Il telefono squilla a metà mattina. «Buongiorno, la chiamo per portarla primo su Google.» Oppure arriva una mail con l’oggetto in maiuscolo: «Il suo sito ha 47 errori SEO». Se hai un’attività a Imola, a Faenza o a Castel San Pietro, è molto probabile che ti sia successo. Magari più di una volta.

Il problema è che la SEO è un servizio che si vede poco. Paghi oggi un lavoro i cui effetti arrivano con il tempo, fatto su un sito che guardi di rado, misurato con numeri che nessuno ti ha mai spiegato. È il terreno ideale per chi vende bene e lavora male — e anche il motivo per cui tanti imprenditori, dopo una prima esperienza storta, decidono che «la SEO non funziona».

La SEO fatta bene può portare clienti veri. I risultati dipendono anche dal sito, dalla concorrenza e da quanto si cerca quello che vendi — ma una parte grande del «fatta bene» dipende da chi la fa. E il modo più semplice per capire chi hai davanti è fare le domande giuste, prima di firmare.

Lo dice anche Google: nella sua guida su come scegliere un esperto SEO suggerisce di organizzare un colloquio e porta un elenco di domande da fare. Noi siamo partiti da lì e siamo andati avanti. In questo articolo trovi 30 domande divise in otto gruppi, cosa dovresti sentirti rispondere, i segnali per cui alzarti dal tavolo e una scheda da portare all’incontro.

Una premessa onesta: siamo un’agenzia SEO anche noi. Queste sono le domande che vorremmo ci facessero tutti.

Prima delle domande: cosa vuoi ottenere dalla SEO

Vuoi più clienti, e devi saper dire quali. Prima di incontrare un consulente o un’agenzia SEO, scrivi su un foglio cosa deve succedere di concreto: più telefonate, più richieste di preventivo, più prenotazioni, più persone che entrano in negozio. «Essere primo su Google» è un mezzo, e nemmeno il più affidabile.

Pensa a una ferramenta di Castel San Pietro. Il suo obiettivo potrebbe essere «ricevere più chiamate per i duplicati delle chiavi e le riparazioni», che è una cosa precisa e misurabile. Oppure a uno studio dentistico di Faenza, che vuole più prime visite per l’implantologia e meno richieste generiche. Obiettivi diversi, strategie diverse, e persino parole chiave diverse.

Aggiungi due numeri, anche approssimativi: quanti clienti ti arrivano oggi da Google, e quanto vale per te un cliente nuovo. Se non li sai, va benissimo: una delle prime cose che un buon consulente ti aiuterà a fare è proprio misurarli. Ma averli in testa cambia il tono dell’incontro. Stai scegliendo un servizio per obiettivi precisi, e sai già come misurerai se li raggiunge.

Cosa fa un consulente SEO (e che differenza c’è con un’agenzia)

Un consulente SEO lavora perché il tuo sito e la tua scheda su Google vengano trovati, e scelti, da chi cerca quello che vendi. In pratica si occupa di cinque cose: la parte tecnica del sito, i contenuti, la reputazione (link e recensioni), la presenza locale e la misura dei risultati.

Il consulente singolo e l’agenzia fanno lo stesso mestiere con un’organizzazione diversa. Con un consulente, di solito, parli con chi mette le mani sul sito, e il suo tempo ha un limite; alcuni coordinano anche dei collaboratori. Un’agenzia mette spesso insieme più figure — chi scrive, chi sviluppa il sito, chi segue la scheda Google, a volte chi fa foto e pubblicità — e può coprire più fronti. In entrambi i casi chiedi chi seguirà il progetto, quali competenze ci sono in casa e cosa verrà affidato fuori. Nessuna delle due strade è migliore in assoluto: dipende da quanto lavoro serve e da quanto vuoi delegare.

Aspetto Consulente SEO Agenzia SEO
Con chi parli Di solito con chi fa il lavoro Spesso con un referente, che coordina più persone
Competenze Quelle di una persona, a volte con collaboratori Spesso più ampie: testi, sito, a volte foto e pubblicità
Quando conviene Sito solido, serve una strategia e qualcuno che la segua Sito da sistemare, contenuti da produrre, più canali da tenere insieme
Cosa verificare Quanto tempo ti dedica davvero Chi lavora sul tuo progetto, per nome

La tua attività: le domande sul punto di partenza

Le prime domande servono a capire se chi hai davanti è interessato alla tua attività o al tuo contratto. Google lo scrive in modo esplicito: un esperto SEO dovrebbe chiederti cosa rende unica la tua attività, chi sono i tuoi concorrenti e come ti trovano i clienti. Se le domande le fai solo tu, è già un’informazione.

