C’è un tipo di settimana che sembra tranquilla e invece sposta le fondamenta. La settimana dal 27 luglio al 2 agosto 2026 è stata esattamente così: nessun annuncio a effetto, nessuna rivoluzione sbandierata, ma una serie di mosse che cambiano il modo in cui il tuo lavoro viene misurato, il modo in cui i tuoi contenuti vengono giudicati e il modo in cui l’intelligenza artificiale entra nei conti della tua azienda.

Noi di Marketing Romagnolo la rassegna la facciamo così: leggiamo tutto, verifichiamo le date, buttiamo via quello che non torna e ti portiamo solo quello che regge. Perché tra un annuncio e un cambiamento vero c’è la stessa differenza che passa tra una promessa e una stretta di mano. Questa settimana ne abbiamo tenute sette. Erano molte di più, ma le altre non hanno passato il controllo.

59,4 mld $
i ricavi pubblicitari di Meta nel secondo trimestre 2026, in crescita del 27%
+12%
il prezzo medio pagato per ogni inserzione su Meta rispetto a un anno fa
−80%
il taglio di prezzo di OpenAI sul modello GPT-5.6 Luna via API
2007
l’anno della regola SEO che Google ha finalmente tolto dalle sue linee guida

📱 Social

Meta chiude un trimestre da 59 miliardi di pubblicità, e ti dice quanto costa lo spazio

Il 29 luglio Meta ha pubblicato i risultati del secondo trimestre 2026, ed è il documento più utile della settimana per chiunque investa un euro in sponsorizzate. I ricavi totali arrivano a 60,8 miliardi di dollari, in crescita del 28% rispetto a un anno fa. La parte pubblicitaria, quella che ci riguarda da vicino, vale 59,36 miliardi con un più 27%.

Ma i due numeri che valgono davvero sono altri, e stanno nelle pieghe del comunicato: le impression pubblicitarie sono cresciute del 14%, mentre il prezzo medio per inserzione è salito del 12%. Tradotto: Meta ha venduto più spazio pubblicitario e lo ha venduto più caro. Non è un dettaglio da analisti, è il motivo per cui la tua campagna di agosto costa più di quella dell’agosto scorso pur facendo le stesse cose.

Qui sta il punto che raccontiamo ogni volta a chi si siede al tavolo con noi: quando il costo dello spazio sale del 12% all’anno, l’unico modo per non erodere il margine è alzare la qualità di quello che ci metti dentro. Un’inserzione mediocre nel 2024 costava poco ed era perdonabile. La stessa inserzione oggi ti costa il 12% in più e rende uguale. La leva non è più il budget: è il messaggio, l’offerta e la pagina di atterraggio. È esattamente il lavoro che facciamo quando costruiamo le campagne social sponsorizzate — prima la promessa, poi il pulsante.

Il trimestre di Meta ha anche una faccia meno solare: l’utile per azione è arrivato a 6,18 dollari contro i 7,22 attesi, con i costi totali cresciuti del 55% e oltre due miliardi di oneri legali. Meta sta spendendo cifre enormi per l’intelligenza artificiale e lo sta facendo mentre la pubblicità tira. Per te questo significa una cosa sola, ed è una buona notizia: gli strumenti automatici dentro Ads Manager continueranno a migliorare in fretta, perché è lì che stanno mettendo i soldi.

LinkedIn introduce il pulsante contro i contenuti scritti dall’AI

Il 30 luglio LinkedIn ha aggiunto sotto il menu a tre puntini di ogni post una voce nuova: “Seems like AI slop”, ovvero “sembra roba sfornata dall’intelligenza artificiale”. È una segnalazione che qualsiasi utente può fare in due tocchi, e il responsabile prodotto della piattaforma, Hari Srinivasan, ha confermato che i post segnalati vedranno ridotta la propria distribuzione, allo stesso modo di quelli marcati come “non mi interessa”.

Nello stesso annuncio LinkedIn ha fatto una cosa che merita un applauso per coerenza: ha tolto dal proprio riquadro di scrittura l’assistente AI che riscriveva i post, sostituendolo con un semplice correttore di bozze che sistema la forma senza toccare la voce di chi scrive. La piattaforma ha smesso di offrire lo strumento che produceva il problema che ora chiede agli utenti di segnalare.

Il contesto lo spiega tutto: secondo i dati della società di rilevamento Pangram, oltre il 40% dei post lunghi su LinkedIn è interamente generato dall’intelligenza artificiale, e la piattaforma ospita circa il 62% di tutti i contenuti AI rilevati sui principali social. Detta con il metro di casa nostra: il mercato si è riempito di pane senza lievito, e adesso i clienti hanno il permesso di dirlo ad alta voce.

