Giovedì sera, le sette e mezza. Una coppia esce dal lavoro a Imola e nessuno dei due ha voglia di cucinare. Lei prende il telefono e scrive «ristorante» su Google Maps: compare una manciata di segnaposto rossi, ognuno con le sue stelline. In pochi minuti hanno letto qualche recensione, sbirciato le foto dei piatti, controllato che il locale fosse aperto e più o meno quanto costa una cena. Poi chiamano, e prenotano lì dove tutto sembrava chiaro e aggiornato.

Nello stesso momento, qualche via più in là, un ristoratore guarda la sala mezza vuota e si chiede perché il giovedì vada sempre così, con una cucina che è buona davvero. Molto spesso la risposta sta in quei pochi minuti sul telefono: la scelta comincia prima che il cliente arrivi alla porta. Il marketing per ristoranti serve a curare proprio quel tratto di strada, con strumenti concreti e alla portata di una trattoria come di un locale più strutturato. In questa guida trovi come ti cercano oggi i clienti, otto mosse concrete per farti trovare e scegliere, gli errori da evitare e le regole nuove su recensioni, allergeni e parole come «artigianale», che toccano da vicino chi fa ristorazione.

Come ti cerca oggi un cliente

Quando qualcuno cerca dove mangiare vicino a sé, Google mostra i risultati locali su Maps e nella Ricerca. È Google stesso a spiegare che questi risultati si basano principalmente su tre fattori: la pertinenza (quanto la tua scheda corrisponde a quello che la persona ha cercato), la distanza e la popolarità. Sulla distanza puoi poco. Sugli altri due puoi lavorare parecchio: Google scrive che le attività con informazioni complete e accurate hanno maggiori probabilità di comparire nei risultati locali, e che le recensioni positive, insieme a risposte utili, aiutano un’attività a distinguersi.

Poi arriva il momento del confronto, e lì pesano le recensioni. Secondo i dati diffusi da TheFork nel giugno 2025, il 44% degli italiani legge almeno cinque recensioni prima di scegliere dove prenotare. Il report che la stessa piattaforma ha presentato a maggio 2026, per la Giornata della ristorazione, indica che circa 8 italiani su 10 consultano piattaforme online prima di scegliere un ristorante e che il 94% legge le recensioni prima di prenotare. Sono numeri di una piattaforma che vive di prenotazioni, quindi prendili come una tendenza; la direzione però è chiara.

Lo stesso report mette in fila i criteri di scelta: la qualità del cibo resta al primo posto (65%), subito dopo viene l’atmosfera del locale (56%), mentre il costo è decisivo per il 34%. Tradotto: chi ti cerca vuole capire, prima di uscire di casa, che cosa mangerà e in che ambiente. Foto vere della sala e dei piatti, un menu leggibile, parole che raccontano il posto: sono queste le cose che aiutano chi ti cerca a decidere e a chiamarti.

Il percorso tipico assomiglia a questo: una ricerca su Google o su Maps, uno sguardo alle stelline e alle ultime recensioni, le foto, il menu, a volte una tappa sul profilo Instagram per farsi un’idea dell’ambiente, e infine la prenotazione. Ogni passaggio è un punto in cui puoi guadagnare il cliente, oppure perderlo.

Il percorso di chi sceglie dove mangiare: cerca su Google o Maps, legge le recensioni, guarda foto e menu, prenota

8 mosse che portano clienti al tuo ristorante

Ecco come trovare clienti per un ristorante partendo da quello che hai già: la tua cucina, la tua sala, le persone che ci lavorano. Le mosse sono in ordine di priorità: le prime chiedono soprattutto tempo e attenzione, l’ultima anche un piccolo budget.

1. La scheda Google, curata come la sala

Per un ristorante il Profilo dell’attività su Google è spesso la prima vetrina, e va tenuto in ordine con la stessa cura con cui apparecchi i tavoli. Google consiglia di verificare la scheda e di tenere aggiornate le informazioni: indirizzo, orari di apertura, compresi quelli speciali (festivi, chiusure per ferie, il pranzo della domenica), tipo di attività e attributi come parcheggio o Wi-Fi. Aggiungi il link al menu e quello per prenotare, e soprattutto foto vere e recenti: la sala com’è oggi, i piatti che servi davvero, il dehors d’estate, il camino d’inverno.

