Ottobre è arrivato con la sua luce bassa e dorata, quella che in Romagna fa venire voglia di castagne, di vino nuovo e di bilanci. Il web, invece, ha passato la settimana di corsa. YouTube ha annunciato più spazio negli Shorts per chi porta un contributo originale, OpenAI ha presentato al suo DevDay gli agenti che continuano a lavorare anche quando chiudi la chat, ChatGPT ha imparato a farti provare una giacca con un selfie e Google ha aggiornato due delle sue guide più importanti per ripetere, con parole nuove, un concetto antico: conta il lavoro accurato e originale, con informazioni trasparenti su chi lo ha creato.
Noi di Marketing Romagnolo siamo una web agency di Imola e ogni lunedì facciamo questo lavoro per te: leggiamo le novità, controlliamo le fonti e teniamo quello che serve a chi manda avanti un’attività fra la via Emilia e il mare. Un negozio, uno studio, un laboratorio, un’azienda che vuole farsi trovare. Per ogni notizia trovi cosa è successo e come puoi usarla già da questa settimana. Caffè pronto? Si parte.
📱 Social
YouTube premia l’originalità: negli Shorts più spazio a chi crea, meno a chi ricarica
Giovedì 1° ottobre YouTube ha annunciato un cambio nei sistemi che decidono quali Shorts mostrare e a chi. L’annuncio è arrivato con un video di Rene Ritchie, il referente di YouTube per i creator, pubblicato sul canale Creator Insider, e il senso è chiarissimo: ancora più priorità ai contenuti originali e una portata più bassa per i video ricaricati da altri creator senza un contributo proprio. Nelle parole di YouTube, i canali che risultano dedicati soprattutto ad aggregare o ricaricare video altrui «senza modifiche significative» vedranno con ogni probabilità una distribuzione minore nel feed degli Shorts.
Interessante il dettaglio su cosa YouTube considera un contributo vero. Secondo Ritchie, chi rielabora la clip di un altro creator deve metterci del suo: un commento, un’analisi, un racconto. Una voce fuori campo che descrive quello che si vede, qualche ritocco tecnico o modifiche fatte in serie con un modello valgono troppo poco. Per far vedere al tuo pubblico il video di un altro, YouTube suggerisce la scheda Post del canale, così le persone guardano l’originale. Citare e ricondividere resta un formato apprezzato, purché porti la tua voce e il tuo punto di vista. E per chi cambia strada la porta resta aperta: se un canale passa ai contenuti originali, ha spiegato Ritchie, il sistema di raccomandazione ne rivaluta la portata. Restano da chiarire la data di avvio, i tempi della rivalutazione e il modo per verificare un’eventuale riduzione della portata: YouTube ha invitato i creator a lasciare le domande nei commenti del video.
La mossa segue la strada già presa da Instagram, che toglie dalle raccomandazioni gli account che ripubblicano soprattutto il lavoro altrui: per i Reel lo fa dal 2024 e ad aprile di quest’anno ha esteso la regola a foto e caroselli. Proprio Instagram, la settimana scorsa, è stato protagonista della nostra rassegna con i video di Adam Mosseri, che mettono l’originalità fra i principi che premiano un contenuto. Due colossi, la stessa direzione.
Per chi ha un’attività è una notizia luminosa, perché un contributo originale nasce facilmente in bottega. Il pane che esce dal forno alle sei del mattino, il meccanico che spiega in trenta secondi perché quel rumore va controllato, la parrucchiera che mostra il prima e il dopo: sono idee nostre, video che puoi girare solo tu, e rientrano proprio nel tipo di contenuto originale che YouTube dice di voler premiare. Il trend del momento si può cavalcare benissimo, a patto di rifarlo a modo tuo, con la tua faccia, il tuo laboratorio e magari un pizzico del tuo accento. Se ti serve una mano per trasformare la giornata di lavoro in un calendario di video brevi, è proprio quello che facciamo con il social media marketing a Imola.
