Settimana intensa, questa dal 13 al 19 luglio 2026. LinkedIn ha tirato fuori un abbonamento pensato apposta per le piccole imprese, Google ha cambiato le regole d’accesso agli account pubblicitari e — la notizia che più di tutte cambia il lavoro di chi fa marketing — Google Analytics ha finalmente iniziato a dirci quanta gente arriva sul nostro sito passando dalle intelligenze artificiali. Abbiamo passato tutto al setaccio e te lo raccontiamo come piace a noi: in chiaro, con il “e quindi cosa me ne faccio” sempre davanti. Mettiti comodo. E zò!
📱 Social
LinkedIn lancia un abbonamento cucito sulle piccole imprese. Si chiama Premium All-in-One ed è pensato per chi ha un’attività piccola e non ha un ufficio marketing: mette insieme in un’unica dashboard gli strumenti per vendere, per farsi conoscere e per assumere. Fino a ieri, per avere le stesse funzioni, servivano abbonamenti separati (e conti separati).
In pratica, per te: se lavori nel B2B — sei un consulente, un’azienda che vende ad altre aziende, uno studio professionale — LinkedIn è il social dove i tuoi clienti ci sono davvero, e questo pacchetto abbassa la barriera d’ingresso. Se invece vendi al pubblico finale, come un negozio o un ristorante, resta un canale secondario: meglio investire dove sono i tuoi clienti, e la gestione dei social parte sempre da lì.
Su LinkedIn arrivano i post a quattro mani. La nuova funzione “Aggiungi collaboratori” permette di firmare un post insieme a qualcun altro: il contenuto compare nei feed di entrambi e porta i nomi di tutti e due. È pensata per lanci di prodotto, collaborazioni tra aziende, traguardi di squadra.
Perché ti riguarda: è il modo più semplice ed economico che esista per raddoppiare il pubblico di un post. Hai fatto un lavoro insieme a un altro artigiano della zona? Un evento con un’altra attività? Firmatelo insieme e parlerete a due reti di contatti invece che a una. Le collaborazioni tra attività del territorio sono da sempre una delle leve più sottovalutate, e qui diventano un clic.
LinkedIn spiega come farsi citare dalle intelligenze artificiali. Questa merita attenzione. Il 17 luglio LinkedIn ha pubblicato indicazioni precise su come strutturare i contenuti per avere più probabilità di essere ripresi dai sistemi di ricerca basati su AI: aprire con una frase chiara che contenga l’argomento, non mettere hashtag nella prima riga, stare sulle 200-300 parole per i post e sulle 800-1.200 per gli articoli, pubblicare un articolo più due o tre post a settimana, e privilegiare i contenuti che insegnano qualcosa rispetto a quelli che vendono.
Cosa te ne fai davvero: sono consigli che valgono ben oltre LinkedIn. È la conferma di una cosa che diciamo da mesi — i contenuti che spiegano, che rispondono a domande vere, che vanno dritti al punto nella prima riga, sono quelli che le AI riprendono e citano. Vale per il tuo sito, per il tuo blog, per i tuoi post. Chi scrive per farsi capire viene premiato due volte: dalle persone e dalle macchine.
Instagram porta “Il tuo algoritmo” nel feed principale. La funzione che permetteva di regolare i contenuti nella scheda Reel si estende ora al feed: l’utente può vedere l’elenco degli interessi che Instagram gli ha attribuito e dire cosa vuole vedere di più e cosa di meno.
Il senso per la tua attività: il pubblico prende in mano il telecomando. Non basta più intercettare qualcuno per caso con un contenuto generico — bisogna essere il tipo di contenuto che una persona sceglie attivamente di vedere. Tradotto: contenuti chiari su un tema riconoscibile, con una voce che si distingue, battono i post “un po’ di tutto” pubblicati tanto per esserci.
Threads si collega alle Storie di Instagram. Ora si può condividere un post di Threads direttamente nelle Storie, con il testo riformattato in automatico a tutto schermo. Un attrito in meno per chi presidia entrambe le piattaforme.
TikTok inizia a proporre l’abbonamento senza pubblicità. Dal 14 luglio gli utenti maggiorenni nel Regno Unito hanno cominciato a ricevere gli avvisi in-app per “TikTok Ad-Free”: 3,99 sterline al mese per navigare senza annunci e senza che i propri dati vengano usati per la pubblicità. Il rilascio è graduale.
Perché è un segnale che conta anche qui da noi: si sta formando una fetta di pubblico — spesso la più benestante — che con la pubblicità a pagamento non lo raggiungi più. È la stessa direzione presa da YouTube e Spotify. La conseguenza pratica è chiara: i contenuti che pubblichi gratis, le collaborazioni con i creator e il passaparola non sono “l’alternativa povera” alle sponsorizzate. Sono l’unico modo di arrivare a chi la pubblicità l’ha spenta.