1. Cosa ti serve sapere della mia attività prima di propormi qualcosa?

Se hai davanti la persona giusta, ti risponde con altre domande: chi sono i tuoi clienti migliori, quali servizi ti fanno guadagnare di più, in che zona lavori, quali mesi sono pieni e quali vuoti, chi ti porta via lavoro. Se invece ti arriva un listino di pacchetti prima ancora che tu abbia finito di spiegare cosa fai, la strategia è già scritta — ed è la stessa per tutti.

2. Quali ricerche mi porteranno clienti, e non solo visite?

Non tutte le ricerche valgono uguale. Chi scrive «idraulico urgente Imola» probabilmente ha un tubo che perde adesso; chi scrive «come sturare un lavandino», di solito, vuole arrangiarsi da solo. Fatti spiegare come distingue le due intenzioni e quali parole chiave ti propone per portare telefonate, anche quando hanno meno ricerche. Se vuoi arrivare preparato, abbiamo scritto una guida sulla ricerca delle parole chiave e una sull’intento di ricerca.

3. Su quali zone lavoreremo?

Per un’attività locale la domanda è fondamentale. Imola da sola, oppure anche Castel San Pietro, Medicina, Dozza, Castel Guelfo, Lugo? Google stesso spiega che nei risultati locali contano pertinenza, distanza da chi cerca e notorietà dell’attività, e accanto ai siti compare la mappa con le schede delle attività. Chiedi un piano che parta da dove sei e si allarghi con criterio, e fatti dire cosa giustifica una pagina dedicata a ogni zona: servizi, tempi, lavori fatti lì.

4. Hai già lavorato nel mio settore o nella mia zona?

È una delle domande che suggerisce Google stesso, insieme alla richiesta di vedere esempi di lavori precedenti. L’esperienza nel settore aiuta, perché accorcia i tempi di studio; l’esperienza sul territorio aiuta ancora di più, perché conoscere i concorrenti di zona vale oro. Chiedi di vedere casi reali, con il permesso del cliente, e se possibile chiedi un contatto da sentire.

Due persone a un tavolo durante un incontro di lavoro, con un taccuino e due caffè

L’analisi: le domande prima di toccare il sito

Un piano serio nasce da un’analisi. E l’analisi dice molto di chi la fa: se è chiara, se mette in fila le priorità, se ti spiega cosa conta e cosa no.

5. Farai un’analisi prima di propormi un piano?

Sì, deve farla. Si chiama audit SEO e fotografa lo stato del sito, della scheda Google e della concorrenza. Un consiglio che arriva direttamente dalla guida di Google: in questa fase concedi all’esperto solo l’accesso in lettura a Search Console, senza permessi di scrittura. Per guardare non serve altro.

6. Cosa, del mio sito, oggi frena la SEO?

Pretendi una risposta specifica: pagine che Google non vede, un sito lento sul telefono, testi doppi, servizi importanti nascosti in fondo a un menu. Se il sito è lento, per esempio, perdi clienti prima ancora della SEO — ne abbiamo parlato nell’articolo sulla velocità del sito. Diffida dell’elenco spaventoso di «centinaia di errori» senza un ordine di importanza: molti strumenti segnalano anche dettagli che non spostano nulla.

7. Cosa faresti per primo, e perché?

Qui capisci se hai davanti uno stratega o un esecutore. Verifica che il piano metta in fila gli interventi per impatto e fatica: prima quello che sblocca risultati con poco lavoro, poi il resto. Google dice che un audit dovrebbe darti stime realistiche dei miglioramenti e del lavoro necessario per ottenerli: chiedile per iscritto.