Instagram: la sponsorizzazione delle dirette arriva dentro l’app, in pochi tocchi
Mercoledì 30 settembre Instagram ha aggiunto un’opzione per mettere in promozione le dirette direttamente dall’app. Post, Storie e Reel si potevano sponsorizzare da tempo; adesso tocca anche alle Live. I Paesi in cui è attiva sono rimasti fuori dalle comunicazioni, quindi la disponibilità in Italia resta da verificare sul tuo account. Funziona così: nella schermata con cui prepari la diretta compare il pulsante per sponsorizzarla, scegli il pubblico (oppure accetti quello suggerito da Instagram), indichi l’orario di inizio e di fine, e la promozione parte da sola mentre trasmetti. La diretta stessa diventa la creatività dell’annuncio, che può comparire nel Feed, nelle Storie e nei Reel.
Due dettagli pratici contano più degli altri. L’annuncio gira solo mentre sei in onda, così chi lo vede può entrare subito nella diretta in corso. E Instagram consiglia di programmare la sponsorizzazione almeno due ore prima di andare in diretta, per ridurre i ritardi nella consegna dell’annuncio. Come ricorda Social Media Today, le dirette si potevano già promuovere passando da Gestione inserzioni di Meta: la novità sta nella velocità, perché ora basta la schermata della diretta, senza impostare una campagna completa.
Il consiglio, in romagnolo: una diretta funziona quando c’è un motivo per esserci. La presentazione della nuova collezione in negozio, la prima spremitura dell’olio nuovo, la piadina tirata col mattarello davanti a tutti, le domande e risposte con il tuo commercialista di fiducia prima di una scadenza. Annunciala qualche giorno prima con una Storia, programma la sponsorizzazione con le due ore di anticipo consigliate, scegli un’area coerente con il bacino della tua attività (per un negozio di Imola, per esempio, Imola e i comuni vicini) e parti con un budget piccolo per la prima prova. Poi guarda i numeri e decidi se rifarlo. Prima di tutto, però, apri la schermata della diretta e controlla se l’opzione è già comparsa sul tuo profilo. Per impostare il pubblico giusto e capire quanto investire, ci trovi con le nostre sponsorizzate social a Imola.
WhatsApp Business: dal 1° ottobre cambia il listino della piattaforma per le aziende
Annunciata da Meta in estate, questa novità è scattata giovedì 1° ottobre e merita un posto in rassegna perché tocca uno strumento che tante attività usano ogni giorno per parlare con i clienti. Cambia il modo in cui Meta fa pagare i messaggi inviati tramite la WhatsApp Business Platform, cioè la versione per aziende che si usa attraverso fornitori, gestionali e chatbot (un tempo si chiamava WhatsApp Business API).
Il cuore del cambiamento è la finestra di assistenza: si apre quando un cliente ti scrive e dura 24 ore dal suo ultimo messaggio. Fino al 30 settembre le risposte libere inviate in quella finestra, i cosiddetti messaggi di servizio, erano senza costi. Dal 1° ottobre ogni numero aziendale ha 1.000 messaggi di servizio inclusi al mese; oltre quella soglia ogni messaggio consegnato si paga, con una tariffa che dipende dal Paese di chi lo riceve. La quota vale per singolo numero e si azzera ogni mese, senza riporto. Anche i messaggi di utilità basati su modello (conferme, avvisi, promemoria) inviati dentro la finestra diventano a pagamento, dal primo messaggio, e restano fuori dalla quota dei mille.
Alcune cose restano come prima, e sono importanti: i messaggi che i clienti mandano a te continuano a essere senza costi, i prezzi dei modelli di marketing restano quelli di prima e le conversazioni nate da un annuncio con clic su WhatsApp mantengono la loro finestra di 72 ore senza costi. Secondo l’analisi dell’agenzia Convex Interactive, l’obiettivo principale delle nuove tariffe è la piattaforma, mentre gli utenti comuni e le piccole imprese che usano la normale app WhatsApp Business stanno fuori dal centro del cambiamento.
Se rispondi ai clienti dall’app sul telefono, con ogni probabilità per te cambia poco. Se invece hai collegato WhatsApp a un chatbot, a un sistema di prenotazione o a un gestionale, ottobre è il mese giusto per fare due conti. Apri WhatsApp Manager, che mostra i volumi divisi per categoria (servizio, utilità, marketing), guarda quanti messaggi mandi ogni mese e chiedi al tuo fornitore come cambia la fattura. Tieni presente la differenza: le risposte di servizio pesano solo quando superano la quota mensile, mentre i modelli di utilità inviati dentro la finestra si pagano dal primo. Un bot chiacchierone, che manda tre messaggi dove ne basterebbe uno, rischia di bruciare la quota in fretta: è l’occasione buona per renderlo più asciutto, e i clienti di solito ringraziano.