🤖 Intelligenza Artificiale
Google Analytics finalmente ti dice chi arriva dalle AI. È la novità più utile della settimana: GA4 ha introdotto un canale dedicato, “AI Assistant”, che separa il traffico proveniente dagli assistenti come ChatGPT, Gemini o Perplexity da quello della ricerca organica classica. Fino a ieri quelle visite finivano mescolate altrove, e capire quanto valessero era un lavoro da artigiani con i filtri.
In pratica, per te: da adesso puoi rispondere con i numeri a una domanda che vale oro — “le persone mi trovano anche quando chiedono a ChatGPT?”. Se hai un sito con contenuti fatti bene, aspettati di vedere una fetta di traffico che non sapevi di avere. Se invece quel canale è a zero, sai dove lavorare. Vai in Acquisizione e cerca il nuovo canale: dieci minuti oggi ti danno una fotografia che a molti tuoi concorrenti manca ancora.
Gli annunci dentro le risposte AI di Google: tanti, ma non fanno miracoli. Uno studio su 50.032 parole chiave ha misurato quanto la pubblicità sia già entrata in AI Mode, la modalità conversazionale di Google: gli annunci compaiono nel 29,45% delle ricerche commerciali, quasi una su tre. Il dato interessante però è un altro. Nell’88% dei casi il sito dell’inserzionista non compariva tra le fonti citate dalla risposta AI, e solo nell’1,95% veniva citato l’indirizzo esatto della pagina. A parità di autorevolezza del dominio, chi pagava non veniva citato più di chi non pagava.
Cosa significa per chi ha un’attività: sono due partite diverse e vanno giocate tutte e due. Con Google Ads ti compri visibilità immediata, e funziona. Ma per essere citato come fonte dentro le risposte dell’AI servono contenuti autorevoli e un sito che Google considera affidabile: esattamente il lavoro della SEO, che non è affatto morta — ha solo cambiato vetrina.
Google genera immagini dentro le AI Overviews. Nei riquadri di risposta in cima ai risultati si possono ora chiedere e ottenere immagini create sul momento, senza uscire dalla pagina dei risultati. Un motivo in più, per Google, di trattenere le persone sui propri risultati invece di mandarle sui siti.
L’ottimizzazione per le AI diventa un servizio vero e proprio. Il 16 luglio diverse piattaforme hanno annunciato offerte strutturate di “GEO”, cioè ottimizzazione per i motori generativi, alcune vendute a risultato: audit di come un marchio viene descritto dalle AI, analisi dei contenuti che vengono ripresi, monitoraggio continuo. Segno che il mercato si sta organizzando attorno a un bisogno nuovo.
Il nostro consiglio, però, è di non farsi prendere dalla fretta: prima di comprare un servizio con la sigla del momento, verifica le fondamenta. Un sito veloce, contenuti che rispondono a domande reali, schede aziendali in ordine e recensioni curate valgono più di qualsiasi pacchetto “AI-ready”. Se vuoi partire dalle basi, abbiamo raccontato come si fa nella guida su come chiedere recensioni Google.
ChatGPT allarga i controlli per gli inserzionisti. La piattaforma pubblicitaria di OpenAI ha ampliato le opzioni di targeting a disposizione di chi compra spazi. Il mercato degli annunci dentro gli assistenti AI si sta formando adesso: vale la pena tenerlo d’occhio, senza correre a buttarci budget prima di aver capito che risultati porta.
Dal 15 luglio Google Ads chiede la passkey. Per alcune operazioni delicate sull’account — cambi ai metodi di pagamento, gestione degli accessi — non basta più la password: serve una passkey, cioè l’impronta digitale, il volto o il PIN del tuo dispositivo.
Cosa devi fare, concretamente: configura la passkey prima di averne bisogno, e assicurati che l’accesso all’account sia intestato a te e non solo al consulente che ti segue. È il consiglio noioso che diventa importantissimo il giorno in cui cambi collaboratore: l’account pubblicitario, come il sito e la scheda Google, deve restare tuo. Sempre.
Le campagne Demand Gen cambiano modo di pagare. Sempre dal 15 luglio, le campagne Demand Gen ottimizzate per le conversioni da visualizzazione su Discover passano dal pagamento a clic (CPC) al pagamento a impressione (CPM). Cambia la logica: non paghi più per chi clicca, ma per quante volte l’annuncio viene mostrato.