8. Chi metterà le mani sul sito, e cosa mi dirai delle modifiche?

Spesso il sito l’ha fatto qualcun altro, e chi fa SEO deve intervenire su codice, testi o impostazioni. Chiedi chi fa cosa, se prima delle modifiche viene fatta una copia di sicurezza e come verrai informato. Anche questa è una domanda che Google consiglia: un buon professionista ti racconta le modifiche che fa e il ragionamento che c’è dietro.

«Nessuno può garantire il raggiungimento della prima posizione nei risultati di Google.»

— GOOGLE SEARCH CENTRAL, «HAI BISOGNO DI UN ESPERTO SEO?»

I contenuti: le domande su testi e competenza

I contenuti sono il punto in cui la SEO incontra il tuo mestiere. Le pagine che si posizionano bene raccontano cose vere, con la precisione di chi le fa ogni giorno.

9. Quali pagine del mio sito meritano un intervento, e come lo deciderai?

Capita spesso di vedere pacchetti con «quattro articoli al mese». Gli articoli possono servire, ma spesso il margine più grande è nelle pagine che hai già: la pagina di un servizio scritta in fretta, senza prezzi indicativi, senza zona, senza domande frequenti. Fatti spiegare con quale criterio verranno scelte le pagine da sistemare, e quando invece conviene scriverne di nuove.

10. Chi scrive i testi, e come imparerà il mio mestiere?

Google descrive la qualità di un contenuto anche attraverso esperienza, competenza, autorevolezza e affidabilità: gli addetti ai lavori la chiamano E-E-A-T. Tradotto: testi che nascono da chi il tuo lavoro lo conosce davvero, con informazioni raccolte e verificate. Chiedi se ci sarà un’intervista con te, se useranno le tue foto e i tuoi casi, chi rilegge prima di pubblicare. Una buona base è il SEO copywriting fatto partendo dal cliente.

11. Userete l’intelligenza artificiale? Come?

Usarla è normale, nascondere come la si usa un po’ meno. Google stesso invita a guardare chi ha creato un contenuto, come è stato prodotto — compreso l’uso di automazione e AI — e perché. La risposta giusta è trasparente: l’AI aiuta a ricercare, organizzare, fare bozze, controllare; una persona che conosce il tuo settore decide e rilegge. Abbiamo raccontato cosa l’AI fa bene e cosa no nell’articolo sulla SEO in automatico.

12. Come farete capire a Google chi siamo e cosa facciamo?

Oltre ai testi ci sono le informazioni «di servizio»: titoli e descrizioni delle pagine, dati strutturati che dicono a Google che sei un’attività con un indirizzo e degli orari, collegamenti interni che legano le pagine fra loro. Chi fa SEO seriamente te ne parla senza gergo. Se vuoi farti un’idea, parti da title e meta description.

L’intelligenza artificiale nella ricerca: le domande sul presente

Oggi una parte delle ricerche riceve una risposta scritta dall’AI, sopra i risultati classici o dentro assistenti come ChatGPT. È un cambiamento vero, e un consulente aggiornato deve saperne parlare con i piedi per terra.

13. Cosa cambia per me con le risposte dell’AI su Google e con ChatGPT?

Una risposta seria non ti spaventa e non ti vende miracoli. Per le funzioni di AI della Ricerca, Google scrive che contano le basi della SEO — pagine indicizzabili, requisiti tecnici, contenuti utili — e che si possono ignorare trucchi come spezzettare i testi apposta o creare file dedicati all’AI come llms.txt. Per gli altri assistenti, come ChatGPT, chiedi su quali indicazioni si basa chi ti propone gli interventi. Il tema ha un nome, GEO, e gli abbiamo dedicato una guida completa.

14. Come misureremo la visibilità nelle risposte dell’AI?

Qui serve onestà. Nella sua guida aggiornata Google indica un report apposito in Search Console, dedicato al rendimento dei contenuti nelle funzioni di AI generativa della Ricerca e di Discover: chiedi se verrà guardato e come verrà letto. Tieni separati quei dati dagli indicatori generali, come le ricerche del tuo nome e i contatti, che da soli non dicono da dove arriva un risultato. E diffida degli strumenti che promettono metriche «interne»: Google scrive che nessuno strumento esterno ha accesso ai suoi sistemi di ranking o di AI.

Link e reputazione: le domande più scomode

I link da altri siti restano un segnale importante, ed è proprio per questo che attorno ai link girano le pratiche più rischiose.