Se pubblichi su LinkedIn per lavoro, questa è la settimana in cui la tua voce personale è diventata un vantaggio competitivo misurabile. Non serve scrivere di più, serve scrivere come parli: un aneddoto vero del capannone, un numero che hai davvero visto, un’opinione che un modello non avrebbe generato. L’intelligenza artificiale resta uno strumento eccellente per fare ordine, per la ricerca, per le tracce iniziali — noi la usiamo tutti i giorni. Ma la firma finale deve restare tua, e da questa settimana c’è un pulsante che lo ricorda a tutti.

In sintesi
  • Lo spazio pubblicitario su Meta costa il 12% in più rispetto a un anno fa: la qualità del messaggio è diventata la vera leva di margine.
  • Su LinkedIn i contenuti che sembrano scritti dall’AI possono essere segnalati e vedono ridotta la distribuzione: la voce personale ora vale di più.
  • Google ha reso disponibile a tutti la proprietà di Search Console per i profili social: puoi vedere quali ricerche portano ai tuoi contenuti su Instagram, TikTok, X e YouTube.
  • OpenAI ha tagliato dell’80% il prezzo di uno dei suoi modelli: automatizzare processi interni costa oggi una frazione di sei mesi fa.
  • Google ha rimosso dalle linee guida una regola SEO del 2007, ma il consiglio tecnico resta valido.

🤖 Intelligenza Artificiale

OpenAI taglia i prezzi dell’80% e apre la corsia veloce

Il 30 luglio OpenAI ha aggiornato il listino dei propri modelli via API con una sforbiciata importante: GPT-5.6 Luna costa l’80% in meno, mentre GPT-5.6 Terra scende del 20%. Nello stesso giorno è arrivata anche la Fast mode, una modalità che sostituisce il vecchio Priority Processing e promette fino a 2,5 volte la velocità standard, al doppio del prezzo, per chi ha bisogno di risposte immediate. Due giorni prima, il 28 luglio, erano stati rilasciati i nuovi modelli di trascrizione GPT Transcribe e GPT Live Transcribe.

Un taglio dell’80% non è un’offerta promozionale, è un cambio di soglia. Tutti quei progetti che nei mesi scorsi hai valutato e poi accantonato perché “il conto non torna” vanno ripresi in mano e rifatti con i numeri di oggi: il chatbot che risponde alle domande ricorrenti sul preventivo, la classificazione automatica delle richieste che arrivano dal modulo contatti, la trascrizione dei sopralluoghi registrati al telefono che diventa un rapporto scritto. Sei mesi fa erano investimenti da valutare con calma. Oggi molti di questi costano meno di un caffè al giorno di elaborazione.

La trascrizione, in particolare, è la funzione più sottovalutata da chi lavora sul territorio. Un artigiano che al termine di ogni sopralluogo parla due minuti dentro il telefono ha, a fine mese, venti rapporti scritti, ricercabili e pronti da allegare al preventivo. Non è futurologia: è la cosa più concreta uscita questa settimana.

Google porta Gemini Spark in tutto il mondo

Il 31 luglio Google ha pubblicato l’edizione di luglio dei Gemini Drops, l’appuntamento mensile con gli aggiornamenti dell’app. Il pezzo grosso è il rilascio globale di Gemini Spark, lo strumento di automazione che porta a termine attività in autonomia, finora limitato ad alcuni mercati. Insieme sono arrivati due modelli nuovi, Gemini 3.6 Flash e Gemini 3.5 Flash-Lite, con ragionamento migliore e maggiore velocità, il controllo vocale dell’app su macOS — puoi creare, modificare e riassumere parlando dentro qualsiasi finestra aperta — e le integrazioni con Dropbox, Zillow Rentals e Viator.

La direzione è la stessa da mesi e ora è inequivocabile: l’assistente non aspetta più che tu apra una scheda per fargli una domanda, ma lavora dentro gli strumenti che già usi. Chi tiene i preventivi su Drive e le note sparse tra mail e documenti ha oggi il modo di trasformare quel disordine in qualcosa di interrogabile, senza cambiare software e senza migrazioni.

Workspace: Gemini entra in Presentazioni, Documenti e Vids

Il giorno prima, il 30 luglio, era arrivato il Workspace Feature Drop di luglio, che è la stessa storia vista dal lato del lavoro quotidiano. Gemini genera presentazioni complete in pochi minuti analizzando i documenti che hai già e rispettando la formattazione del tuo marchio; in Vids compaiono avatar AI capaci di fare da presentatori con voce fuori campo multilingua e la possibilità di montare filmati scrivendo istruzioni testuali; in Documenti l’assistente sintetizza i fili di commenti e propone le modifiche per recepire il riscontro ricevuto, oltre a creare immagini, diagrammi e infografiche nel contesto della pagina. Il supporto linguistico si allarga a undici lingue in più.

C’è però una cosa da dire con onestà, perché è il genere di consiglio che non trovi nei comunicati stampa. La presentazione generata in tre minuti è un ottimo punto di partenza e un pessimo punto di arrivo. Funziona benissimo per la struttura, per non partire dal foglio bianco, per mettere in fila gli argomenti. Il momento in cui devi metterci le mani è quando si passa dai fatti alla proposta: lì serve la tua testa, perché il cliente compra il ragionamento, non le slide. Noi lavoriamo esattamente così anche quando costruiamo i siti web: l’impalcatura può essere veloce, la sostanza no.