Scegli con attenzione la categoria principale (trattoria, pizzeria, osteria, ristorante di pesce…): è una delle informazioni con cui Google capisce per quali ricerche mostrarti. Trovi una guida passo passo in farsi trovare a Imola con il profilo Google dell’attività; se preferisci che qualcuno se ne occupi con te, è il cuore del nostro lavoro di SEO locale a Imola.

2. Recensioni: chiederle bene, rispondere sempre

Le recensioni sono il passaparola di oggi, e si possono incoraggiare nel modo giusto. Google mette a disposizione un link e un codice QR per chiedere una recensione: stampalo su un cartoncino da lasciare insieme al conto, o mandalo a chi ha prenotato una cena di gruppo. Poi rispondi a tutte: alle belle con un grazie che sembri scritto a mano, alle critiche con calma e con un fatto concreto («ne abbiamo parlato in cucina», «da questa settimana il dehors apre alle 19»). Google stesso ricorda che rispondere alle recensioni mostra ai clienti che tieni al loro parere, e a chi legge una risposta educata a una critica racconta molto di come lavori.

Sulle recensioni il 2026 ha portato regole nuove, pensate proprio per ristorazione e turismo. La legge 11 marzo 2026, n. 34 (la legge annuale sulle PMI, in vigore dal 7 aprile 2026) stabilisce che una recensione online è lecita se è rilasciata entro trenta giorni dall’esperienza da chi l’ha vissuta di persona, se riguarda davvero ciò che il locale offre e se non è il frutto di sconti, benefici o altre utilità concessi o promessi dal ristorante o da suoi intermediari. Una recensione accompagnata dalla prova dello scontrino o della fattura si presume autentica, e trascorsi due anni dalla pubblicazione non è più considerata lecita. Il legale rappresentante del locale, o un suo delegato, può segnalare alla piattaforma le recensioni che non rispettano questi requisiti e chiederne la rimozione, seguendo la procedura del regolamento europeo sui servizi digitali; la decisione resta alla piattaforma. Queste regole valgono per le recensioni pubblicate dal 7 aprile 2026.

La stessa legge vieta di comprare o cedere recensioni, apprezzamenti o interazioni, e affida all’Antitrust (AGCM) i poteri sanzionatori del Codice del consumo, con multe che vanno da 5.000 euro a 10 milioni. Anche Google, nelle sue norme, vieta di offrire sconti, omaggi o pagamenti in cambio di una recensione e di chiedere recensioni solo ai clienti soddisfatti. Il caffè offerto in cambio di cinque stelline, insomma, è una pessima idea su tutti i fronti.

3. Il menu online: leggibile, aggiornato, con gli allergeni

Chi sta decidendo dove andare vuole vedere che cosa mangerà, e a che prezzo. Metti il menu sul sito come testo vero, diviso per portate e con i prezzi aggiornati: si legge bene dal telefono, si aggiorna in fretta quando cambiano piatti e prezzi e lo leggono senza fatica anche i motori di ricerca. La foto del menu cartaceo o un PDF da scaricare sono più scomodi da consultare sul telefono e più difficili da tenere aggiornati. Se vuoi lavorare anche su come è costruito, abbiamo scritto una guida al menu engineering. E per un ristorante spesso basta un sito semplice e veloce, pensato per il telefono, con menu, orari, mappa e un tasto per prenotare: è il lavoro che facciamo con i siti web per le attività di Imola.

Online o di carta, il menu porta con sé un obbligo da tenere presente: le informazioni sugli allergeni, che restano obbligatorie anche quando usi un menu digitale. Per i piatti serviti al tavolo, il D.Lgs. 231/2017 (art. 19, comma 8) chiede che la presenza delle sostanze allergeniche elencate dal Regolamento UE 1169/2011 (14 categorie, fra cui i cereali contenenti glutine e la frutta a guscio) sia indicata in modo riconducibile a ciascun piatto, prima che venga servito, su menu, registro, cartello «o altro sistema equivalente, anche digitale», da tenere ben in vista. Se usi un sistema digitale, per esempio il menu col codice QR, le stesse informazioni devono risultare anche da una documentazione scritta facile da consultare. In alternativa puoi riportare sul menu, sul registro o su un cartello un avviso sulla possibile presenza di allergeni che rimandi al personale; anche in questo caso le informazioni devono risultare da una documentazione scritta facilmente reperibile sia per il cliente sia per l’autorità competente. Omettere l’indicazione degli allergeni può costare da 3.000 a 24.000 euro (art. 23). Quando rifai il menu online, quindi, rifai anche la parte sugli allergeni, e nel dubbio chiedi alla tua associazione di categoria o a chi ti segue per la sicurezza alimentare.