15. Come otterrete link verso il mio sito?

La risposta buona parla di relazioni vere: associazioni di categoria, fornitori e partner, la stampa locale, gli eventi che sponsorizzi, i portali del territorio, contenuti così utili che qualcuno li cita. È un lavoro lento e artigianale, ed è quello che regge nel tempo. Per i link legati a sponsorizzazioni o pubblicità, chiedi che vengano segnalati con gli attributi previsti da Google, come rel=”sponsored” o rel=”nofollow”. Trovi più dettagli nella nostra guida ai backlink.

16. Comprate link?

Fai questa domanda in modo diretto e guarda la reazione. Le norme di Google sullo spam indicano esplicitamente l’acquisto o la vendita di link per migliorare il posizionamento come link di spam, insieme agli scambi eccessivi e ai link creati con programmi automatici. Se la risposta è «sì, ma sono link di qualità», il rischio lo corri tu, sul tuo sito.

17. Come ci occuperemo delle recensioni?

Per un’attività locale le recensioni sono reputazione e SEO insieme. Chiedi come verranno invitati i clienti a lasciarne una — tutti, senza filtrare in anticipo chi è contento, perché le norme di Google vietano di sollecitare selettivamente le recensioni positive — e chi risponderà, soprattutto a quelle negative. Abbiamo scritto una guida su come chiedere recensioni su Google senza risultare invadenti.

La scheda Google: le domande sul locale

Per chi lavora in un territorio la scheda del Profilo dell’attività su Google è spesso la prima cosa che un cliente vede: prima del sito, prima dei social.

18. Cosa farete sul mio Profilo dell’attività su Google?

La risposta buona è concreta: categoria principale e secondarie scelte con criterio, servizi descritti, orari sempre giusti (anche nei festivi), foto vere e aggiornate, aggiornamenti periodici, risposte alle domande e alle recensioni. Se vuoi arrivare all’incontro sapendo già di cosa si parla, leggi la nostra guida al profilo Google dell’attività.

19. Chi sarà il proprietario della scheda?

Tu. Google prevede per ogni profilo più proprietari ma un solo proprietario principale, e il proprietario ha il controllo completo: può aggiungere e togliere persone, modificare tutto e persino eliminare il profilo. La soluzione pulita è che tu resti proprietario principale e che l’agenzia entri come gestore o come proprietario aggiunto. Se la scheda è intestata a qualcun altro, il giorno in cui cambi fornitore rischi di perderla.

20. Come terrete coerenti nome, indirizzo e telefono ovunque?

Il tuo nome, l’indirizzo e il numero di telefono compaiono sul sito, sulla scheda Google, su Facebook, sugli elenchi di categoria, sui portali. Se in un posto c’è ancora il vecchio numero o la vecchia sede, crei confusione a Google e ai clienti. Chiedi come verranno controllati e sistemati, e ogni quanto.

Risultati e report: le domande sui numeri

Qui si decide se, fra sei mesi, saprai dire se hai speso bene. Il segreto è mettersi d’accordo prima su cosa si misura.

21. Cosa intendi per «risultato»?

Se la risposta parla solo di posizioni, insisti. Le posizioni sono un mezzo; i risultati sono telefonate, richieste dal modulo, prenotazioni, messaggi su WhatsApp, persone che chiedono indicazioni stradali dalla scheda Google. Google stesso suggerisce di chiedere che tipo di risultati prevede il professionista, in che tempi e come misura il successo.

22. In quanto tempo vedrò qualcosa, e cosa vedrò per primo?

La SEO chiede tempo, e chi te lo dice senza giri di parole merita fiducia. Impressioni, clic e contatti possono muoversi con tempi diversi: fatti dire quali segnali guardare nel tuo caso e dopo quanto valutare il lavoro fatto. Se ti serve visibilità in tempi brevi, valuta anche la pubblicità, che si avvia subito e si ferma quando smetti di pagare (e i cui risultati vanno misurati allo stesso modo): ne abbiamo parlato in Google Ads per chi parte da zero. Diffida di chi ti promette la prima pagina in due settimane.