🤖 Intelligenza Artificiale
OpenAI al DevDay: arrivano i Dots, agenti sempre accesi, e il nuovo GPT-6.1 Sol
Martedì 29 settembre OpenAI ha tenuto il suo DevDay, l’evento dedicato agli sviluppatori, e ha presentato una lunga lista di novità. Per chi lavora, le due più importanti si chiamano Dots e GPT-6.1 Sol.
I Dots sono agenti di intelligenza artificiale pensati per continuare a lavorare dopo la prima istruzione. Funzionano con GPT-6 Astra, hanno un loro computer e un loro browser nel cloud, usano i servizi che hai collegato e si muovono fra ChatGPT, messaggi, email e Slack. Possono gestire compiti ricorrenti, riprendere un lavoro lasciato a metà e affidarne dei pezzi ad altri agenti. Nella dimostrazione di OpenAI un Dot guardava il calendario, capiva che l’utente sarebbe stato al lavoro all’ora di cena e proponeva una consegna a domicilio, prezzi compresi; in un altro esempio aiutava a lanciare un sito. Le regole del gioco le decidi tu: puoi fissare permessi e chiedere una conferma prima di certe azioni. E quando lavora di sua iniziativa, senza una tua richiesta, un Dot può soltanto leggere le fonti autorizzate e prendere appunti, come spiegano le pagine di aiuto di OpenAI riprese da Search Engine Journal.
Sulla disponibilità serve un occhio attento. Secondo quelle stesse pagine, per gli abbonati Pro i Dots arrivano in vari mercati con l’esclusione dello Spazio economico europeo, della Svizzera e del Regno Unito, mentre per il piano Business Premium sono disponibili in tutte le regioni supportate da ChatGPT; per i piani Enterprise ed Edu c’è una versione di prova, spenta per impostazione predefinita. Tradotto per noi: in Italia, per ora, la strada più diretta passa da Business Premium.
Accanto ai Dots è arrivato GPT-6.1 Sol, il nuovo modello della famiglia GPT-6, pensato per programmazione, uso del computer e lavoro professionale. Secondo OpenAI si avvicina a GPT-6 Astra in diverse valutazioni, a un quinto del prezzo standard per token di Astra, ed è disponibile tramite API, in ChatGPT Work e in Codex. Completano il quadro ChatGPT Space, uno spazio condiviso dove persone e AI lavorano agli stessi progetti, e per gli sviluppatori la possibilità di creare agenti che usano i programmi attraverso l’interfaccia grafica, come farebbe una persona davanti allo schermo.
Cosa te ne fai davvero, se hai una piccola impresa? Il salto è culturale prima che tecnico: l’AI passa dal rispondere quando la interroghi al lavorare in sottofondo per te. Conviene cominciare a ragionare per compiti che si ripetono: il riepilogo delle richieste arrivate in settimana, il controllo dei preventivi in scadenza, l’elenco dei clienti da richiamare dopo un mese. Prima di affidarli a un agente, scrivili bene, uno per uno, con le regole che seguiresti tu. È lo stesso esercizio che serve per delegare a un collaboratore in carne e ossa, e ti torna utile in ogni caso.
ChatGPT ti fa provare vestiti e accessori con un selfie
Giovedì 1° ottobre OpenAI ha lanciato in tutto il mondo due nuove funzioni per lo shopping dentro ChatGPT. La prima è la prova virtuale: sui capi di abbigliamento e sugli accessori proposti da ChatGPT compare il pulsante «Try on»; lo tocchi, scatti o carichi un selfie (o una foto a figura intera) e il modello di immagini ChatGPT Images 2.5 genera una foto di te con quel capo addosso. Puoi anche caricare lo screenshot di un prodotto visto altrove e chiedere di provarlo. La foto di riferimento resta salvata per le prove successive e si può cambiare o cancellare dalle impostazioni, nella sezione Personalizzazione. La seconda funzione si chiama Preferiti: salvi i prodotti che ti piacciono nella tua Libreria, anche in cartelle, per ritrovarli con calma.