🔎 Google

Search Console apre a Instagram, TikTok, X e YouTube per tutti

È la notizia più concreta della settimana per chi fa contenuti, ed è passata più in sordina di quanto meritasse. Il 29 luglio le “platform properties” di Search Console sono diventate disponibili a livello globale per tutti gli utenti, e nello stesso giorno Google ha pubblicato una guida dedicata ad analizzare le prestazioni dei contenuti social e video.

Cosa sono, in pratica. Fino a oggi Search Console misurava solo ciò che stava sul tuo sito, e per usarlo dovevi possedere un dominio. Con le platform properties puoi verificare il tuo profilo Instagram, TikTok, X o YouTube e vedere come quei contenuti si comportano dentro Ricerca Google, Discover e Google News. È il primo tipo di proprietà di Search Console che si può verificare senza possedere un sito. I dati confluiscono nei report Prestazioni, Insights e Obiettivi raggiunti, e ti mostrano quali termini di ricerca portano le persone ai tuoi post.

Fermati un attimo su questo, perché è più grosso di come suona. Significa che un tuo Reel o un tuo video su YouTube smette di essere un numero chiuso dentro l’app che lo ospita e diventa una pagina misurabile con gli stessi strumenti della SEO. Significa che puoi scoprire che un video pubblicato otto mesi fa continua a intercettare una ricerca precisa — magari “come scegliere il parquet in bagno” — e che quella ricerca merita anche un articolo sul tuo sito. Il confine tra social media marketing e posizionamento sui motori di ricerca non è mai stato così sottile, e finalmente abbiamo un cruscotto che lo dimostra con i dati invece che con le opinioni.

Se hai un profilo aziendale attivo, collegarlo è il compito della settimana. Ci vogliono pochi minuti e da quel momento inizi ad accumulare uno storico che oggi non hai. I dati non si recuperano a posteriori: si iniziano a raccogliere quando decidi di raccoglierli.

Google toglie una regola SEO che aveva diciannove anni

Nell’episodio 113 del podcast Search Off the Record, pubblicato il 31 luglio, John Mueller e Martin Splitt del team Search Relations hanno confermato che bloccare le pagine dei risultati di ricerca interna del proprio sito non è più un requisito presente in Google Search Essentials. Era una regola comparsa nelle linee guida per i webmaster nel 2007 e ripetuta a memoria da chiunque si occupi di siti da allora.

Attenzione però a come si legge questa notizia, perché è un caso da manuale di due cose che sembrano una sola. Mueller ha aggiunto che con ogni probabilità dovresti continuare a farlo lo stesso: le pagine di ricerca interna, se lasciate libere alla scansione, possono generare un carico enorme sul server e problemi di qualità che a loro volta si ripercuotono sul posizionamento. Il requisito formale è sparito, la raccomandazione tecnica è viva e vegeta.

La lezione, per chi gestisce un sito, vale più della notizia stessa: le linee guida raccontano cosa Google pretende, non cosa conviene a te. Sono due liste diverse, e la seconda è sempre stata la più lunga. Chi cambia configurazione al proprio sito perché “adesso non è più obbligatorio” scoprirà a proprie spese che il server non legge i comunicati stampa.

🐓 Da dove partire, concretamente

Sette notizie, tre mestieri diversi, un’unica direzione: gli strumenti costano sempre meno e la qualità vale sempre di più. Il prezzo di un modello di intelligenza artificiale è crollato dell’80% in un giorno, mentre il prezzo di uno spazio pubblicitario su Meta è salito del 12% in un anno. Non è un paradosso, è la fotografia di dove si sta spostando il valore: dalla capacità di produrre alla capacità di scegliere cosa produrre e per chi.

Se vuoi tradurre questa settimana in tre gesti concreti, sono questi. Primo: collega i tuoi profili social a Search Console e inizia ad accumulare dati che oggi stai perdendo. Secondo: riapri il cassetto dei progetti di automazione che avevi accantonato per questioni di costo e rifai il conto con i prezzi di oggi. Terzo: se pubblichi su LinkedIn, rimetti la tua voce dove l’avevi delegata, perché adesso la differenza si vede e si segnala.

Noi siamo quelli che questi conti li fanno insieme a te, con i numeri della tua azienda e non con quelli di un comunicato. Se vuoi capire quale di questi tre gesti conviene fare per primo nel tuo caso, scrivici due righe e ne parliamo davanti a un caffè. E se invece la tua priorità di agosto è far girare meglio le campagne, sappi che con Google Ads il momento buono per sistemare la struttura è sempre quello prima della stagione forte, mai durante.

Alla prossima settimana, con la stessa cura e la stessa forbice. E zò!

Fonti della settimana

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

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