23. Cosa ci sarà nel report mensile?

Un buon report è breve e parla la tua lingua: cosa è stato fatto, cosa è cambiato nei numeri che contano, cosa si fa il mese dopo. I numeri tipici sono impressioni e clic da Google, pagine più visitate, contatti arrivati dal sito e dalla scheda. Chiedi di vederne uno vero, anche anonimo, prima di firmare.

24. E se arrivano più visite ma il telefono resta muto?

È la domanda che separa chi lavora per i grafici da chi lavora per te. Chi ha il metodo giusto non si difende: guarda le pagine su cui arriva la gente, l’offerta, il modo in cui chiedi il contatto, le parole chiave scelte. A volte il problema è la pagina, a volte l’offerta stessa — e un buon consulente te lo dice anche quando non è il suo pezzo di lavoro.

25. Mi garantisci la prima posizione?

Questa è una domanda trabocchetto, e la risposta giusta è no. Google lo mette nero su bianco: nessuno può garantire la prima posizione nei suoi risultati, e se qualcuno ti garantisce che il tuo sito arriverà primo, il consiglio è di affidarti a qualcun altro. Lo stesso vale per chi vanta un «rapporto speciale» con Google. Quello che un professionista può garantire è il lavoro: cosa farà, quando e come te lo racconterà.

Persone, soldi e contratto: le domande prima di firmare

Le ultime domande sono le meno affascinanti e le più importanti. Sono quelle che, se fatte bene, ti evitano brutte sorprese fra un anno.

26. Chi lavorerà davvero sul mio sito?

Chi ti vende il servizio e chi lo fa sono spesso persone diverse. Chiedi nomi e ruoli: chi scrive, chi interviene sul sito, chi segue la scheda, chi prepara il report. Chiedi anche se una parte del lavoro viene affidata all’esterno. È legittimo; basta saperlo.

27. Ogni quanto ci sentiamo, e con chi?

Un incontro al mese? Una chiamata quando serve? Un referente fisso? Google suggerisce di chiedere come avverrà la comunicazione. Per un’attività locale conta anche la vicinanza: poter prendere un caffè con chi segue il tuo sito, a volte, risolve in dieci minuti quello che per mail richiede dieci giorni.

28. Cosa pago, esattamente, ogni mese?

Due preventivi con lo stesso prezzo possono contenere cose molto diverse. Chiedi l’elenco di quello che è compreso: ore di lavoro, pagine sistemate, contenuti, interventi tecnici, gestione della scheda, report, incontri. Solo così puoi confrontare offerte diverse.

29. Di chi sono il sito, il dominio, gli account e i contenuti?

Il dominio va intestato a te. In Search Console tieni sotto il tuo controllo la proprietà verificata e dai all’agenzia i permessi che le servono: la guida di Google spiega che il proprietario ha il controllo totale e decide chi entra. Per Google Analytics, la scheda Google e le pagine social i ruoli sono diversi da servizio a servizio: verifica ciascuno, uno per uno. E chiedi che il contratto dica quali testi, foto e file riceverai, e con quali diritti potrai continuare a usarli se un giorno cambi fornitore.

30. Cosa succede se decido di smettere?

La domanda che nessuno vuole fare al primo appuntamento, e la più utile. Chiedi la durata minima del contratto, il preavviso per uscire e cosa ti viene consegnato alla fine: accessi, file, report, elenco delle modifiche fatte. Un professionista sereno risponde in un minuto. Un contratto da cui è difficile uscire, invece, merita una domanda in più.

I segnali per cui alzarsi dal tavolo

La garanzia del primo posto, da sola, basta a chiudere il discorso. Sugli altri segnali chiedi spiegazioni, e valuta con calma le risposte prima di firmare.

Quanto costa un consulente SEO

Dipende da quanto lavoro serve, e il prezzo giusto si capisce solo dopo l’analisi. Le variabili sono sempre le stesse: da dove parte il sito, quanta concorrenza c’è sulle ricerche che ti interessano, quante zone vuoi coprire, quanti contenuti vanno scritti o rifatti, quanta parte tecnica c’è da sistemare.

