C’è un artigiano, a Imola, che fa le tapparelle meglio di chiunque altro in Romagna. Materiali top, montaggio impeccabile, zero rotture in vent’anni. Eppure quando uno cerca “tapparelle Imola”, in testa alla mente della gente non c’è lui. C’è un altro. Magari uno che lavora peggio, ma che ci è arrivato prima.

Ecco il punto che fa arrabbiare metà degli imprenditori che incontriamo: essere il migliore non basta. Conta il posto che occupi nella mente del cliente, il cuore del brand positioning. Anzi, a volte non conta quasi niente. Quello che conta è essere il primo a cui la gente pensa quando ha quel problema lì. E questa, fidati, è una notizia bellissima, perché il primo posto nella testa delle persone non lo compri a peso d’oro: te lo guadagni con la strategia.

Il mercato è una cosa. La mente è un’altra

Negli anni ’70 due signori americani, Al Ries e Jack Trout, hanno scritto una cosa che oggi sembra ovvia ma all’epoca fu una piccola rivoluzione: “È meglio essere i primi nella mente che i primi sul mercato”. La chiamarono la legge della mente. Tradotta in romagnolo da bar: la gente non sceglie il prodotto migliore, sceglie quello che si ricorda per primo.

Ti faccio l’esempio che usano sempre. Chi ha costruito la prima automobile commerciale? Chi ha fatto la prima lavatrice? Non lo sai, e va benissimo così, perché quelle aziende sono sparite. Sono arrivate prime sul mercato ma non sono arrivate prime nella testa della gente. E nella testa della gente, quando arriva qualcun altro a piantare la bandierina, tu sei finito.

Per un’attività di Imola il discorso è identico, solo più piccolo e più gestibile. Non devi conquistare l’Italia. Devi conquistare un pezzetto di mente di chi abita nel raggio di trenta chilometri da te.

“Sono il migliore” non è una posizione. È un’opinione tua

Quasi tutti, quando descrivono la propria azienda, dicono le stesse tre cose: qualità, esperienza, professionalità. Bravi. Le dicono anche tutti i tuoi concorrenti. Quindi nella testa del cliente quelle parole non valgono niente: sono rumore di fondo.

Il cliente non gira con un tester per misurare chi è più bravo. Non ha tempo, non ha competenze e, onestamente, non gliene importa più di tanto. Quello che fa è semplificare: si tiene in testa una sola cosa per categoria. “Il fornaio buono”. “L’elettricista che arriva davvero”. “Quelli del sito web che parlano come mangio io.” Punto.

La domanda giusta quindi non è “come faccio a essere il migliore?”. È: “per quale cosa precisa voglio essere il primo che gli viene in mente?”. È una domanda scomoda perché ti obbliga a scegliere. E scegliere fa paura. Ma è esattamente lì che comincia il brand positioning.

Come ci si pianta la bandierina nella mente

Buona notizia: se la categoria grossa è già occupata, te ne inventi una più piccola dove puoi essere primo tu. Non è un trucco, è strategia pura. Vediamo come, con esempi concreti.

Un esempio che vale più di mille teorie

Prendi due fornai sulla stessa via. Uno dice “pane e dolci dal 1985, qualità artigianale”. L’altro dice “il pane a lievitazione naturale per chi la sera vuole una bruschetta che si sente”. Indovina quale ti resta in testa quando ti viene fame.

Il secondo non è necessariamente più bravo. Ha solo deciso per cosa vuole essere ricordato, e l’ha detto in modo che ti rimanga appiccicato. Ha scelto una posizione. L’altro fa qualità e basta, e la qualità, da sola, è muta: nessuno la sente se non gliela racconti nel modo giusto.

E la qualità allora non serve?

Serve eccome. Ma serve dopo. Il posizionamento ti porta dentro la porta del cliente; la qualità fa sì che ci resti e che parli bene di te in giro. Funzionano in ordine: prima ti fai pensare, poi ti fai apprezzare. Chi ribalta l’ordine resta il segreto meglio custodito della Romagna, bravissimo e povero.

Tutto questo non si improvvisa con un post fatto bene. Si costruisce con un lavoro di brand strategy che parte da una domanda sola: cosa deve scattare nella testa della gente quando sente il tuo nome. Da lì discende tutto il resto, dal logo al sito al modo in cui rispondi al telefono.

In due parole

Smettila di rincorrere il titolo di “migliore”, che tanto non te lo assegna nessuno. Punta a essere il primo nella mente per una cosa precisa, detta in modo chiaro, ripetuta con pazienza. È più furbo, costa meno e funziona di più. Poi, dietro le quinte, continui a fare il lavoro come dio comanda. E zò.

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Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

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