Ti hanno detto che devi fare i video. Lo sanno tutti, ormai: il video tira, il video converte, il video è il futuro. Peccato che quando accendi la fotocamera del telefono e ti vedi nello schermo ti viene voglia di emigrare. La voce trema, le mani non sai dove metterle, e dopo dodici ciak hai prodotto solo dodici motivi per cancellare tutto.
Buone notizie: non devi diventare un attore. Devi solo smettere di provare a esserlo. La maggior parte dei video aziendali fatti male non falliscono perché chi parla è imbranato. Falliscono perché chi parla recita invece di spiegare. E questo, fortunatamente, si aggiusta.
La verità scomoda: alla gente non interessa la tua faccia
Mettiamola giù chiara. Quando un cliente guarda il video di un’officina di Imola, non sta valutando il provino per un film. Sta cercando di capire una cosa sola: posso fidarmi di questa gente? Il sorriso perfetto e la dizione da telegiornale non c’entrano niente. Anzi, spesso allontanano, perché sanno di finto.
Pensa all’ultima volta che hai scelto un artigiano, un dentista, un consulente. Hai scelto chi sembrava una persona vera che sa fare il suo mestiere, non chi sembrava uno spot. La telecamera non deve trasformarti in qualcun altro. Deve far vedere quello che già sei quando spieghi una cosa a un cliente davanti al bancone.
Perché i video funzionano davvero (anche se sono imperfetti)
I numeri ci sono, e sono onesti. Secondo una ricerca HubSpot, l’89% delle persone vorrebbe vedere più video dai brand che segue. Un video su una landing page può alzare le conversioni in modo importante, e le pagine con video hanno più probabilità di posizionarsi bene su Google. Tradotto: un cliente che ti guarda parlare per quaranta secondi arriva alla telefonata già mezzo convinto.
Ma attenzione al punto vero: questi numeri non premiano i video belli. Premiano i video chiari e umani. Il problema, semmai, arriva dopo: anche un video sincero rischia di restare un bel video che non guarda nessuno se non lo distribuisci bene. Un imprenditore che spiega come lavora con il grembiule ancora addosso batte dieci volte un video patinato dove si vede che stai leggendo un copione che non senti tuo.
Cinque trucchi per non sembrare un palo della luce
Ecco la roba pratica, quella che puoi usare già domani con il telefono che hai in tasca.
- Non imparare a memoria. Il copione recitato è il nemico numero uno. Tieni a mente tre punti, non tre paragrafi. Parla come parleresti a un cliente seduto di fronte a te.
- Parla a una persona, non a “il pubblico”. Immagina davanti all’obiettivo il tuo cliente tipo: il geometra di Imola, la signora che cerca un fornaio di fiducia. Cambia tutto il tono.
- Sbaglia e vai avanti. Ti impappini? Ridi, riparti dalla frase, continua. Spesso quel pezzo è il più simpatico di tutti. La perfezione è noiosa, l’autenticità no.
- Muovi le mani e gli occhi guardano l’obiettivo, non lo schermo. Guardare la tua faccina mentre parli è il modo migliore per sembrare strabico. Guarda il puntino della camera: è lì che c’è il cliente.
- Fai vedere, non solo dire. Sei un fabbro? Riprendi le mani che lavorano. Hai un negozio? Fai un giro tra gli scaffali. Il prodotto e il gesto parlano al posto tuo e ti tolgono i riflettori di dosso.
Il segreto che nessuno ti dice: non devi essere tu
Se proprio la telecamera non fa per te, c’è una via d’uscita comoda e furba. Il protagonista del video non deve per forza essere la tua faccia.
Le mani che lavorano
Un video di trenta secondi con le tue mani che impastano, saldano, sistemano un motore o incartano un regalo racconta la tua competenza meglio di mille parole. Voce fuori campo, zero ansia da palco.
Il cliente che parla per te
Una testimonianza vera di un cliente soddisfatto vale più di qualsiasi tua autocelebrazione. Tu stai dietro la camera, lui parla. Onesto, credibile, e tu sei salvo.
Il prodotto in azione
La pizza che esce dal forno, il tessuto che si srotola, l’impianto che si accende. A volte la cosa più convincente sei tu che non compari proprio.
Quando conviene farsi aiutare (e quando no)
Per i contenuti veloci e quotidiani, il telefono basta e avanza: anzi, l’imperfezione del “fatto in casa” su certi canali funziona meglio del super-prodotto. Ma quando ti giochi qualcosa di importante – il video sulla home del sito, una presentazione aziendale, uno spot per una sponsorizzata – lì la differenza tra fai-da-te e lavoro fatto bene si vede eccome, e capire quanto costa un videomaker a Imola ti aiuta a scegliere con la testa.
Un buon videomaker a Imola non serve a renderti finto. Serve a metterti a tuo agio, a togliere i pezzi morti, a far sì che la versione di te che esce sia quella migliore – ancora vera, ma senza i quaranta “ehm”. Spesso il regista bravo si riconosce proprio da questo: ti fa dimenticare che la camera è accesa. Se poi vuoi capire come incastrare i video dentro una strategia più ampia, vale la pena dare un’occhiata a tutti i servizi e, perché no, a come funziona un sito fatto bene dove quel video andrà a vivere.
La paura passa, i clienti restano
Nessuno è nato bravo davanti alla telecamera. Nemmeno quelli che ti sembrano sciolti: si sono solo allenati e hanno smesso di volersi perfetti. Il primo video farà schifo, il secondo un po’ meno, al decimo ti accorgerai che parli normale. E intanto i clienti, che cercano una faccia di cui fidarsi e non un attore da Oscar, avranno già iniziato a chiamare.
Quindi spegni l’ansia, accendi la camera, e racconta quello che fai come lo racconteresti al bar. Tanto la gente vuole proprio quello. E zò!