Ci sono settimane in cui il marketing digitale fa un rumore di fondo, e settimane in cui si sente distintamente lo scatto della serratura. Quella dal 3 al 9 agosto 2026 è stata del secondo tipo: mentre buona parte dell’Italia era sotto l’ombrellone, TikTok e Disney hanno firmato un accordo che ridisegna cosa un creator può legittimamente mettere dentro un video, Meta ha consegnato agli inserzionisti uno strumento che si chiedeva da anni, e ai piani alti dell’intelligenza artificiale di Google si è mosso qualcosa che vale la pena guardare anche da Imola.

La nostra rassegna la facciamo così: leggiamo, controlliamo due volte le fonti, teniamo solo quello che è successo davvero e in quei sette giorni lì. Poi ti raccontiamo cosa se ne fa un’azienda che lavora, vende e fattura tra Imola, la Romagna e il resto del mondo. Perché una novità, da sola, resta un titolo di giornale: diventa utile quando entra nel modo in cui lavori il lunedì mattina.

1 mld
gli utenti settimanali che OpenAI dichiara per ChatGPT
+18%
il tempo speso nei commenti su LinkedIn, anno su anno
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i giorni di scossoni nei risultati Google, dal 1º al 6 agosto
5 ago
la giornata più densa: Disney-TikTok e il riassetto di Google DeepMind

📱 Social

TikTok e Disney firmano: i personaggi entrano ufficialmente nei video dei creator

Il 5 agosto Disney e TikTok hanno annunciato un accordo globale di condivisione di contenuti brevi, presentato come il primo del suo genere. In sostanza: i creator che aderiscono al programma ottengono l’accesso autorizzato a materiale tratto da centinaia di film e serie del gruppo — Disney, Pixar, Marvel, Star Wars, FX — per costruirci sopra i propri video brevi. Quei video vivono poi su due binari: TikTok da una parte e Verts, il feed verticale che Disney+ ha aggiunto nel corso del 2026, dall’altra.

Insieme all’accordo cammina un Disney Creator Ambassador Program gestito dalle due aziende, che ai creator più forti riserva visibilità, eventi ed evoluzione di carriera. Il debutto è previsto negli Stati Uniti nei prossimi mesi, con l’intenzione dichiarata di allargarsi ad altri mercati. Sui compensi, va detto con onestà, i comunicati non entrano nel merito: non sono state rese pubbliche né le soglie per entrare né la struttura dei pagamenti.

La lezione per chi fa impresa qui da noi sta tutta in una parola: autorizzato. Per anni la zona grigia dei personaggi, delle clip e delle musiche protette è stata attraversata a occhi chiusi, e ogni tanto qualcuno ci ha rimesso un profilo. Quello che sta succedendo è che le piattaforme stanno mettendo dei binari veri: da una parte c’è il materiale concesso in licenza, dall’altra tutto il resto. Se gestisci la pagina del tuo negozio o del tuo laboratorio, la mossa sensata è costruire un patrimonio riconoscibile che sia tuo — il volto di chi lavora, il gesto della mano che rifinisce, il rumore della bottega, il dialetto quando ci sta bene. È materiale che nessuno può reclamare e che, in Romagna, funziona meglio di qualunque personaggio in licenza. Se vuoi capire come si costruisce quel patrimonio con metodo, ne parliamo nella pagina dedicata al social media marketing a Imola.

Meta consegna le liste di esclusione: finalmente si può dire chi non deve vedere

L’8 agosto è arrivata la novità più immediatamente spendibile della settimana per chiunque investa in pubblicità: Meta ha introdotto un nuovo tipo di pubblico personalizzato pensato per un solo scopo, escludere. Si carica una lista di clienti e la si può usare unicamente per togliere quelle persone dal pubblico di una campagna. Non è convertibile: una volta creata come lista di esclusione resta tale, e non la si può usare per targettizzare in positivo. Per ora la funzione riguarda i pubblici personalizzati creati da lista clienti.

Meta motiva la scelta con due esigenze molto concrete: evitare di spendere budget mostrando promozioni a chi non deve riceverle, e mettere al riparo le aziende che per obblighi di legge o di regolamento non possono rivolgersi a certe persone. Chi ha disdetto, chi ha chiesto di non essere contattato, chi ha già comprato quella cosa lì: tutti casi in cui l’euro speso è un euro buttato, e spesso pure un piccolo dispetto a chi lo riceve.

