro: aiutare le imprese del territorio a dire bene quello che fanno, su Google, sui social e sul sito. Se vuoi una mano a mettere in fila queste cinque mosse, scrivici: ne parliamo volentieri. Ci vediamo lunedì prossimo con le novità della settimana.

E zò!

Fonti della settimana

Luca Masrè Passaro

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

Marketing Romagnolo
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