TechCrunch fa notare che con questa mossa ChatGPT entra in un territorio dove Pinterest e Google sono di casa da anni: l’ispirazione di stile che diventa acquisto. OpenAI ricorda che si può anche descrivere uno stile e farsi suggerire i pezzi per completarlo, oppure caricare la foto di un outfit e chiedere di trovare i capi in vendita. Google, del resto, la sua prova virtuale l’ha lanciata già l’anno scorso.
Per chi vende moda, scarpe o accessori, anche con un negozio in centro e un piccolo e-commerce, il segnale è forte: gli assistenti AI stanno diventando una vetrina. Il nostro consiglio è presentarsi in quella vetrina con schede prodotto chiare, foto pulite e ben illuminate, descrizioni precise su materiale, colore, vestibilità e taglie. Sono le stesse cose che servono al tuo sito e a Google Shopping, quindi lavorarci oggi rende su più canali insieme. Il camerino virtuale, poi, è un ottimo spunto per raccontare sui social il tuo camerino vero: quello con lo specchio grande, la luce giusta e il consiglio sincero di chi ti conosce per nome.
Gemini comincia a etichettare i suoi link: il traffico dall’AI di Google si misura meglio
Fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre un utente di Reddit si è accorto che Gemini, l’assistente AI di Google, ha cominciato ad aggiungere i parametri UTM ai link che manda verso i siti. John Mueller di Google ha risposto nella discussione dicendo di vederli anche lui. La novità è stata ripresa il 1° ottobre da Search Engine Journal e il 3 ottobre dalla francese Abondance. Google per ora tace: mancano un annuncio e una documentazione ufficiale, quindi resta da capire in quali casi esatti Gemini aggiunga le etichette.
I parametri UTM sono le piccole etichette in coda a un indirizzo web che dicono a Google Analytics da dove arriva una visita. Una parte del traffico mandato da Gemini, soprattutto dall’app per smartphone, finiva nel calderone del traffico «diretto», perché l’informazione sulla provenienza si perdeva per strada. Con l’etichetta quelle visite diventano riconoscibili, anche dentro i browser integrati nelle app. ChatGPT fa già qualcosa di simile con i link delle risposte basate su fonti web.
L’avvertenza che conta è semplice: sul tuo sito resta tutto com’è, perché le etichette le mette Gemini sui link in uscita. Il lavoro da fare sta in Google Analytics 4. Apri i rapporti sull’acquisizione e tieni d’occhio le sorgenti di traffico che arrivano dagli assistenti AI, Gemini, ChatGPT e compagnia. Annota i numeri di ottobre: fra qualche mese avrai un confronto vero per capire quanto ti portano gli assistenti rispetto alla ricerca classica, e potrai decidere dove investire con i dati in mano.
Google mette nero su bianco: ogni contenuto scritto con l’AI va controllato a mano, metadati compresi
Giovedì 1° ottobre Google ha aggiornato la sua guida sull’uso dei contenuti generati con l’intelligenza artificiale. La frase nuova è netta: i risultati dell’AI possono contenere imprecisioni, le cosiddette allucinazioni, ed è «fondamentale verificare i fatti e rivedere manualmente tutti i contenuti generati con l’AI, per accuratezza e affidabilità, prima di pubblicarli». La revisione vale anche per i metadati: titoli delle pagine, meta description, dati strutturati e testo alternativo delle immagini. La guida ricorda inoltre che le immagini generate con l’AI devono contenere i metadati IPTC che ne dichiarano l’origine.
Google ha spiegato il motivo nel suo registro degli aggiornamenti: ha aggiunto informazioni tratte dalle linee guida dei suoi valutatori della qualità, per allineare la documentazione a quanto racconta agli eventi per sviluppatori. Le testate specializzate sottolineano che l’aggiornamento arriva senza nuove penalizzazioni annunciate: è buon senso messo per iscritto, con la firma di Google.
Autori inventati e «contenuto principale»: la guida ai contenuti utili si allunga
Nella stessa tornata Google ha ritoccato anche la pagina dedicata ai contenuti utili, affidabili e pensati per le persone: Search Engine Roundtable e Search Engine Journal l’hanno notato venerdì 2 ottobre, su una versione datata 1° ottobre. Le novità sono due. La prima riguarda gli autori: inventare profili di chi scrive, con foto generate dall’AI, nomi di fantasia o titoli falsi per far sembrare un testo scritto da esperti in carne e ossa, è un inganno. E per Google ogni forma di inganno rende una pagina inaffidabile, sia per le persone sia per i suoi sistemi automatici di qualità, ed è «un segnale di pagina di bassa qualità».
