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Marketing
Romagnolo
Psicologia del Marketing

Di chi sei e cosa fai non frega nulla a nessuno

Al cliente non frega chi sei finché non dimostri cosa puoi fare per lui: come spostare sito e social dal “noi” al “voi” e farti scegliere.

Di Luca Masrè Passaro 5 min di lettura
Di chi sei e cosa fai non frega nulla a nessuno
In questo articolo
  1. Il cliente non compra te: compra il suo problema risolto
  2. Perché il cervello del cliente è fatto così
  3. Il “Chi siamo” che nessuno legge
  4. Le frasi che uccidono la fiducia (le usi anche tu)
  5. Cosa succede quando giri la prospettiva
  6. Dove si vede di più questo errore: sul sito
  7. La lezione, in romagnolo

Hai presente quando incontri uno a una cena e per mezz’ora ti parla solo di sé? Della sua macchina, dei suoi successi, di quanto è bravo nel suo lavoro. A un certo punto guardi l’orologio e cerchi una scusa per cambiare tavolo. Ecco: il tuo sito, i tuoi volantini e i tuoi social, molto spesso, sono quel tizio alla cena. Parlano di te. E al cliente, esattamente come a te a quella cena, non interessa nulla. Non per cattiveria: per natura.

Questa non è una frase a effetto. È il principio che decide se la tua comunicazione funziona o se è soldi buttati. Vale la pena capirlo a fondo, perché una volta che ti entra in testa non lo dimentichi più.

Il cliente non compra te: compra il suo problema risolto

Mettiamola così. Nessuno la mattina si sveglia desiderando “un’azienda con vent’anni di esperienza”. La gente si sveglia con un problema: il rubinetto che perde, il sito che non porta clienti, la schiena che fa male, la dichiarazione dei redditi da consegnare. Il cliente non cerca te: cerca la fine del suo problema. Tu, al massimo, sei lo strumento.

È un cambio di prospettiva che sembra ovvio ma quasi nessuno applica. Continuiamo a raccontare chi siamo — la nostra storia, la nostra passione, la nostra dedizione — convinti che al cliente importi. Non gli importa. Gli importa una cosa sola: “Questo qui mi risolve il problema o no?”. È il principio di fondo di che cos’è davvero il marketing. Tutto il resto è rumore.

Perché il cervello del cliente è fatto così

Non è maleducazione, è risparmio di energie. Il cervello umano riceve ogni giorno una valanga di messaggi, insegne, pubblicità, notifiche. Per sopravvivere a questo bombardamento ha imparato a fare una cosa sola, velocissima: scartare tutto quello che non lo riguarda. E qual è la domanda che usa per scartare? Sempre la stessa: “E io cosa ci guadagno?”.

Se la tua comunicazione non risponde a quella domanda nei primi due secondi, il cliente passa oltre. Non perché sei brutto o incapace, ma perché il suo cervello ha deciso che non lo riguardi. Parlare di sé, quindi, non è solo poco elegante: è proprio inefficace. È energia spesa per farti ignorare.

Il “Chi siamo” che nessuno legge

Apri il tuo sito e guarda la pagina “Chi siamo”. Probabilmente inizia con qualcosa tipo “Nasciamo nel 1998 dalla passione di…”. Bella, magari anche vera. Ma è la pagina meno letta del sito, e quando viene letta, di solito, è perché il cliente la apre per capire se può fidarsi — non per innamorarsi della tua storia.

Il punto non è eliminare la tua storia. Il punto è raccontarla nel modo giusto: non “abbiamo trent’anni di esperienza”, ma “in trent’anni abbiamo risolto questo problema a migliaia di persone come te, quindi sai che sei in buone mani”. Vedi la differenza? Nella prima frase il protagonista sei tu. Nella seconda è il cliente, e tu sei la garanzia che dormirà sonni tranquilli. La storia c’è ancora, ma adesso lavora per lui.

Le frasi che uccidono la fiducia (le usi anche tu)

Ci sono parole che, a forza di essere ripetute da tutti, hanno smesso di significare qualcosa. Quando il cliente le legge, il cervello le salta a piè pari. Ecco le più frequenti:

  • “Azienda giovane e dinamica” — lo dicono tutti, quindi non dice niente.
  • “Leader nel settore” — leader secondo chi? Se non lo dimostri, sono solo parole.
  • “Qualità e passione” — il cliente la qualità la dà per scontata, mica ti paga per fare male le cose.
  • “Soluzioni a 360 gradi” — tradotto: non hai capito cosa serve davvero a chi ti legge.
  • “Dal 1875” — interessante, ma il cliente vuole sapere cosa fai per lui oggi.

Non sono frasi sbagliate in sé. Sono frasi vuote, perché parlano di te e non del beneficio di chi legge. E una promessa che non promette niente non convince nessuno.

Cosa succede quando giri la prospettiva

Quando smetti di parlare di te e inizi a parlare del cliente, cambia tutto. Cambia il sito, che finalmente trattiene chi ci entra. Cambiano i social, che smettono di essere una bacheca dei tuoi meriti e diventano risposte ai problemi della gente. Cambia anche il prezzo: chi comunica un beneficio chiaro può chiedere di più, perché il cliente capisce cosa sta comprando e perché vale.

Questo è il cuore del brand positioning: non occupare un posto nel mercato gridando quanto sei bravo, ma occupare un posto nella testa del cliente diventando la risposta evidente al suo problema. Quando ci riesci, non devi più rincorrere nessuno. È il cliente che arriva da te, perché ti ha riconosciuto come “quello giusto”.

Dove si vede di più questo errore: sul sito

Il posto dove l’autocelebrazione fa più danni è la home page. Hai pochi secondi per dire al visitatore “sei nel posto giusto, qui risolvi il tuo problema”. Se invece in quei secondi gli racconti la tua storia, lui chiude la pagina e va dal concorrente che, magari, comunica peggio di te ma almeno parla di lui. Un sito fatto bene a Imola non è quello più bello da vedere: è quello che fa sentire al cliente, fin dalla prima riga, che hai capito cosa gli serve.

La lezione, in romagnolo

Alla fine si riduce a una cosa semplice, di quelle che si capiscono al bar. Smettila di raccontarti e inizia a risolvere. Il cliente non vuole sapere quanto sei in gamba: vuole sapere che, grazie a te, il suo problema sparisce. Mettilo al centro, sempre, e scoprirai che parlare meno di te è il modo migliore per farti scegliere.

Se vuoi capire come spostare la tua comunicazione dal “noi” al “voi”, dai un’occhiata ai nostri servizi: è il pane di tutti i giorni: ne parliamo davanti a un caffè, senza paroloni. E zò!

Scritto da

Luca Masrè Passaro

Fondatore di Marketing Romagnolo, la web agency di Imola. Autore del libro «Manuale di sopravvivenza» e voce dell'omonimo podcast. Aiuta le attività del territorio a farsi trovare su Google e a trasformare l'attenzione in clienti veri.

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