4. Instagram e social: far vedere l’atmosfera

Se l’atmosfera è il secondo motivo di scelta, i social sono il posto dove raccontarla. Su Instagram funzionano i contenuti che solo tu puoi fare: la sfoglia tirata la mattina, il piatto del giorno che esce dalla cucina, la sala che si accende la sera, le persone che ci lavorano. Brevi video verticali per farti scoprire, storie per le cose del giorno (il piatto fuori menu, un tavolo che si è liberato per stasera), post curati per ciò che deve restare. Meglio un appuntamento fisso alla settimana, mantenuto, che una raffica di post seguita da mesi di silenzio. Se preferisci farti affiancare, è il lavoro del nostro social media marketing a Imola.

Attento alle parole, però. Con la stessa legge 34/2026 (art. 16) è cambiata la regola sull’aggettivo «artigianale»: se il tuo locale non è iscritto all’Albo delle imprese artigiane, non puoi presentare come artigianali, nell’insegna, nel marchio o nella promozione, i prodotti che realizzi tu. Le risposte ufficiali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy fanno proprio l’esempio del bar con laboratorio non iscritto all’Albo: il suo gelato non può presentarlo come «artigianale», ma può definirlo «di produzione propria» o «di qualità»; fra le espressioni possibili il Ministero cita anche «fatto a mano», «tradizionale» e «realizzato con manualità», che naturalmente devono corrispondere al vero. Puoi invece presentare come artigianali i prodotti di un’impresa artigiana che servi o vendi, senza far credere che siano tuoi, e dire che un ingrediente è artigianale se arriva davvero da un’impresa artigiana, purché il messaggio non attribuisca l’artigianalità all’intero piatto. Per le sanzioni il Ministero rimanda all’adeguamento delle leggi regionali, ma conviene rileggere fin da ora menu, sito e didascalie. Se il tuo locale è iscritto all’Albo e i prodotti li fai tu, la parola puoi continuare a usarla.

5. Prenotare deve essere facilissimo

Ogni passaggio in più fra «mi piace» e «prenotato» è un’occasione per perdere qualcuno per strada. Metti il pulsante per prenotare, o il numero da chiamare, ovunque ti trovino: sulla scheda Google, in cima al sito, nella bio di Instagram. Rispondi al telefono negli orari in cui le persone chiamano, oppure scrivi chiaramente quando richiamarti. WhatsApp Business è comodo per gruppi, compleanni e cene aziendali: risposte rapide già pronte, il menu da mandare con un tocco, una conferma scritta che evita fraintendimenti sul numero di persone e sull’orario.

6. Le stagioni del ristorante: le cene di Natale si vendono a ottobre

Un ristorante vive di calendario. Le cene aziendali e di Natale si decidono con settimane di anticipo: se a metà ottobre il tuo menu delle feste è già online, con prezzo a persona, date disponibili e un modo semplice per bloccare la sala, sei pronto quando chi organizza comincia a cercare. Lo stesso ragionamento vale per San Valentino, per la Festa della mamma, per le serate all’aperto d’estate. In autunno, poi, a Imola c’è il Baccanale, la rassegna enogastronomica in cui ristoranti e agriturismi propongono menu a tema: un’occasione naturale per farti conoscere da chi esce apposta per mangiare. E quando all’Autodromo c’è un evento, la città si riempie di persone che cercano dove cenare: una scheda aggiornata e un post il giorno prima ti fanno trovare pronto.

7. Fare rete con il territorio

In Romagna la tavola è anche una faccenda di relazioni. Lavora con chi ti sta intorno: la cantina delle colline di cui servi il Sangiovese o l’Albana, il produttore da cui compri la farina o i formaggi, il B&B e l’hotel che ogni sera si sentono chiedere «dove ci consiglia di mangiare?». Una serata di degustazione con il vignaiolo, un piatto costruito insieme al produttore, qualche cartoncino lasciato alla reception: sono collaborazioni che possono farti conoscere a persone nuove e che danno storie da raccontare sui social, a tutti e due. Vale anche per le aziende della zona: una proposta chiara per i pranzi di lavoro o le cene di reparto, mandata alla persona giusta, apre un canale che può durare anni.