La seconda novità definisce il contenuto principale, cioè tutto ciò che aiuta direttamente la pagina a raggiungere il suo scopo: testi, immagini e video, strumenti interattivi come un calcolatore, recensioni e commenti quando sono il cuore della pagina, le sezioni a schede (per esempio le specifiche di un prodotto), titoli e intestazioni. Su quel contenuto i valutatori di Google guardano quattro qualità: l’impegno, cioè quanto lavoro umano c’è dietro; l’originalità, cioè quanto la pagina offre informazioni o punti di vista che altrove mancano; il talento o la competenza, come una scrittura chiara, un video ben fatto, uno strumento che funziona; l’accuratezza. Un passaggio merita la cornice: per Google generare grandi quantità di testo con l’AI senza supervisione rappresenta un impegno scarso o nullo, e citare le fonti resta utile, a patto di accompagnarle con un contributo originale.
Lette insieme, queste due guide sono un’ottima notizia per chi lavora con cura. L’esperienza di un’impresa artigiana o di uno studio professionale può diventare proprio il contributo originale che Google chiede: un nome e una faccia veri, un mestiere raccontato da chi lo fa, foto del laboratorio, esempi di lavori consegnati, il tutto con informazioni accurate e autori presentati in modo trasparente. L’AI resta un’aiutante preziosa per la prima bozza; la firma, il controllo dei fatti e l’esperienza ce li metti tu. Dai un’occhiata anche ai dettagli che sfuggono più spesso: il titolo e la meta description scritti in automatico dal plugin, il testo alternativo delle foto, la pagina «Chi siamo». È il modo in cui ci piace lavorare sui siti dei nostri clienti, con l’AI come strumento e le persone al timone: è il cuore della nostra agenzia SEO a Imola.
AI Mode tiene d’occhio il web per tutti: prezzi, novità in zona, prodotti di nuovo disponibili
Lunedì 28 settembre Robby Stein, vicepresidente di prodotto di Google Search, ha annunciato su X che le funzioni di monitoraggio di AI Mode, finora usate dagli abbonati Google AI Pro e Ultra, arrivano a tutti gli utenti, in tutto il mondo. Il funzionamento è semplice: dici ad AI Mode cosa tenere d’occhio e la ricerca continua a controllare per te siti, forum, post sui social, le fonti di dati in tempo reale di Google e lo Shopping Graph, con oltre 60 miliardi di prodotti. In più, mentre cerchi, è Google stesso a suggerirti cosa monitorare.
Gli esempi scelti da Stein sono quasi tutti locali o legati agli acquisti: i nuovi ristoranti o i negozi temporanei aperti vicino a te, le cose da fare con i bambini durante le feste, i prodotti tornati disponibili e i cali di prezzo. L’annuncio invita a provarlo dall’app Google e chiude con un promettente «Lots more to come!», ce n’è molto altro in arrivo. L’annuncio parla di un’estensione globale ma tace sulle lingue: la disponibilità in italiano resta da verificare.
Per un’attività di Imola il punto è concreto. Se qualcuno chiede a Google di avvisarlo quando apre un nuovo ristorante in zona o quando un prodotto torna disponibile, AI Mode può consultare siti, social e dati sui prodotti, cioè anche le fonti che parlano di te. Tieni aggiornati la scheda della tua attività su Google con orari, foto e novità, i prezzi e le disponibilità sul sito, e racconta sui social aperture ed eventi con date precise. Informazioni fresche e chiare sono esattamente quello che un sistema di monitoraggio cerca. Quanto traffico porteranno questi avvisi ai siti è ancora tutto da misurare: un motivo in più per tenere d’occhio i numeri, come ti dicevamo per Gemini.