La distinzione più utile è fra due tipi di incarico. Una consulenza una tantum di solito comprende analisi e indicazioni operative, ed è adatta se hai in casa qualcuno — magari il tuo sviluppatore — che può metterle in pratica. Un incarico continuativo può comprendere anche la realizzazione: contenuti, interventi sul sito, scheda Google, misura. Confronta attività comprese, durata e costo complessivo (torna alla domanda 28), non solo la cifra in fondo al preventivo.

Un’ultima nota da romagnoli: il prezzo più basso raramente è un affare, quello più alto non è automaticamente il migliore. Quello giusto è quello che sai spiegare a te stesso, voce per voce.

La scheda da portare all’incontro · le 10 domande da fare comunque
  1. Cosa ti serve sapere della mia attività prima di propormi qualcosa?
  2. Quali ricerche mi porteranno clienti, e non solo visite?
  3. Farai un’analisi prima del piano? (Tu dai solo accesso in lettura.)
  4. Cosa faresti per primo, e perché?
  5. Chi scrive i testi, e come imparerà il mio mestiere?
  6. Comprate link?
  7. Chi sarà il proprietario della scheda Google, del dominio e di Search Console?
  8. Cosa intendi per «risultato», e come lo misureremo?
  9. Cosa pago, esattamente, ogni mese?
  10. Cosa succede se decido di smettere?

Fonti

Domande frequenti

Come si sceglie un consulente SEO?

Parti dai tuoi obiettivi (telefonate, preventivi, prenotazioni), poi incontra due o tre professionisti e fai a tutti le stesse domande: come lavorano, cosa faranno per primo, come misurano i risultati, di chi restano gli account, come si esce dal contratto. Confronta le risposte per iscritto.

Meglio un consulente SEO o un’agenzia?

Dipende dal lavoro da fare. Un consulente può bastare quando il sito è solido e serve una strategia seguita da vicino; un’agenzia può servire quando ci sono anche sito, contenuti e altri canali da tenere insieme. In entrambi i casi chiedi chi lavora davvero sul progetto e cosa viene affidato fuori.

Un’agenzia può garantire il primo posto su Google?

No. Google scrive che nessuno può garantire la prima posizione nei suoi risultati e consiglia di diffidare di chi lo promette. Un professionista serio garantisce il lavoro che farà e il modo in cui misurerà i risultati.

Quanto tempo serve per vedere i risultati della SEO?

Serve tempo, e dipende da sito, concorrenza e lavoro da fare. Impressioni, clic e contatti possono muoversi con tempi diversi: fatti dire quali segnali guardare nel tuo caso. Chi promette la prima pagina in poche settimane promette una cosa che non controlla.

Quanto costa un consulente SEO?

Dipende da quanto lavoro serve: punto di partenza del sito, concorrenza, zone da coprire, contenuti e interventi tecnici. Una consulenza una tantum di solito comprende analisi e indicazioni; un incarico continuativo può comprendere anche la realizzazione. Confronta i preventivi su attività comprese, durata e costo complessivo.

Di chi devono essere il dominio, Search Console e la scheda Google?

Dell’attività. Il dominio va intestato a te; in Search Console tieni la proprietà verificata e sul Profilo dell’attività su Google la proprietà principale. All’agenzia assegni i permessi che le servono, servizio per servizio.

Come portarlo nella tua attività

Le domande funzionano se le prepari. Ecco come arrivare all’incontro nella posizione giusta.

  1. Scrivi i tuoi obiettivi su un foglio. Cosa deve succedere fra sei mesi, in telefonate, preventivi o prenotazioni.
  2. Controlla chi è proprietario di cosa. Dominio, Search Console, Google Analytics, scheda Google: se qualcosa è intestato a un ex fornitore, sistemalo adesso.
  3. Incontra almeno due professionisti e fai a tutti le stesse domande, partendo dalla scheda qui sopra.
  4. Fatti mandare le risposte per iscritto, insieme all’elenco di ciò che è compreso nel prezzo.
  5. Scegli chi ti ha fatto più domande, e non solo chi ha dato più risposte.

Se vuoi fare queste domande anche a noi, siamo qui: trovi come lavoriamo sulla SEO per le attività di Imola e della Romagna, e nella pagina come lavoriamo. Oppure scrivici: il primo confronto è in regalo.

La SEO giusta comincia prima del contratto. Comincia dalla prima domanda che fai — e da come ti rispondono.

Luca Masrè Passaro

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

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