8. Pubblicità locale mirata, quando il resto è a posto

Le sponsorizzate hanno senso quando la scheda Google è curata, le recensioni hanno una risposta e il menu è online: a quel punto la pubblicità porta le persone in un posto pronto ad accoglierle. Su Instagram e Facebook puoi indirizzare un video della tua sala alle persone della tua zona, magari nei giorni in cui hai più posti liberi; su Google puoi farti vedere da chi cerca un ristorante nella tua zona. Il modo più sensato di cominciare è un budget piccolo, una proposta precisa (il menu del giovedì, la cena di Natale per gruppi) e il conto delle prenotazioni che arrivano davvero. È quello che facciamo con le sponsorizzate social a Imola.

La regola d’oro

Il ristorante che il cliente vede sul telefono deve essere lo stesso che trova quando apre la porta: le stesse foto, gli stessi orari, gli stessi prezzi, la stessa accoglienza. È da questa coerenza che nasce la fiducia.

Gli errori che costano clienti

Un esempio concreto a Imola

Prendiamo una trattoria di cucina romagnola nel centro di Imola, gestita da due fratelli. È un esempio costruito per spiegare il metodo, non un locale reale. La cucina è buona e nel fine settimana la sala si riempie con i clienti di sempre, ma dal lunedì al giovedì si lavora poco. Sulla scheda Google ci sono foto di qualche anno fa, l’orario estivo mai corretto e diverse recensioni senza risposta. Il menu sul sito è un PDF con i prezzi vecchi.

I due fratelli partono dalle cose che costano solo tempo. Sistemano orari e categoria, caricano foto nuove (la sfoglia tirata a mano, i cappelletti, la sala con le luci della sera), mettono il menu in pagina con i prezzi giusti e gli allergeni piatto per piatto. Stampano il codice QR per le recensioni su un cartoncino che arriva col conto e cominciano a rispondere a tutte, anche alle vecchie. Su Instagram scelgono un appuntamento fisso: ogni mercoledì un breve video sul piatto della settimana, girato in cucina con il telefono.

A ottobre pubblicano una pagina con il menu delle cene aziendali e di Natale, prezzo a persona e date libere, e la mandano alle aziende con cui hanno già lavorato. Si accordano con una cantina delle colline per una serata di degustazione e lasciano qualche cartoncino in un B&B lì vicino. Solo a quel punto provano una piccola sponsorizzata per il menu del giovedì, con un pubblico impostato sulla zona del locale. Ogni mese guardano le statistiche della scheda Google (chiamate, richieste di indicazioni stradali, clic sul sito) e contano da dove arrivano le prenotazioni, per capire che cosa tenere e che cosa cambiare.

Da dove iniziare (i primi 3 passi)

  1. Questa settimana, guarda la tua scheda Google con gli occhi di un cliente. Cerca il tuo ristorante dal telefono, controlla orari, categoria, foto, link al menu e alla prenotazione, e correggi tutto quello che è cambiato.
  2. Entro fine mese, metti in moto le recensioni. Crea il link o il codice QR, portalo in sala, rispondi alle recensioni degli ultimi mesi e prendi l’abitudine di farlo ogni settimana.
  3. Prima di novembre, prepara le feste. Menu di Natale e cene aziendali online, con prezzo e modo per prenotare; e già che ci sei, ricontrolla allergeni e parole come «artigianale» su menu, sito e social.

Come muoverti

Il marketing di un ristorante assomiglia al servizio in sala: conta la costanza più del colpo a effetto, e i dettagli si notano. Molte di queste mosse puoi farle da solo, con un po’ di tempo fisso ogni settimana e un telefono. Se invece preferisci qualcuno che le porti avanti con te, dalla scheda Google al sito con il menu, dai social alle sponsorizzate, noi di Marketing Romagnolo siamo a Imola e lavoriamo ogni giorno con le attività del territorio. Scrivici due righe e raccontaci il tuo locale: ti diciamo con franchezza da dove conviene partire.

Fonti

Luca Masrè Passaro

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

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