Quanto ci mette Google a vedere le tue modifiche? Adesso ci sono i numeri
Venerdì 2 ottobre, a Barcellona, si è chiusa Search Central Live Deep Dive Europe, la prima edizione europea dell’evento tecnico di Google per chi si occupa di siti, tre giorni iniziati il 30 settembre. Nell’ultima giornata Gary Illyes, analista di Google, ha mostrato delle tabelle con i tempi tipici e i tempi più lenti dei principali processi della ricerca, basate su analisi interne di Google. Le slide, al momento, mancano dalle pagine ufficiali di Google: i numeri arrivano dal resoconto di un partecipante, John Campbell dell’agenzia ROAST, ripreso da Search Engine Journal e PPC Land.
- Scoperta di una pagina nuova: circa 20 ore nel caso tipico; nei casi più lenti settimane, oppure mai.
- Nuovo passaggio su una pagina già conosciuta: circa 30 giorni.
- Elaborazione della sitemap: circa 24 ore; nei casi peggiori fino a 14 giorni, oppure mai, per ragioni di qualità.
- Aggiornamento di titoli e snippet nei risultati: 1–2 giorni nel caso tipico; nei casi più lenti da settimane a mesi.
- Rimozione di un’azione manuale: 1–2 settimane nel caso tipico.
- Recupero dopo un core update: 3–6 mesi nel caso tipico; nei casi più lenti da 6 mesi a un anno, con un rimando al core update successivo.
Illyes ha anche ricordato che i processi sono collegati fra loro: una pagina va prima scansionata e poi indicizzata, quindi i ritardi si sommano. Vale la pena notare quel «mai» accanto alla qualità: le pagine deboli possono restare fuori per sempre. Il resoconto, va detto, lascia sconosciuti il campione e la definizione di «tipico», quindi questi tempi vanno presi come punti di riferimento, più che come scadenze.
Questi numeri sono preziosi perché tolgono ansia e aiutano a pianificare. Hai cambiato il titolo di una pagina? Nel caso tipico bastano un paio di giorni, ma può volerci molto di più. Hai pubblicato una pagina nuova? Nel caso tipico Google la scopre entro un giorno; perché si posizioni bene servono contenuti solidi e un sito ordinato. Hai perso posizioni con un aggiornamento importante? Metti in conto diversi mesi: il recupero si costruisce migliorando davvero il sito. E se stai pensando di rifare il sito o di cambiare dominio, mettilo in calendario con il giusto anticipo rispetto ai mesi caldi della tua attività: è uno dei primi temi che affrontiamo quando progettiamo i siti web a Imola.
Spam update di settembre: seconda ondata e lavori ancora in corso
Un aggiornamento sulla notizia che ti abbiamo dato la settimana scorsa. Lo spam update di settembre, partito giovedì 24 settembre con una durata prevista fino a due settimane, ha mostrato una seconda ondata di movimenti nelle classifiche fra il 30 settembre e il 1° ottobre, dopo la prima fra il 25 e il 27, come hanno segnalato Search Engine Roundtable e Search Engine Watch. Google parla di un unico aggiornamento globale, valido per tutte le lingue, e lunedì 5 ottobre, mentre scriviamo, il suo cruscotto ufficiale lo dà ancora in corso.
Se in questi giorni hai visto il tuo sito salire o scendere, aspetta la fine del rilascio prima di trarre conclusioni, e intanto annota le date dei movimenti. In Search Console confronta le pagine e le ricerche colpite con il periodo precedente: è il primo passo per capire cosa è successo davvero. Come ricorda Search Engine Watch, un grafico in discesa durante un aggiornamento indica il momento del cambiamento; per capirne la causa servono le prove raccolte sul sito, pagina per pagina.
- YouTube annuncia più priorità agli Shorts originali: chi ricarica soprattutto video altrui senza modifiche significative avrà probabilmente meno distribuzione.
- Instagram introduce la sponsorizzazione delle dirette dall’app (disponibilità in Italia da verificare): meglio programmarla almeno due ore prima.
- WhatsApp Business Platform: dal 1° ottobre 1.000 messaggi di servizio inclusi al mese per numero, poi si paga.
- OpenAI lancia i Dots, agenti sempre accesi, e GPT-6.1 Sol: secondo OpenAI vicino ad Astra, a un quinto del suo prezzo standard per token.
- ChatGPT ti fa provare vestiti e accessori con un selfie.
- Sui link di Gemini sono comparsi i parametri UTM: i casi esatti restano da chiarire, ma il traffico dagli assistenti AI si misura meglio.