In pratica, per una PMI romagnola questo è un risparmio che si vede subito nel rendiconto. Pensa a un’officina che spinge la promozione sul tagliando: mostrarla a chi il tagliando l’ha fatto tre settimane fa è denaro lasciato per strada, e per il cliente è la sensazione sgradevole che l’azienda non si ricordi di lui. Stessa musica per l’hotel che rilancia l’offerta di agosto a chi ha già prenotato, o per il consulente che promuove il primo appuntamento a chi è già a contratto. La cosa da fare è ordinata e si fa in mezz’ora: esporta l’anagrafica dal gestionale, separa i clienti attivi da chi non compra da un pezzo, carica la lista come esclusione e togli il primo gruppo dalle campagne di acquisizione. Poi quello stesso elenco lo riusi al contrario, con un messaggio da clienti affezionati anziché da sconosciuti. Se vuoi che a impostarlo sia una mano esperta, il nostro lavoro sulle campagne sponsorizzate sui social parte esattamente da qui.

LinkedIn mette i commenti in prima fila

Il 9 agosto LinkedIn ha annunciato un aggiornamento al modo in cui ordina i commenti sotto ai post: non più soltanto i più recenti o i più votati, ma quelli più pertinenti per la singola persona che sta leggendo. La piattaforma usa segnali come gli interessi professionali, le connessioni e l’attività di interazione per far emergere le conversazioni più vicine a chi guarda, e in parallelo porta nel feed le discussioni più fresche e rilevanti.

Il motivo lo ha messo nero su bianco la stessa LinkedIn nel report del secondo trimestre: il tempo speso dentro i commenti dei post è cresciuto del 18% su base annua. Detta semplice, la gente sotto ai post ci resta, e la piattaforma ha deciso di assecondare l’abitudine invece di contrastarla.

Se lavori in ambito B2B — e in Romagna significa meccanica, packaging, food service, subfornitura, servizi alle imprese — la conseguenza è bella diretta: il commento non è più il contorno del post, è distribuzione. Una risposta ragionata sotto al contenuto di un potenziale cliente può arrivare a più occhi giusti del post che pubblichi tu. Il che ribalta l’agenda: invece di spendere due ore per un contenuto perfetto una volta a settimana, spendine venti minuti al giorno per rispondere con competenza vera sotto ai post di clienti, fornitori e associazioni di categoria. È il lavoro più sottovalutato del social B2B, e adesso l’algoritmo lo premia in modo esplicito.

🤖 Intelligenza Artificiale

OpenAI toglie il tetto ai messaggi di testo per chi usa ChatGPT senza abbonamento

Tra il 6 e il 7 agosto OpenAI ha annunciato la rimozione dei limiti sulle conversazioni testuali per gli utenti dei piani base e Go di ChatGPT. Fino a ieri chi non pagava veniva fermato dopo poche decine di messaggi in una manciata di ore e retrocesso a un modello più leggero; adesso il testo diventa senza tetto, servito da un nuovo modello predefinito che sostituisce il precedente. Arriva anche un pulsante Think che permette di chiedere più ragionamento quando la domanda è tosta, mentre restano limiti separati per file, immagini, voce e generazione di immagini. Chi ha un abbonamento Plus o Pro riceve a sua volta un modello aggiornato, tarato sulle risposte rapide, la ricerca sul web, i consigli e la pianificazione. Il rilascio è stato indicato per la settimana successiva all’annuncio, e nell’occasione l’azienda ha ricordato di aver superato il miliardo di utenti settimanali.

Qui la notizia non è tecnica, è di mercato. Fino a poco tempo fa il ragionamento serio di un’intelligenza artificiale era una cosa da abbonati; da questa settimana è la condizione normale di chiunque abbia uno smartphone. Vuol dire che il tuo cliente, prima di chiamarti, ha già fatto tre domande a una macchina che gli risponde in un italiano credibile: quanto costa più o meno un impianto come il suo, quali sono le alternative, cosa deve chiedere per non farsi fregare. Arriva da te già istruito, e a volte già istruito male.

La risposta giusta a questo scenario non è rincorrere la tecnologia, è alzare il livello di quello che pubblichi. I contenuti che oggi valgono qualcosa sono quelli che una macchina non può inventare: il prezzo reale di un lavoro fatto qui, con i materiali che usi tu; il caso del cliente di Castel San Pietro con nome, numeri e tempi; la spiegazione del perché quella soluzione in un capannone del 1978 non regge. È materiale che nasce dal mestiere e che, non a caso, è anche quello che le ricerche premiano: ci lavoriamo ogni giorno nella parte SEO dei nostri progetti.