In pratica: se usi questo tipo di campagne, ricontrolla budget e obiettivi in questi giorni, perché i numeri a cui eri abituato si muoveranno. E se ti stai chiedendo se stai buttando via soldi in Ads, quello è esattamente il tipo di controllo che conviene fare ogni mese.
Performance Max verso più controllo. Google sta testando la possibilità di escludere i Search Partners e la rete Display dalle campagne Performance Max. È una richiesta che gli inserzionisti fanno da anni: poter dire dove il proprio annuncio non deve comparire.
Perché è una buona notizia per le piccole attività: Performance Max è potente ma opaca, e la parte di budget che finisce su siti poco pertinenti è spesso quella che brucia i soldi senza portare clienti. Poterla spegnere significa campagne più magre e più efficaci.
Google prova i riassunti scritti dall’AI dentro gli annunci. Nei risultati a pagamento stanno comparendo in test dei riepiloghi generati automaticamente a partire dai contenuti dell’inserzionista. Un motivo in più per avere pagine di destinazione scritte bene: se l’AI riassume la tua pagina, il risultato vale quanto vale il testo di partenza.
Search Console vede i tuoi social. Le “platform properties” annunciate a inizio mese stanno arrivando gradualmente a tutti gli account in questi giorni: puoi verificare un profilo Instagram, TikTok, X o YouTube — senza possedere un dominio — e vedere come i suoi contenuti si comportano su Google Search e Discover, con clic, impressioni e termini di ricerca.
Cosa te ne fai: è la prima volta che puoi misurare quanto i tuoi contenuti social ti portano visibilità dentro Google. Se hai un profilo attivo, collegalo: sono cinque minuti e ti apre una finestra su un pezzo di risultati che finora era al buio.
- Social: LinkedIn si fa avanti verso le piccole imprese e spiega come scrivere per farsi citare dalle AI; Instagram dà agli utenti il telecomando del feed; TikTok apre agli abbonamenti senza pubblicità.
- Intelligenza artificiale: Google Analytics separa finalmente il traffico che arriva dagli assistenti AI, e uno studio su 50mila parole chiave chiarisce che gli annunci comprano visibilità ma non le citazioni.
- Google: passkey obbligatoria per le azioni sensibili in Ads, cambio di fatturazione per Demand Gen, più controllo in Performance Max e Search Console che inizia a misurare i social.
🐓 Come muoverti adesso
Il filo che tiene insieme tutta la settimana è la misurazione. Per due anni le intelligenze artificiali hanno rosicchiato visite ai siti senza che nessuno riuscisse a quantificarlo davvero: si andava a sensazione. Da questa settimana il traffico dagli assistenti AI ha un nome e una riga nei rapporti, e le prestazioni dei contenuti social iniziano a comparire dentro Search Console. Chi guarda i numeri smette di navigare a vista.
Se hai poco tempo — e sappiamo che ne hai poco — fai queste tre cose, in quest’ordine. Primo: apri Google Analytics e cerca il nuovo canale “AI Assistant”, per sapere se le AI ti stanno già portando gente. Secondo: se hai un account Google Ads, configura la passkey e verifica di esserne tu il proprietario. Terzo: collega il tuo profilo social a Search Console e guarda, per la prima volta, quanta visibilità ti porta su Google. Sono tre cose da mezz’ora in tutto, e ti danno una fotografia che a settembre varrà molto.
Il resto — GEO, annunci dentro le AI, nuovi abbonamenti — merita di essere osservato, non rincorso. Le fondamenta restano le stesse di sempre: un sito che funziona e si carica in fretta, contenuti che rispondono a domande vere, recensioni curate, una presenza costante dove i tuoi clienti ci sono davvero. Le AI premiano esattamente quello. Non è un caso: premiano ciò che è utile alle persone.
Se vuoi capire da dove partire per la tua attività, scrivici: due chiacchiere per mettere a fuoco cosa conviene davvero fare, senza formule magiche. Se invece ti sei perso quelle della settimana scorsa, trovi qui le novità marketing del 6–12 luglio. Alla prossima settimana. E zò!
Fonti della settimana
- B2the7 — annunci in AI Mode, GA4 e traffico dalle AI
- Search Engine Roundtable — recap del 15 luglio 2026
- Search Engine Roundtable — recap del 17 luglio 2026
- Search Engine Land — Google testa i riassunti AI negli annunci
- Google Search Central — le platform properties in Search Console
- TikTok Newsroom — l’abbonamento senza pubblicità
- The Agile Brand Guide — notizie marketing e AI del 17 luglio
- HeyOrca — aggiornamenti LinkedIn 2026
Sul tema abbiamo scritto una guida completa: GEO e SEO, come farsi citare dalle intelligenze artificiali.