- Google chiede di controllare a mano ogni contenuto fatto con l’AI, metadati compresi, e bolla come inganno gli autori inventati.
- AI Mode monitora prezzi e novità per tutti: tieni fresche le informazioni sulla tua attività.
- Nel caso tipico Google scopre una pagina nuova in circa 20 ore e il recupero dopo un core update richiede 3–6 mesi.
- Spam update di settembre: seconda ondata il 30 settembre, rilascio ancora in corso.
🐓 Il punto della settimana
Se dovessimo riassumere questi sette giorni in una parola, sceglieremmo «autentico». YouTube dice di volerlo premiare negli Shorts, Google lo chiede nei contenuti e lo pretende negli autori, gli assistenti AI vanno a caccia di informazioni fresche e precise. Per chi ha una bottega, uno studio o un laboratorio è una gran bella notizia: l’autenticità nasce dal lavoro di tutti i giorni, e va solo raccontata con cura.
Per ottobre ti proponiamo tre mosse semplici. La prima: gira tre video brevi con le tue mani e la tua voce, sul posto di lavoro, e pubblicali nell’arco del mese. La seconda: rileggi le pagine principali del tuo sito con gli occhi di un cliente (titoli, descrizioni, foto, pagina «Chi siamo»), controlla tutto quello che è stato scritto in automatico e correggi gli eventuali errori. La terza: guarda i numeri, da Google Analytics a WhatsApp Manager, per sapere da dove arrivano le persone e quanto ti costa risponder loro.
Noi di Marketing Romagnolo facciamo questo ogni giorno, da Imola, con l’AI come strumento e le persone al centro. Se vuoi una mano a mettere in fila queste mosse, scrivici: un caffè e due chiacchiere sono il modo migliore per cominciare. Ci rileggiamo lunedì prossimo, con le novità fresche di giornata. E zò!
Fonti della settimana
- Social Media Today — YouTube updates Shorts algorithm to put more focus on original content
- Search Engine Journal — YouTube To Cut Reach Of Channels Reposting Barely Changed Clips
- Social Media Today — Instagram adds option to boost livestreams
- MediaPost — Instagram Pushes Live Ads Via New Creator ‘Boosts’
- Tempo — 5 Facts on WhatsApp Business Rate Updates October 1
- Zendesk — Announcing upcoming changes to WhatsApp Business messaging pricing
- Sybrid — WhatsApp Business Pricing 2026: What Happens After 1,000?
- Convex Interactive — Meta’s WhatsApp Business API Pricing Update: Starting Oct 2026
- Business Standard — OpenAI DevDay 2026: Dots agent, GPT-6.1 Sol, new plans and more announced
- Dataconomy — OpenAI launches GPT-6.1 Sol at DevDay
- Search Engine Journal — OpenAI Dots Run Read-Only Research When Nobody Is Asking
- InfoQ — OpenAI DevDay 2026 Recap for Developers
- TechCrunch — ChatGPT can now virtually try on clothes for you
- Search Engine Roundtable — ChatGPT Adds Virtually Try On Clothing & Accessories
- Search Engine Journal — Google Gemini Adds UTM Parameters For Referral Attribution
- Abondance — Gemini ajoute des paramètres UTM à ses liens
- Google Search Central — Using generative AI content
- Google Search Central — Latest Google Search documentation updates
- Search Engine Roundtable — Google: Manually Factcheck & Review AI-Generated Content For Accuracy
- Search Engine Journal — Google Tells Sites To Fact-Check AI Content Before Publishing
- Google Search Central — Creating helpful, reliable, people-first content
- Search Engine Journal — Google Adds Fake Author Warning To Helpful Content Guidance
- Search Engine Roundtable — Google Helpful Content Doc With New Main Content & EOT/SA Sections
- Search Engine Journal — Google Rolls Out AI Mode Info Monitoring To All Users Globally
- Search Engine Watch — Google rolls out monitoring capabilities in AI Mode to everyone
- Search Engine Journal — Google Shows How Long Crawling, Indexing & Recovery Can Take
- PPC Land — Google says new pages take about 20 hours to be found, some never are
- Search Engine Roundtable — Phase Two Of The Google September 2026 Spam Update Hits On 9/30
- Search Engine Watch — Google’s September spam update delivers another ranking jolt
- Google Search Status Dashboard — stato degli aggiornamenti