Anthropic si mette a progettare i chip in casa

Il 5 agosto Anthropic ha confermato la nascita di una squadra interna dedicata alla progettazione di chip per l’intelligenza artificiale, con l’idea di sviluppare in parallelo il silicio e i modelli Claude che ci girano sopra. L’obiettivo di cui parlano le ricostruzioni di stampa è ambizioso: tagliare all’incirca della metà il costo per token dell’inferenza, cioè quanto si spende ogni volta che il modello produce una risposta. L’azienda sta assumendo profili a cavallo tra hardware e software e ha precisato che le collaborazioni con AWS, Google, Nvidia e AMD restano centrali: non è un divorzio dai fornitori, è un’ottimizzazione dei costi dentro l’ecosistema esistente.

Sembra una notizia lontanissima da un capannone della via Emilia, e invece racconta una cosa che ti riguarda da vicino: il costo di far girare l’intelligenza artificiale sta scendendo, e scenderà ancora. Tutte le grandi aziende del settore stanno spingendo nella stessa direzione, e questo significa che nei prossimi mesi le funzioni intelligenti arriveranno dentro i programmi che già paghi — il gestionale, il CRM, il software del preventivo, la casella di posta — senza che tu debba comprare nulla di nuovo.

La conseguenza pratica è un consiglio di prudenza che vale soldi veri: prima di firmare per una piattaforma dedicata che promette meraviglie, controlla cosa sta per uscire negli strumenti che hai già in casa. Molto spesso la funzione che stai per pagare a parte arriverà compresa nel canone entro sei mesi. Meglio investire adesso nel mettere ordine nei dati — l’anagrafica clienti pulita, lo storico dei lavori, i preventivi archiviati bene — perché quello è il carburante che rende utili le funzioni intelligenti quando arriveranno. Chi ha i dati in ordine parte avanti; chi li ha sparsi tra tre fogli di calcolo e una rubrica del telefono parte indietro, qualunque strumento compri.

🔎 Google

Una settimana di scossoni nei risultati, senza conferma ufficiale

Dal 1º al 6 agosto i risultati di Google si sono mossi parecchio. Gli strumenti di monitoraggio indipendenti hanno registrato picchi consistenti, e nelle comunità di chi lavora sul posizionamento il traffico di segnalazioni è cresciuto giorno dopo giorno: posizioni instabili, comportamenti anomali su Discover, casi di calo brusco. Un editore ha riferito perdite superiori al 70% su più siti nella giornata del 5 agosto.

Il punto delicato è che Google non ha confermato alcun aggiornamento. Il pannello di stato ufficiale non segnala incidenti su posizionamento, indicizzazione, scansione o erogazione nel periodo, e l’ultima modifica confermata al posizionamento resta l’aggiornamento anti-spam di giugno 2026, partito il 24 e completato il 26 di quel mese. Chi ha analizzato il fenomeno propende per una ricalibrazione ampia in cui le pagine con poca originalità, prove deboli o intento vago hanno pagato più delle altre — ma è una lettura, non una comunicazione ufficiale, e più cause potrebbero essersi sovrapposte.

L’avvertenza che conta, se hai visto muoversi i numeri in quei giorni, è una sola: non toccare niente di strutturale sull’onda dell’emozione. La reazione istintiva — riscrivere mezzo sito, cambiare i titoli di tutte le pagine, disfare quello che funzionava — è quasi sempre la mossa che trasforma un’oscillazione temporanea in un danno permanente. Quello che si fa in questi casi è ordinato: si annota la data esatta del calo, si guarda in Search Console quali pagine e quali ricerche hanno perso terreno, si aspettano dieci o quindici giorni per capire se il movimento si assesta, e nel frattempo si lavora sulle cose che non dipendono dall’algoritmo. Se il sito è vecchio, lento o poco chiaro nel dire cosa fai, quello è il momento buono per sistemarlo davvero: è il tipo di lavoro che facciamo quando costruiamo siti web a Imola, e paga a prescindere da come si muove la classifica.

Riassetto ai vertici di Google DeepMind

Tra il 5 e il 6 agosto Google ha riorganizzato la squadra che guida la sua intelligenza artificiale. Demis Hassabis lascia la conduzione quotidiana del laboratorio che sviluppa i modelli Gemini e assume il ruolo di presidente di Google DeepMind, affiancandolo a quello di responsabile scientifico di Alphabet; continua inoltre a guidare Isomorphic Labs, la società del gruppo dedicata alla scoperta di farmaci. Al suo posto, sulla gestione di tutti i giorni, arriva Koray Kavukcuoglu, fino a quel momento direttore tecnico, con il titolo di vicepresidente senior e riporto diretto a Sundar Pichai. Nello stesso periodo Jeff Dean, ventisette anni in azienda, ha lasciato con alcuni colleghi per fondare una nuova realtà.

Dietro i nomi c’è un movimento che si legge bene: Google ha deciso di accorciare la catena di comando sull’intelligenza artificiale per correre di più. Per chi fa impresa, la traduzione è che la pagina dei risultati continuerà a cambiare forma, e a cambiarla in fretta. Le risposte generate dall’AI compaiono ormai su circa metà delle ricerche, e ogni riassetto interno di questo tipo di solito anticipa altre novità visibili.

Il consiglio, in romagnolo: non mettere tutte le uova nello stesso cesto. Un’azienda che oggi dipende per l’80% dai clic organici sta appoggiando il fatturato su un terreno che si muove. La strada solida è farsi due o tre gambe: la ricerca organica curata bene, una presenza a pagamento gestita con criterio — è il lavoro che facciamo con Google Ads a Imola — e soprattutto un canale che sia tuo e che nessuno possa spostarti sotto i piedi, cioè una lista di contatti costruita con pazienza e trattata con rispetto. Le prime due portano persone nuove; la terza è quella che ti tiene in piedi quando le prime due tremano.

In sintesi
  • Disney e TikTok hanno firmato il 5 agosto un accordo globale che dà ai creator l’accesso autorizzato ai personaggi del gruppo: le piattaforme stanno separando il materiale in licenza da tutto il resto.
  • Meta ha introdotto l’8 agosto le liste di soli esclusi: si caricano i clienti e li si toglie dalle campagne di acquisizione, con un risparmio immediato.
  • LinkedIn dal 9 agosto ordina i commenti per pertinenza personale: sotto i post c’è distribuzione vera, e il tempo speso lì è cresciuto del 18% in un anno.
  • OpenAI ha tolto il tetto ai messaggi di testo per i piani base: il ragionamento AI di buon livello è ormai alla portata di chiunque, clienti compresi.
  • Anthropic progetta chip in proprio per abbassare il costo dell’inferenza: le funzioni intelligenti arriveranno dentro i programmi che già usi.
  • Google ha vissuto sei giorni di forte volatilità senza confermare aggiornamenti, e ha riorganizzato i vertici della sua intelligenza artificiale.

🐓 Tre mosse per la settimana che comincia

Se di tutta questa rassegna dovessi portarti a casa tre cose da fare — non da sapere, da fare — sarebbero queste.

La prima è la lista di esclusione su Meta. È l’intervento con il rapporto migliore tra fatica e risultato di tutta la settimana: mezz’ora di lavoro, l’anagrafica clienti caricata come pubblico da escludere, e ogni euro delle campagne di acquisizione torna a fare il mestiere per cui l’hai speso, cioè portare gente nuova. Nessuna teoria, si apre il gestore delle inserzioni e si fa.

La seconda è mettere ordine nei dati. Fra chip più economici e modelli sempre più diffusi, nei prossimi mesi le funzioni intelligenti arriveranno dentro gli strumenti che già paghi. Chi ci arriva con l’anagrafica pulita, lo storico dei lavori consultabile e i preventivi archiviati come si deve accende l’interruttore e parte. Agosto, con il telefono che squilla meno, è il mese perfetto per fare questo lavoro noioso e prezioso.

La terza è la calma sui risultati Google. Se hai visto numeri strani nella prima settimana del mese, annota la data, guarda in Search Console quali pagine hanno ceduto e aspetta. Le decisioni prese di pancia durante una turbolenza non confermata costano più della turbolenza stessa.

Noi siamo quelli che le novità le leggono tutte e poi ti dicono le due o tre che contano davvero per la tua azienda, con i piedi ben piantati nella terra tra Imola e la Romagna. Se questa settimana ti ha lasciato una domanda in sospeso — sulle campagne, sul sito, sul posizionamento o su come stare dentro questa faccenda dell’intelligenza artificiale senza perderci la testa — scrivici quattro righe: si parte sempre da una chiacchierata concreta, senza giri di parole.

Ci si legge lunedì prossimo con la rassegna nuova. E zò!

Fonti della settimana

Luca Masrè Passaro

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

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